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Virologa di Hong Kong: "La Cina ha insabbiato ricerche sul virus"

Primo Piano
·3 minuto per la lettura
Li-Meng Yan su Fox News
Li-Meng Yan su Fox News

Rivelazioni shock di una ricercatrice cinese sulla diffusione del coronavirus. La dottoressa Li-Meng Yan, intervistata da Fox News negli Usa, ha spiegato il motivo che l'ha costretta a fuggire dal suo Paese per approdare negli Stati Uniti. "Ho paura. Se ne avessi parlato in Cina, mi avrebbero imprigionato o forse peggio. Sono venuta qui per raccontare la verità su come il COVID-19 sia riuscito a espandersi nel mondo", ha raccontato.

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La dottoressa Yan accusa il governo di Pechino di essere a conoscenza della trasmissione da uomo a uomo molti giorni prima rispetto a quanto dichiarato e ha mostrato alcune conversazioni con uno scienziato del Centro per il controllo malattie (Cdc), centro di ricerca indipendente con sede a Pechino.

La ricercatrice dell'Università di Hong Kong sostiene di essere stata la prima persona ad aver investigato sul coronavirus: “Il 31 dicembre, dopo aver identificato un virus simile alla Sars a Wuhan, mi è stato chiesto di effettuare delle ricerche in segreto. Un mio amico che lavora al Cdc mi disse di aver individuato sintomi simili in altre persone, anche se il governo cinese aveva escluso la trasmissione tra esseri umani".

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Yan ha anche raccontato di come molti suoi colleghi fossero spaventati all'idea di fare domande. Sul suo telefono sono arrivate frasi come “questi argomenti sono troppo delicati” o “dobbiamo stare attenti”. “Il contagio a Wuhan stava crescendo in fretta, così una volta terminate le ricerche ho fatto rapporto al mio capo dipartimento, il dottor Leo Poon. Lui mi ha chiesto di non dire nulla e di essere prudente”.

“Molti di loro sono virologi e sapevano a quale catastrofe stavamo andando incontro - ha proseguito la dottoressa - Avevano il dovere di fare qualcosa”. Dopo giorni di silenzio da parte dei suoi superiori, la decisione di condividere le sue ricerche con un blogger statunitense. “Dopo sole quattro ore, è arrivata la prima risposta dal nostro governo: avevano cambiato il numero di casi da 60 a quasi 200. E hanno ammesso finalmente che il virus poteva essere trasmesso da uomo a uomo”.

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“Sapevo di essere in pericolo”, ha confessato la Yan. A quel punto la dottoressa ha lasciato la sua vecchia vita per trasferirsi negli Stati Uniti e raccontare la verità al mondo. “Mio marito lavorava con me nel laboratorio. Quando gli ho chiesto di seguirmi, non ne ha voluto sapere. Era spaventato dalle ritorsioni del governo: diceva che ci avrebbero ucciso per colpa mia”. Sbarcata a Los Angeles, la donna è stata interrogata e, dopo aver spiegato i motivi del suo viaggio, ha chiesto protezione ai servizi segreti americani.

“Poche ore dopo la mia partenza, la polizia è piombata a casa mia. Hanno messo a soqquadro l'appartamento in cerca di prove, hanno interrogato la mia famiglia e hanno cancellato il mio account lavorativo". Nei mesi successivi, la dottoressa è stata anche vittima di cyber attacchi: su Facebook sono comparsi profili a suo nome in cui veniva etichettata come affetta da disturbi mentali.

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