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In vetta a fine anno

Pierluigi Gerbino
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Ieri c’erano troppe notizie positive da scontare sui mercati, arrivate nei tre giorni di stop natalizio, per pensare che potesse andare in scena una correzione. La prima e decisamente meno importante tra tutte è stata la firma dell’accordo per la soft Brexit, che ha messo fine ad un’incertezza che ha pesato in questi anni, per la verità, più sui politici che sui mercati. Solo il referendum del giugno 2016, col suo sorprendente risultato favorevole all’uscita del Regno Unito dalla UE, provocò un violento quanto breve sussulto, con la caduta dell’indice Eurostoxx50 del -8,62% nella sola seduta del 24 giugno. Una perdita giornaliera che rappresentò il record di negatività quotidiana dei primi 19 anni del secolo attuale. Venne battuta solo dal -12,40% realizzato il 12 marzo di quest’anno, in pieno panico da Coronavirus.

La forza dirompente della Brexit venne annacquata dal lungo periodo di trattative, prolungato di un ulteriore anno oltre i tre originariamente previsti, per giungere ad una separazione minimamente ordinata. I mercati non riescono a mantenere l’attenzione su un problema per troppo tempo, e lo tolsero presto dai radar, confidando che, in un modo o nell’altro, una sorta di accordicchio per regolare la separazione sarebbe stato trovato. Perciò quel sussulto di giugno venne rapidamente riassorbito e la paura di una Brexit dura e “no deal” diventò l’argomento che i commentatori hanno usato in questi anni per spiegare i cali dei mercati quando non sapevano che altro scrivere.

Più significativa, per l’ottimismo dei mercati, è stata la seconda notizia del week-end: la partenza, trionfale quanto simbolica, delle vaccinazioni europee, avvenuta domenica. Questo evento è in grado di fornire una sferzata di ulteriore ottimismo a mercati che da tempo scontavano un ritorno alla  normalità più rapido di quanto non stia capitando. Se le seconde e terze ondate di contagio non erano riuscite a sconfiggere l’ottimismo, ora il vaccini lo alimentano con quella sensazione di “immunità” che consente al gregge dei piccoli “Robinhood Trader” americani di continuare a puntare sul rialzo dei mercati azionari tutti i soldi che in questi lockdown hanno risparmiato per impossibilità di spendere.

Soldi che la terza notizia del week-end ha garantito ancora per qualche mese. Infatti la firma di Trump alla maxi-manovra da oltre 5.000 pagine (tutto il mondo è paese) ha rassicurato non poco i circa 14 milioni di senza lavoro, che senza quella firma avrebbero visto cessare ieri i sussidi che ricevono dal marzo scorso, quando fu varato il primo lockdown. Anche le centinaia di migliaia di piccole imprese che con la pandemia sono rimaste in piedi solo per merito dei finanziamenti garantiti dal governo, che scadevano a fine anno e ora sono ripristinati per altri 3 mesi, possono prendere un’altra boccata d’ossigeno e rinviare la resa dei conti.

Il risveglio dal ponte di Natale ha perciò visto fin dal mattino il ritorno dell’euforia che ben conosciamo. Eurostoxx50 (+0,90%) è così tornato ad un soffio dal massimo del 18 dicembre di 3.586, che verrà attaccato oggi. Il possente Dax tedesco (+1,49%) è invece già riuscito nell’impresa di scavalcare il suo massimo storico del  17 febbraio scorso, accantonando così, almeno sul  grafico, la pandemia. Positivi anche gli altri indici “minori” dell’eurozona, anche se ancora assai lontani dai massimi storici.

Gli indici americani principali hanno aperto in euforico gap rialzista ed hanno proseguito al rialzo senza scossoni, riuscendo a sincronizzarsi per segnare tutti e 3 (SP500, Nasdaq100 e Dow Jones) l’ennesimo massimo storico di questo 2020, sicuramente memorabile quanto strano.

Dato che l’anno non è ancora finito c’è ancora un po’ di spazio per brindare anche oggi, almeno in Borsa.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online