Italia markets close in 8 hours 13 minutes
  • FTSE MIB

    19.085,95
    0,00 (0,00%)
     
  • Dow Jones

    28.210,82
    -97,97 (-0,35%)
     
  • Nasdaq

    11.484,69
    -31,80 (-0,28%)
     
  • Nikkei 225

    23.474,27
    -165,19 (-0,70%)
     
  • Petrolio

    39,97
    -0,06 (-0,15%)
     
  • BTC-EUR

    10.807,76
    +1.478,35 (+15,85%)
     
  • CMC Crypto 200

    256,77
    +11,88 (+4,85%)
     
  • Oro

    1.918,30
    -11,20 (-0,58%)
     
  • EUR/USD

    1,1854
    -0,0013 (-0,11%)
     
  • S&P 500

    3.435,56
    -7,56 (-0,22%)
     
  • HANG SENG

    24.773,83
    +19,41 (+0,08%)
     
  • Euro Stoxx 50

    3.158,60
    -22,10 (-0,69%)
     
  • EUR/GBP

    0,9023
    +0,0001 (+0,01%)
     
  • EUR/CHF

    1,0739
    +0,0008 (+0,07%)
     
  • EUR/CAD

    1,5590
    +0,0010 (+0,06%)
     

Verso l’ultima barriera

Pierluigi Gerbino
·4 minuti per la lettura

Galvanizzati dall’immortalità di Trump, ormai autocertificata in tutti i suoi show elettorali, e fingendo di credere che l’onnipotente riesca a convincere democratici e conservatori USA a trovare presto un accordo per un maxi-Piano di sostegno economico da 1.800 mld $, i mercati azionari hanno portato a casa una settimana ampiamente positiva, in cui praticamente nessuno dei principali indici in giro per il mondo ha perso terreno. Molto ampio il rialzo degli indici USA, con performance settimanali rialziste che non si erano più viste dopo l’ultima settimana di giugno (SP500 +3,84%, Nasdaq100 +4,17%). Meno esuberante quelli europei, come si conviene ad un’area in forte sofferenza per l’aumento di casi di contagio Covid-19, trascinata al rialzo solo dall’altrui ottimismo: Eurostoxx50 +2,57%, Dax +2,85%, FtseMib +2,79%. Vivaci anche alcuni paesi emergenti, con India e Brasile su tutti, che festeggiano l’oltrepassamento del picco dei contagi e l’esaurimento dell’ondata virale che li ha devastati in estate. Minore il rialzo degli indici cinesi, che però hanno aperto i battenti solo venerdì, dopo la lunga vacanza di oltre una settimana.

A prima vista e secondo la chiave di lettura che andava per la maggiore fino alla malattia di Trump, il rialzo dei mercati sarebbe inspiegabile. Infatti, mentre l’economia globale ha dato segnali di perdita di spinta, a causa delle incertezze sul virus, che in occidente impazza come non mai, in USA l’accordo per il Recovery Plan americano, checché ne dica Trump, ben difficilmente si troverà, a meno che i repubblicani offrano una potenza di fuoco pari a quella che chiedono i democratici (2.200 mld $) con un mix di interventi più orientato verso le classi più povere, anziché aiuti a pioggia alle famiglie. In questo caso sarebbe difficile far passare l’accordo per una vittoria di Trump e sarebbe Biden a lucrarne meriti elettorali. 

Infine i sondaggi danno Biden sempre più solidamente in vantaggio, mentre i mercati si dice che votino per Trump, che li ha sempre vezzeggiati con i regali fiscali e la pressione su Powell perché facesse politiche monetarie ultra-accomodanti. Biden invece ha promesso di rialzare le tasse, specialmente sui più ricchi e sulle big corporation di Wall Street.

Però ho l’impressione che la scorsa settimana i mercati abbiano un po’ cominciato a cambiare opinione. Da un lato i democratici non sono certamente meno propensi agli aiuti ed alla spesa pubblica di quanto non sia stato Trump-mani-bucate. Questa propensione alla spesa compenserebbe un po’ di maggiori tasse da pagare. Inoltre la vittoria democratica garantirebbe a febbraio un piano di sostegni decisamente maggiore di quello che non si riesce a concordare oggi. Nel frattempo volete che Powell lasci fallire migliaia di imprese e mandi in mezzo ad una strada milioni di lavoratori USA? Certamente sparerà altri colpi di Bazooka FED per rendere indolore la transizione del potere.

Soprattutto, una schiacciante vittoria di Biden potrebbe neutralizzare la voglia di Trump di contestare il voto, con gravi ritardi nella gestione della macchina amministrativa. Questa è la situazione che i mercati temono più di ogni altra.

Infine Biden dovrebbe ridurre le asperità che Trump ha creato con la Cina e col resto del mondo e produrre un “armistizio commerciale” che farebbe bene alla ripresa degli scambi mondiali.

Dire che i mercati sono diventati democratici mi pare un po’ eccessivo, ma probabilmente hanno cominciato ad apprezzare anche i vantaggi che fornirebbe loro una vittoria lampante di Biden. Che siano queste oppure altre le ragioni, l’indice “Alfa”, quello che detta la direzione a tutti gli altri, cioè SP500, ha superato abbondantemente anche la resistenza di 3.450 (chiusura a 3.477). Ora pare diretto a testare l’ultima forte barriera da superare prima di tornare ai massimi storici: l’area compresa tra 3.500 e 3.540.

Oltre questi livelli verrebbe annullato il quadro previsionale su cui stiamo lavorando e saremmo costretti a prendere atto che la correzione è finita. Sarebbe già partita l’onda 5 rialzista di lungo periodo, con obiettivo nuovi massimi storici anche molto superiori agli attuali. Se invece l’ultima barriera dovesse resistere e respingere l’indice, rimarrebbe valida l’ipotesi di una ultima onda ribassista che completerebbe la correzione autunnale. Ma con obiettivi decisamente più bassi dei livelli attuali, probabilmente inferiori anche ai minimi del 24 settembre di 3.209. 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online