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I vaccini spingono, i rendimenti frenano

Pierluigi Gerbino
·5 minuto per la lettura

Siamo arrivati al giro di boa di metà marzo con i mercati che hanno decretato la fine della correzione che li ha trattenuti nella seconda metà di febbraio e per la prima settimana di marzo.

E’ stata una correzione un po’ più impegnativa del precedente lieve arresto di fine gennaio. Sia in termini di durata (circa tre settimane questa volta contro una settimana scarsa a gennaio), che in termini di ampiezza (per SP500 un calo da massimo a minimo di quasi -6% contro il -4,5% di gennaio). I caratteri della correzione questa volta sono stati maggiormente evidenziati anche da una evidente rotazione settoriale, che ha visto gli investitori scaricare con una certa convinzione i vincenti della Covid-Economy (tecnologia, sanità, eco-sostenibilità) per posizionarsi sui settori più penalizzati dalla pandemia (viaggi e trasporti, energia, small-cap), che hanno guidato il rally.

Sta di fatto che la settimana che si è appena conclusa ha decretato la fine della correzione per l’indice SP500, quello più importante e “generalista” dell’azionario USA, dato che la seduta di giovedì ha superato il precedente massimo storico del 16 febbraio ed ha alzato per ora di 10 punti (a quota 3.960 punti) l’asticella del record di tutti i tempi. Analoga impresa, e con maggior clamore, hanno compiuto anche l’indice delle Small Cap Russell2000 ed il “tradizionale” vecchio indice Dow Jones. E’ restato invece clamorosamente al palo l’indice “baciato dal Covid” e vincitore delle classifiche di performance del 2020, il Nasdaq100. Non solo il suo rimbalzo si è fermato molto al di sotto dei suoi massimi storici, da cui dista ancora oltre il 7%, ma il suo valore è a malapena di poco superiore ai valori di inizio anno ed il suo grafico non segnala ancora che la correzione sia terminata.

La forza dei settori tradizionali e la debolezza del Nasdaq segnalano che i mercati azionari USA hanno ormai incorporato la chiara convinzione che il Covid abbia i mesi contati, e la ripresa dell’economia stia per aumentare di intensità, soprattutto nei paesi che sono più avanti con il piano di vaccinazione di massa: Israele, Gran Bretagna, USA.

L’Amministrazione americana cavalca ormai in modo abbastanza spregiudicato i successi nel piano di vaccinazione, che è solo in minima parte farina del suo sacco, dato che su impostato da Fauci ancora sotto Trump. Biden ha ipotizzato di arrivare entro giugno all’immunità di gregge ed ha addirittura proclamato il 4 luglio 2021, annuale ricorrenza della Festa dell’Indipendenza, come Festa dell’Indipendenza dal Covid.

Le altre aree del mondo sviluppato, tra cui spicca l’Unione Europea, che è stata buggerata dalle grandi imprese che producono i vaccini ed ha pagato dosi che ora tardano ad essere consegnate, dovranno attendere qualche mese in più, ma si fa strada sempre più la convinzione che nella Serie A del mondo, quella che interessa i mercati, l’argomento Covid entro la fine dell’anno dovrebbe trasferirsi dalle pagine dei giornali ai libri di storia e finalmente si dovrebbe tornare ad una sorta di nuova normalità che ricomprenda le attività sociali e gli eventi di massa.

Non così nelle aree meno sviluppate, dove l’attività di lobby delle grandi industrie farmaceutiche sta impedendo la diffusione dei vaccini e le campagne di vaccinazione debbono ancora iniziare. Come denuncia da tempo Papa Francesco, ormai l’unico tra i grandi della terra che alza la voce in difesa delle popolazioni più povere e neglette, l’egoismo dei ricchi e l’accaparramento dei vaccini da parte di chi può pagarli a caro prezzo, ha condannato vaste aree del globo a subire l’epidemia senza alcuna possibilità di difesa, accentuando le già enormi e crescenti  disuguaglianze.

E’ notizia degli ultimi giorni che la richiesta dei 100 paesi più poveri del globo, guidati da India e Sudafrica, affinché venga sospesa la validità dei brevetti e si possano produrre più vaccini, in quantità sufficienti anche alle loro necessità, è stata bocciata dall’Organizzazione Mondiale del Commercio per il voto contrario dei paesi ricchi, che stanno dalla parte di Big Pharma ed hanno preferito mantenere i brevetti che garantiscono ricchi profitti alle case farmaceutiche e la permanenza del virus nelle aree povere del mondo per almeno altri 3 anni.

In questo modo il ricco occidente tra qualche mese troverà pure il modo di ricacciare indietro profughi e migranti con il pretesto che “ci portano le varianti del virus” che potrebbero ridurre l’efficacia dei “nostri” vaccini.

Tornando all’esame della scorsa settimana borsistica, la prospettiva di vaccinazioni efficaci nei paesi ricchi ha spinto a scontare riaperture imminenti della mobilità sociale ed incrementi nel ritmo di crescita del 2021. Parecchi istituti di ricerca economica ormai prevedono per gli USA una crescita superiore al 6% nel 2021, che riporterebbe il PIL USA su livelli assai superiori a quelli di fine 2019. Ad alimentare l’ottimismo è anche arrivata l’approvazione della pioggia di sostegni economici da 1,9 trilioni di $ che questa settimana cominceranno ad essere erogati a disoccupati, famiglie e piccole imprese. La BCE ha battuto anche il suo colpo, comunicando di accelerare il ritmo di acquisti pandemici di titoli di stato. Ora molti si aspettano analoghe mosse anche da parte della FED, che mercoledì comunicherà le sue decisioni dopo il FOMC mensile.

A rallentare un po’ l’euforia rialzista dell’azionario sul finire della settimana ci hanno pensato venerdì scorso i rendimenti obbligazionari, che continuano a non credere alla teoria che stanno divulgando le banche centrali per giustificare ulteriori stimoli economici. Quella che prevede la botte piena (maggior crescita) e la moglie ubriaca (bassa inflazione). 

Perciò i rendimenti del Treasury decennale venerdì scorso sono schizzati anch’essi oltre il massimo di quest’anno, superando quota 1,62%, nel timore che l’inflazione torni per rimanerci, e non per farci solo un salutino fugace, come dicono i banchieri centrali.

Venerdì perciò il rialzo si è arrestato e la settimana odierna sembra voler pretendere dalla FED qualche altra mossa rassicurante, prima di riprendere la festa.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online