Vi siete già dimenticati del fiscal cliff? Non negli Usa

Non proprio. In realtà si tratta di una serie di tattiche per riuscire a mantenere quel delicatissimo equilibrio creato tra i due schieramenti proprio in occasione delle trattative sul fiscal cliff, ma che è invece caduto nel pericolo opposto, cioè irritare proprio i repubblicani del cui consenso nel prossimo futuro (le altre riunioni per decidere i particolari sulla spesa pubblica e sul deficit) avrà ancora bisogno. E invece Obama alza il tiro rischiando grosso. Anche perchè così facendo rischia di rompere quei fragilissimi ponti quasi “tibetani” che si erano creati (erano stati creati a forza dalla disperazione, verrebbe da pensare) con i repubblicani. I quali, dalla loro parte, hanno dovuto mandar giù non poche sconfitte. A partire da quei 600 miliardi di tagli alla spesa pubblica, quando loro ne avevano chiesti 4mila, poi hanno dovuto soprassedere sul piano sanitario (ancora da definire) e sul tetto della spesa. A rincarare la dose la nomina di Chuck Hagel come segretario alla difesa, un nome che ha creato non pochi problemi tra i repubblicani suoi compagni, proprio per le sue opinioni contrarie allo strapotere della lobby ebraica e, a suo tempo, alla guerra in Iraq, nei confronti della quale, però, votò a favore, denunciandone, poi, i retroscena. Una scelta che potrebbe portare problemi anche ai democratici con un vero e proprio cane sciolto come l’ ex senatore repubblicano, convertitosi ai democratici tanto da accompagnare Obama in alcuni viaggi in Medio Oriente. Per quanto riguarda la serie di accordi per il fiscal cliff e soprattutto i successivi incontri per la negoziazione del tetto di spesa, Obama ha promesso di non permettere ulteriori concessioni agli avversari approfittando (forse troppo per alcuni collaboratori) del fatto che in caso di default la colpa sarebbe attribuita dall’opinione pubblica, ai repubblicani che finora hanno fatto maggiore ostruzionismo.

, Ma se da un lato la nomina di Hagel solleva non poche polemiche, dall’altro quella di john Kerry a segretario di Stato sembra invece voler minimizzare i malumori nati dal nome di Susan Rice. Kerry, va a sostituire la dimissionaria Hillary Clinton che on ha tardato a commentare: Kerry è l'uomo giusto.

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