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Vaiolo delle scimmie, virologo: "Trasmissione sessuale? Droplets prima fonte"

(Adnkronos) - "Non credo che la trasmissione sessuale sia la causa predominante" dei casi di vaiolo delle scimmie. "E' abbastanza evidente che la fonte principale di infezione sono le famigerate 'droplets'". Lo dice il virologo Pasquale Ferrante, professore alla Temple University di Philadelphia negli Usa, direttore sanitario e scientifico dell'Istituto clinico Città Studi di Milano.

"No allo stigma" nei confronti di gruppi sociali o abitudini sessuali. Se c'è "un punto fermo" da cui partire, nell'analizzare i casi di vaiolo delle scimmie che stanno aumentando in un numero crescente di Paesi, è questo, secondo Ferrante. "Il rapporto sessuale favorisce la trasmissione di moltissimi agenti, anche non noti per essere sessualmente trasmessi - spiega l'esperto in un'intervista all'Adnkronos Salute - perché chiaramente, se una persona ha un'infezione in atto, soprattutto con il virus nel sangue, a livello delle mucose ci può essere trasmissione. In questo caso, però - precisa - è abbastanza evidente che la fonte principale di infezione sono le famigerate 'droplets', le goccioline di saliva anche abbastanza corpose che emettiamo in formato aerosol mentre parliamo, quando starnutiamo o tossiamo, mentre ci baciamo. Quindi può darsi anche", tiene a puntualizzare Ferrante, "che sia una concomitanza senza un rilievo particolare quella di avere osservato i casi di 'monkeypox' in questi gruppi di persone", prevalentemente maschi che fanno sesso con maschi.

"In altre parole - scandisce lo specialista - non credo che la trasmissione sessuale sia la causa predominante. Qui, anche se è tutto da indagare e per adesso si tratta di ipotesi - puntualizza - ci troviamo di fronte secondo me a una zoonosi che è partita da animali che si sono infettati, forse animali domestici, e si è diffusa poi per ragioni di vicinanza e contatto stretto fra persone. Al di là del rapporto sessuale, anche il parlare, il vivere insieme, può essere un fattore di trasmissione. No allo stigma", ribadisce il virologo.

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