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Vincent Bolloré festeggia bicentenario gruppo e lascia timone ai figli

(Adnkronos) - "Vincent si immischia in tutto, non gli resta più che prendere il mio posto". Parole di una maestra delle elementari di Vincent Bolloré ai suoi genitori che suonano profetiche guardando al cammino professionale del magnate bretone. Da 'piccolo principe del cash flow', come veniva chiamato negli '80, a 14esimo uomo più ricco di Francia, con un patrimonio stimato intorno ai 8,4 miliardi di dollari, Bolloré ora si appresta, il 17 febbraio, a passare ufficialmente il testimone ai suoi figli, esattamente 200 anni dopo la nascita del gruppo omonimo fondato a Ergué-Gabéric, nei pressi di Quimper, in Bretagna. Una transizione pianificata da tempo dal finanziere dopo circa 40 anni passati alla guida del gruppo di famiglia.

"Sarà la settima generazione" alla guida del gruppo, ha spiegato recentemente il finanziere che compirà 70 anni ad aprile e che ha quattro eredi: i figli Sébastien, Yannick, Cyrille e Marie. "Negli ultimi 2-3 anni sono già passato da essere dirigente a consigliere. A febbraio, la mia famiglia avrà l’opportunità di proseguire la saga industriale", ha sottolineato Bolloré che da sempre è molto orgoglioso dalla lunga storia famigliare : "la mia famiglia ha conosciuto tre re, un imperatore, ventisei presidenti della Repubblica", ama ricordare. Le radici, la famiglia, sono parte integrante della strategia che ha messo in atto durante tutto l’arco della sua carriera: "per avere il lungo termine – ha spiegato anni fa - bisogna mantenere un capitale famigliare: quando avete il controllo del vostro futuro potete fare delle cose nella durata e riuscirete meglio piuttosto che essere sotto il dominio dei mercati finanziari".

Nato il primo aprile 1952 a Boulogne-Billancourt, nella regione di Parigi, Bolloré, cattolico praticante ("ogni domenica vado a messa e quando esco, sono un uomo nuovo" ha spiegato nel 1999 a ‘Liberation'), inizia la sua lunga carriera professionale nel 1970 alla Banque de l’Union européenne industrielle et financière, prima di entrare nel 1975 nella Compagnie financière Edmond de Rothschild. Ma l’azienda cartiera di famiglia fondata nel 1822 e specializzata nella produzione di carta bibbia e nelle cartine per sigarette (il marchio Ocb, l’acronimo di Odet-Cascadec-Bolloré, è stato creato nel 1918), che è sull’orlo del fallimento, l’obbligherà a cambiare traiettoria prima del dovuto. Nel 1981, infatti, rileva l’azienda che finora era guidata dal padre, Michel, per 1 franco simbolico e si concentra sul rilancio del gruppo: convince i dipendenti a ridurre i propri stipendi del 20% in cambio del mantenimento dei posti di lavoro e trasforma l’azienda facendola uscire dal settore di appartenenza e investendo nel settore delle pellicole di plastica ultrafini.

In pochi anni, anche grazie ad operazioni finanziarie che gli permettono di ricavare rapide plusvalenze, rivoluziona il gruppo diversificando e mutandolo in un conglomerato industriale che opera in diversi settori: dall’energia all’agroalimentare fino ai trasporti e alla logistica. Nel 1986, quello che in Francia viene sopranominato in quegli anni ‘il genero ideale del business francese’, acquista da Suez la Scac, che gli permetterà di entrare nel settore della logistica, della manutenzione in Francia e di compiere i suoi primi passi in Africa con la Socopao. Si rafforza sul continente africano successivamente acquistando, tra le altre società, la Delmas-Vieljeux nel 1991 e Saga nel 1997.

