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Vendemmia 2021, in Alto Piemonte resa più bassa ma buona qualità

·2 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 9 nov. (askanews) - Una produzione più contenuta rispetto al 2020, con rese uva vino in generale molto basse su tutti gli areali, ma con ottime premesse dal punto di vista qualitativo. Sono queste le prime riflessioni in merito alla vendemmia nelle province dell'Alto Piemonte, ufficialmente iniziata la prima decade di settembre nella provincia di Novara e conclusasi definitivamente l'ultima settimana di ottobre, sempre nel novarese, con la raccolta delle uve per i nebbioli da invecchiamento.

Ci sono zone in cui la vendemmia ha restituito un buon carico produttivo con acidità e tenori alcolici buoni e altre che, nonostante le gelate primaverili, hanno inaspettatamente prodotto buoni risultati e zone in cui si sono invece rilevate drastiche riduzioni della produzione a causa degli straordinari eventi climatici registrati nel corso dell'anno che, in particolare in alcune aree del vercellese, nel biellese e nel novarese, hanno danneggiato tra il 45% e il 70% dei vigneti.

Anche in Alto Piemonte risulta, quindi, evidente l'impatto del cambiamento climatico sulla vitivinicoltura. "Fortunatamente - spiega Andrea Fontana, presidente del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte - la vicinanza al Monte Rosa e la nostra posizione geografica ancora ci tutelano, rispetto ad altre zone molto più penalizzate da questo punto di vista", ragione per cui "le uve si sono comunque presentate in vendemmia con indici di qualità più che buoni".

Positive le premesse per il 2022, caratterizzato dal ritorno di eventi e fiere nazionali e internazionali e da previsti aumenti delle vendite: dal mercato italiano ed estero giungono segnali molto buoni per la maggior parte delle aziende del territorio. In particolare, si rileva una crescita dell'export non solo verso mercati quali Nord Europa, Canada, Australia e USA, dove sono presenti anche piccoli importatori che valorizzano i prodotti di aziende artigianali di natura familiare, ma anche verso mercati ancora considerati emergenti quali Russia e Paesi asiatici.

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