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Vaccino vicino. Si scatena l’emotività dei mercati

Pierluigi Gerbino
·6 minuto per la lettura

Erano quasi le 13, ieri, ora italiana, e quasi le 7 di mattina in America. I mercati azionari europei stavano continuando, per inerzia, la salita della settimana precedente, aggiungendo all’indice Eurostoxx50 circa un punto e mezzo percentuale di rialzo. Atto dovuto, occorreva scontare la vittoria di Biden ufficializzata nel week-end e soprattutto celebrare il fatto che si è trattato di vittoria a metà: Presidente e Camera ai Democratici, Senato ai Repubblicani, sfratto recapitato al guastatore seriale Trump, ma non ancora esecutivo. Lo scenario migliore per le borse USA, che promette una normalizzazione della politica estera americana ed il mantenimento di gran parte dei regali fatti da Trump a Wall Street. Make America Sleepy Again.

Ma, improvvisamente, il grafico dei futures si impenna e non smette più di salire. Il rialzo diventa +2%, +3% … +7,5% in circa mezz’ora su Eurostoxx50, prima che scattino le prime prese di beneficio. Un’esplosione di volatilità che si vede solo quando succede veramente qualcosa di grosso ed imprevisto. Già, ma questa volta è successo quel che tutti si attendevano e speravano. Però è successo prima di quanto gli scienziati prevedessero. La Pfizer, colosso farmaceutico americano, nota fino a ieri soprattutto per il Viagra, ha comunicato che la sua sperimentazione sul vaccino anti-covid su 44.000 pazienti volontari, che sta per concludersi, ha dato risultati di immunizzazione al 90%. Come ha affermato successivamente il mitico dott. Anthony Fauci, capo della task force USA anti-virus, è un risultato sensazionale, poiché l’agenzia federale del farmaco (la FDA) si accontenta del 50% per autorizzare il vaccino. Significa perciò che l’autorizzazione sarà ottenuta già a fine mese e arriveranno i primi 50 milioni di vaccini entro fine anno e 1,3 miliardi di dosi entro fine 2021. Significa anche che un’efficacia così alta comporterà la necessità di immunizzare solo poco più di metà della popolazione mondiale per liquidare del tutto il virus.

Non è finita, perché a stretto giro di conferenze stampa si è sciolta la lingua anche ad altri concorrenti di Pfizer nella gara per il vaccino, che hanno comunicato risultati simili.

La prima cosa che ho pensato, al leggere la notizia è stata: chissà quanto sta rosicando Trump in questo momento. Aveva promesso il vaccino entro le elezioni. Nessuno gli aveva creduto, ma questa volta non mentiva. Quel che è stato comunicato ieri probabilmente era già noto una settimana fa. I manager di Pfizer non sono certamente trumpiani, perché hanno conservato gelosamente un segreto che, se fosse stato rivelato una settimana prima, probabilmente avrebbe riconsegnato l’America a Trump per altri 4 anni. Invece Trump deve ora attaccarsi ai ricorsi per sperare in una sempre più improbabile vittoria a tavolino, abbandonato da molti sui collaboratori (qualcuno se n’è andato, qualcun altro lo ha licenziato), da gran parte del suo stesso partito repubblicano e con la famiglia che lo sta pressando perché molli la presa sulla Casa Bianca. Parafrasando il celebre detto: chi di bugia ferisce, di verità perisce.

Ma guardiamo quel che è successo sui mercati dopo la notizia esplosiva. Tutti gli scenari che fino a ieri venivano considerati probabili sono stati ribaltati. Chi stava nella polvere è salito agli altari e chi era sugli altari è rotolato nella polvere. Chi dal Covid era stato più penalizzato ha messo a segno recuperi fantastici. Chi invece era stato avvantaggiato dai lockdown, dallo smart working e dall’e-commerce ha visto vacillare il suo piedistallo. Gli asset fino a ieri considerati rifugio sono stati venduti e chi era considerato spazzatura è stato comprato. La old economy, che sembrava destinata al fallimento, è resuscitata e la miracolosa tecnologia è stata ridimensionata. Le aspettative di inflazione si sono riaffacciate ed i rendimenti hanno cominciato timidamente a risalire. Petrolio impetuosamente su e metalli preziosi improvvisamente giù. Persino nel settore farmaceutico abbiamo visto ribaltoni incredibili invece che una salita uniforme, come l’istinto avrebbe portato a credere. Se Pfizer ha messo a segno un +7,7%, beneficiata dal vaccino vicino, Diasorin, che produce test per tamponi, ha fatto -16,5%, come se da oggi nessuno avesse più bisogno di tamponi.

Il risultato di tutto questo rimescolamento di carte ha prodotto un saldo a fine seduta ampiamente positivo in Europa, che soffriva maggiormente l’impatto negativo del virus anche sui listini, non solo nell’economia: Eurostoxx50 ha chiuso mantenendo un clamoroso rialzo di +6,36%, seconda miglior prestazione quotidiana dell’anno, dopo il +9% del 24 marzo scorso. L’indice delle 50 blue chips dell’eurozona è arrivato ad un soffio dal massimo estivo del 21 luglio, che ne aveva arrestato le velleità di recupero, ed ha ampiamente scavalcato la media mobile a 200 sedute, che lo ha frenato per tutta l’estate e fino alla scorsa settimana. Il Dax ha fatto +4,9%, il nostro FtseMib +5,43%. In Europa gli indici migliori sono stati lo spagnolo IBEX35 con +8,57 % ed il francese CAC40 con +7,57%. Trainano i settori ciclici, soprattutto quelli che hanno sofferto di più (l’indice delle banche europee ha fatto +13,9%, quello delle società petrolifere +11%).

Musica un tantino diversa si è sentita in USA. Non all’inizio di seduta. SP500 ha aperto con un formidabile gap rialzista, seguito dall’immediato superamento dei precedenti massimi storici (nuovo record 3.646). Ma subito sono partite le prime prese di beneficio, che si sono accentuate nell’ultima ora ed hanno ridimensionato il rialzo della seduta ad un decisamente più umano +1,17%. Questo significa che dal +4% segnato sui massimi iniziali l’indice ha lasciato sul terreno quasi ¾ dell’entusiasmo rialzista. Nonostante la buona vena dei settori tradizionali. Infatti l’indice old economy Dow Jones ha fatto +2,95% ed il Russell 2000, l’indice delle small cap, molto legate all’economia reale, ha fatto +4,21%. La colpa della performance scarsina di SP500 sta tutta nel settore tecnologico, perché il Nasdaq100, nel giorno dell’apoteosi dei settori tradizionali, ha ceduto il -2,16%, come se fosse scoppiata la bolla dell’invincibilità della tecnologia, immune al Covid. Se sparisce il Covid sparisce anche la rendita di posizione di chi ha fatto soldi col blocco della mobilità e la trasformazione delle nostre vite. La ripresa dei settori tradizionali potrebbe così accompagnarsi al drastico ridimensionamento delle valutazioni dei colossi internet che hanno goduto del Covid. Ieri abbiamo avuto qualche avvisaglia.

Ieri potrebbe essere  iniziata una nuova “grande rotazione”. Gli indici esprimono valori di sintesi che nascondono specificità tra loro molto diverse, che non bisogna ignorare.

Non è una fase semplice. Va affrontata con attenzione. Magari cominciando ad osservare se quello di ieri è stato solo un fuoco di paglia, smentito magari dalle cautele e dal ridimensionamento delle aspettative che potrebbe seguire oggi. Oppure se i mercati ci credono veramente.

Questa settimana sembra essere decisiva per la costruzione degli scenari per i prossimi mesi.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online