"Quando ho iniziato ad occuparmi" del gruppo di famiglia "aveva un fatturato di 20 milioni di euro, oggi ha un fatturato di oltre 20 miliardi di euro (nel 2020 ha un fatturato di 24,1 mld di euro). Lavoravano 800 persone e ora ci lavorano 80 mila persone", ha spiegato Bolloré lo scorso 19 gennaio nel corso di un’audizione davanti al Senato francese. L’unica cosa che non è cambiata "è la sede principale che è a Ergué-Gabéric, che non è un paradiso fiscale delle Antille olandesi ma un villaggio vicino a Quimper". Come aveva spiegato lo stesso imprenditore a ‘Le Monde’ nel 2013, "mantenere un gruppo famigliare richiede sia molto rigore che molta audacia: quando ho rilevato l’azienda nel 1981 esistevano gruppi similari che poi sono scomparsi. E’ per quello che dormo con un occhio solo e resto in attesa delle opportunità".

Bolloré è abituato a numerosi blitz finanziari e a portare a casa, generalmente, ricche plusvalenze (tra cui quella da 2,5 mld nel 1998 realizzata cedendo la sua quota in Bouygues acquistata l’anno precedente). In Italia il finanziere bretone, che era molto vicino all’ex banchiere Antoine Bernheim, 'sbarca' nel 1999 acquistando le azioni detenute dalla banca d’affari francese Lazard in Mediobanca. Nel 2002, entrando nel cda di Piazzetta Cuccia, 'acquista' anche una posizione privilegiata per potersi muovere da protagonista nel capitalismo italiano. Il 'sodalizio' con Bernheim, il cui padre era un amico della nonna di Bolloré, si rompe nel 2010 quando il finanziere bretone accede alla vice presidenza di Generali (incarico che manterrà fino al 2013) appoggiando Cesare Geronzi come presidente in sostituzione dello stesso banchiere d’affari che ormai aveva compiuto 85 anni.

Intanto in Francia nel 2004 inizia la scalata ad Havas, il gruppo pubblicitario e di consulenza nella comunicazione d’impresa - che poi successivamente sarà ceduto a Vivendi - e poi inizia a entrare di prepotenza nel settore dei media creando l’anno dopo il network televisivo Direct 8 e nel 2006 lanciando il quotidiano gratuito Direct Soir. Nel 2012 il gruppo Canal+, società controllata da Vivendi, rileva i canali televisivi del gruppo Bolloré che in cambio ottiene una partecipazione in Vivendi. E’ l’inizio della scalata nella media company francese che Bolloré inizierà a guidare dal 2014. Risana Vivendi rafforzando Canal+ (audiovisivo), sviluppando Universal (musica), acquistando l’editore di videogame per smartphone Gameloft nel 2016. Nel 2019 il gruppo controllato, al 27% dal finanziere, rileva Editis accrescendo nello stesso tempo la sua presenza nell’editoria. Dopo essere entrato nel 2020 con una quota del 29,2% nel capitale del gruppo Lagardère si appresta ora a lanciare un’Opa sulla società di Arnaud Lagardère prendendo nello stesso tempo il controllo di importanti asset come la radio transalpina ‘Europe 1’, il settimanale ‘Le Journal du Dimanche’, il magazine ‘Paris Match’ e il gruppo editoriale Hachette.

Il sogno di Bolloré di conquistare in un colpo solo due asset italiani significativi e strettamente correlati come i media e le tlc si scontra con la determinazione della famiglia Berlusconi a difendere il suo gruppo dal blitz del finanziere. Nel 2021 dopo 5 anni di cause e di ricorsi, Vivendi che era salito fino al 28,8% in Mediaset ha gettato la spugna e ora gradualmente scenderà fino a un limitato 4,61%. Vivendi, invece, resta primo azionista di Tim con una quota del 23,75%.

Media, finanza ma non solo. Bolloré ha sempre avuto un occhio di riguardo per le nuove tecnologie e in particolare ha sempre creduto molto e dall’inizio del suo percorso nelle batterie ai polimeri metallici di litio sviluppate dalla sua Blue Solutions. Dopo il fiasco nell’avventura Autolib', il servizio di car sharing iniziato a Parigi nel 2011 e che si è concluso nel 2018, rilancia con Bluebus, i bus 100% elettrici. Per anni la sua 'gallina dalle uova d’oro' con numerose acquisizioni fatte negli ultimi 40 anni, Bolloré si appresta a cedere le sue attività in Africa che comprendono porti, infrastrutture e linee ferroviarie. Una decisione, questa, che arriva dopo che nel febbraio del 2021 il manager ha patteggiato nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla magistratura francese che sospettava il gruppo di aver utilizzato, tra il 2009 e il 2011, le attività di consulenza politica della sua filiale Euro Rscg - ora Havas - per ottenere la gestione del porto di Lomé, in Togo, a beneficio di un'altra delle sue filiali, Bolloré Africa Logistics. Controllata, questa, che nel 2020 ha registrato un fatturato di 2,1 mld di euro, e che è presente in 42 porti e occupa 20.800 dipendenti. Ora sono in corso trattative per cedere Bolloré Africa Logistics all'armatore italo-svizzero Msc.

