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Centinaia di milioni di euro di fondi neri nelle casse del Vaticano

Angela Iannone

La crisi economica e finanziaria ha colpito, dove più dove meno, tutti i Paesi europei ed extraeuropei. C'è però uno Stato le cui casse godono di ottima salute. Sono le casse della Santa Sede, nelle quali giaciono centinaia di milioni di euro “nascosti” ed emersi in seguito al lavoro di riforma delle finanze vaticane voluto da Papa Francesco.


Sono le ultime rivelazioni del cardinale George Pell, il "ministro dell'Economia" vaticana, al settimanale Catholic Herald, dichiarando come il  Vaticano non è in fallimento, come appare nel consuntivo consolidato relativo al 2013,  anzi. Se il bilancio dello scorso anno si chiudeva con un deficit di 24.470.549 "dovuto soprattutto alle fluttuazioni negative derivanti dalla valutazione dell’oro per circa 14 milioni di euro", la scoperta di  “fondi neri” del valore di centinaia di milioni di euro, fa risalire l'ago della bilancia della Santa Sede.

Il cardinale Pell parla di "un patrimonio e investimenti consistenti" che non risultano nel bilancio perchè sono "nascosti in particolari conti settoriali".
Una situazione florida e in salute, questa è la fotografia che Pell fa delle finanze vaticane: "Congregazioni, Consigli e, specialmente, la Segreteria di Stato, hanno goduto e difeso una sana indipendenza. I problemi erano tenuti 'in casa' (come si usava nella maggior parte delle istituzioni, laiche e religiose, fino a poco tempo fa). Pochissimi erano tentati di dire al mondo esterno che cosa stava accadendo, tranne quando avevano bisogno di un aiuto supplementare".




Come si è riusciti a fare questo? Per via della "ingenuità finanziaria e delle procedure segrete del Vaticano" di cui si sono serviti "personaggi senza scrupoli", ignorando i principi contabili moderni. Un modus operandi che si basava su "modelli a lungo consolidati" dalla Curia. Fino ad oggi. Perchè da oggi, sostiene il porporato, si cambia strada:  "Riporteremo le finanze vaticane nel Ventunesimo secolo", nel pieno della responsabilità e della trasparenza amministrativa.
Una situazione che, se non ci fosse stato il caso Vatileaks - dapprima con il licenziamento del presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, e poi con i documenti privati del Vaticano consegnati alla stampa da Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa -  difficilmente sarebbe emerso. Un caso che il prefetto della Segreteria commenta così: "La mia prima reazione è stata di chiedere come un maggiordomo abbia goduto di un qualsiasi accesso, tanto meno l’accesso regolare per anni, a documenti sensibili. Parte della risposta è che ha condiviso un grande ufficio unico con i due segretari papali. Tutto questo è stato gravemente dannoso per la reputazione della Santa Sede e una croce pesante per Papa Benedetto".