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Variante Omicron, scienziati bocciano divieti viaggi

·3 minuto per la lettura

I divieti e le restrizioni sui viaggi non terranno la variante Omicron del covid fuori dai confini nazionali. E rischiano anche di rallentare gli studi sul mutante. A sostenerlo sono diversi scienziati in un articolo pubblicato su 'Nature' online. Più di 50 Paesi hanno intensificato i controlli alle frontiere per rallentare la diffusione della nuova variante altamente mutata che sta attraversando il Sudafrica. Ma i ricercatori affermano che è improbabile che molte delle restrizioni introdotte, in particolare quelle mirate solo ai viaggiatori provenienti da una manciata di Paesi, tengano fuori Omicron. Queste misure invece hanno un costo significativo per i Paesi interessati.

In alcune delle aree colpite la voce degli studiosi si è levata anche per allertare su un altro 'effetto collaterale' dei divieti di viaggio: il rischio che si rallenti la ricerca urgente su Omicron, limitando l'arrivo di forniture di laboratorio importate. Karen Grépin, economista sanitaria dell'università di Hong Kong che studia proprio le misure di controllo delle frontiere, non si dice "ottimista sul fatto che il modo in cui queste misure vengono implementate avrà un impatto in questo momento". "E' troppo tardi. La variante sta circolando a livello globale", concorda Kelley Lee, che studia salute globale alla Simon Fraser University di Burnaby, in Canada.

La maggior parte dei divieti di viaggio riguarda il Sudafrica, che ha lanciato l'allarme su Omicron il 24 novembre, e il Botswana, altro Paese che ha segnalato i primi casi della variante. Ma molte nazioni fermano anche i visitatori dai vicini Lesotho, Eswatini, Zimbabwe e Namibia. Nella provincia più popolosa del Sudafrica, Gauteng, Omicron rappresenta ormai la maggior parte dei campioni di virus sequenziati nelle ultime settimane. Ma per gli esperti è troppo tardi per fermare la variante anche altrove, tanto è vero che, osserva Grépin, "non appena i Paesi iniziano a cercarla la trovano, quindi il vantaggio temporale è probabilmente andato".

Non solo: le restrizioni ai confini potrebbero dissuadere le nazioni dall'avvisare il mondo di varianti future, si evidenzia nell'articolo. Questo si aggiunge all'impatto concreto che si è già verificato: in Sudafrica stanno ormai arrivando pochi aerei che trasportano merci, comprese le forniture di laboratorio necessarie per il sequenziamento. In un momento in cui i ricercatori stanno correndo per capire la trasmissibilità e l'eventuale capacità di Omicron di eludere l'immunità creata dai vaccini, ma anche la gravità della malattia provocata.

"Il divieto di viaggio influenzerà paradossalmente la velocità con cui gli scienziati sono in grado di indagare", afferma Shabir Madhi, vaccinologo dell'Università del Witwatersrand a Johannesburg, in Sudafrica. Difficoltà potrebbero esserci anche a condividere i campioni con i collaboratori a livello globale. "Entro la prossima settimana, se non cambierà nulla, esauriremo i reagenti per il sequenziamento", aggiunge Tulio de Oliveira, bioinformatico dell'Università di KwaZulu-Natal a Durban, in Sudafrica.

Le misure di controllo delle frontiere, viene infine fatto notare, dovrebbero essere utilizzate non certo da sole, ma insieme agli sforzi per rafforzare gli interventi di salute pubblica come il distanziamento sociale, l'uso di mascherine e la vaccinazione, afferma Grépin, perché gli studi genomici hanno dimostrato che i casi alla fine sfuggiranno alle maglie delle restrizioni. In definitiva, lo scopo dovrebbe essere quello di far guadagnare ai Paesi il tempo necessario per preparare i loro sistemi sanitari per il potenziale impatto di Omicron. Ma a meno che questi Paesi non implementino misure interne, è difficile sapere per cosa "stiamo guadagnando tempo", conclude Catherine Worsnop, che studia la cooperazione internazionale durante le emergenze sanitarie globali al Università del Maryland in College Park.

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