Amico personale dell’ex presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, da cui ha ricevuto la prestigiosa Legione d’Onore, Bolloré ha sempre saputo intrattenere ottimi rapporti con le personalità importanti un po’ come suo padre che era molto amico dell’ex presidente, Georges Pompidou: da Bernard Poignant, il consigliere del presidente di allora François Hollande all’attuale ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian passando dagli ex ministri di destra, Gérard Longuet e Alain Madelin, fino ai capi di Stato nei paesi in cui il gruppo è presente. Con l’attuale presidente, Emmanuel Macron, invece, i rapporti, secondo alcuni osservatori, si sarebbero incrinati negli ultimi anni. Anni in cui, tra l'altro, Bolloré è finito al centro delle polemiche per le sue acquisizioni nei media. In molti criticano il finanziere per il sostegno dato con i suoi media, in particolare ‘Cnews’, il canale all news di Canal+, al controverso opinionista dell’estrema destra Eric Zemmour, candidato alle prossime elezioni presidenziali. Bolloré è comunque anche molto vicino all’altra candidata alle presidenziali, Valerie Précresse (‘Les Republicains’), il cui padre è stato presidente di Bolloré Telecom.

Messo 'sotto torchio' a gennaio dai senatori francesi, Bolloré si è difeso sostenendo che l’interesse del gruppo “non è politico, non è ideologico ma puramente economico. Da 20 anni ci interessano solo le questioni economiche. Il nostro segmento nel settore dell'informazione in Francia è insignificante. Siamo piccoli". Ma non solo. Contestando chi lo accusa di voler creare con ‘Cnews’ una ‘Fox News’ alla francese, il finanziere bretone respinge le critiche spiegando che "è un canale di dibattito": "nessuno ha l'ambizione, l'intenzione o ha voglia di commettere l'errore di fare una televisione di opinione. Non è nell'obiettivo del gruppo Vivendi - Canal. Il gruppo non ha questo interesse. Siamo per la libertà di espressione". Quello che ha in testa Bolloré è creare un campione europeo di contenuti, che difenda la cultura europea e francese, per controbilanciare il 'soft power' statunitense e il probabile futuro dominio cinese anche in questo campo.

Bolloré, ai senatori della Commissione d’inchiesta sulle concentrazioni nel settore dei media in Francia, spiega: "non ho alcuna ideologia. Nel mio Dna, al di la del fatto che ho sempre detto di essere un democristiano, l’unica cosa che si può trovare, è la libertà", ha sottolineato ricordando che uno dei suoi zii era uno dei 177 francesi che hanno partecipato allo sbarco in Normandia il 6 giugno 1944. Bolloré conserva inoltre nel suo portafoglio un messaggio del generale Charles de Gaulle a suo padre, Michel con scritto ‘in ricordo della nostra battaglia comune’. "Dal punto di vista della democrazia, penso che ho un dna che va bene", ha aggiunto. "Non ho mai fatto politica e mai la farò", ha spiegato ancora. Ora che si avvicina 'l’uscita di scena', Bolloré ha già preparato nei minimi dettagli la successione: Cyrille è il Ceo del gruppo Bolloré; Yannick è il presidente del Consiglio di Sorveglianza di Vivendi, Ceo di Havas e vicepresidente del gruppo di famiglia. Nel Cda del gruppo figurano anche gli altri due figli Sébastien e Marie. Resta comunque difficile da immaginare che 'il para fulmine' (come si definisce) Vincent Bolloré possa completamente uscire di scena.