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Virus e mercati, dove guarda la gestione attiva?

Morningstar
·5 minuto per la lettura

Pandemia, elezioni Usa, interventi delle banche centrali, economie in trasformazione e rivoluzione green. Uno scenario in cui non manca l’incertezza e con essa i rischi e le opportunità per gli investitori attivi. Ne hanno parlato, martedì 10 novembre durante la Morningstar Investment Conference 2020 (che si è tenuta in formato digitale), Alberto Gallo, portfolio manager di Algebris Global Credit Opportunities, e Luciano Diana, senior investment manager, Thematic Equities di Pictet Asset Management. Gli interventi sono stati moderati da Francesco Paganelli, senior fund analyst di Morningstar.

Elezioni Usa

Una delle questioni che negli ultimi tempi ha tenuto particolarmente impegnati i mercati è stata quella delle elezioni presidenziali americane. “L’incertezza sull’esito ha spinto gli investitori ad assumere un attegiamento di cautela che è stato poi confermato dopo le contestazioni al risultato da parte di Trump”, ha spiegato Gallo.

Nonostante un Senato a maggioranza repubblicana, il nuovo inquilino della Casa Bianca dovrebbe avere  una certa libertà su problemi importanti. “Il presidente americano, da solo, può avere un impatto importante, ad esempio, su questioni di politica estera che interessano i paesi emergenti e l’Europa. Per quanto riguarda il Vecchio continente l’amministrazione Biden dovrebbe dare meno supporto alla Brexit, riducendo i rischi per il resto della regione. Sul fronte interno, invece, potrebbe dare impulso a investimenti per migliorare la produttività, puntando su salute e infrastrutture”.

Per Diana l’attenzione va posta anche sulle politiche ambientali che potrebbe portare avanti il nuovo presidente dopo lo smantellamento operato da Trump. “Riporterebbe al centro della scena la scienza, soprattutto quando si parla di innovazione tecnologica al servizio della transizione energetica. A livello internazionale, invece, l’America tornerebbe all’interno degli Accordi di Parigi sul clima”.

Come cambia la gestione

Messe da parte le questioni relative alle presidenziali Usa, la conversazione si è spostata sugli scenari macro determinati dalla pandemia e su come sia cambiata l’attività di gestione. “La trasformazione è stata radicale, accelerando trend che erano già in atto”, ha spiegato Gallo. “Prima del virus, soprattutto nel credito, avevamo un mercato controllato dall’attività delle banche centrali. Con la pandemia le politiche monetarie degli istituti hanno spinto gli stimoli verso nuovi limiti”.

In questo contesto diventa complicato mettere in portafoglio asset che diano rendimenti interessanti. “Per questo abbiamo deciso di aumentare la quota di titoli rischiosi, ma che possono dare yield superiori all’inflazione, diminuendo quelli risk free. Abbiamo anche incrementato la liquidità che ci permette di cogliere le occasioni che si presentano fra quei titoli che non sono condizionati dall’attività delle banche centrali”.

Dal punto di vista dell’azionario, la pandemia ha dato una nuova spinta alla parte growth del mercato rispetto a quella value. “Soprattutto ha portato un maggiore interesse verso le società cosidette disruptive, cioè quelle in grado di cambiare profondamente interi segmenti economici”, ha detto Diana. “Dobbiamo partire dal presupposto che siamo in un mondo che nei prossimi anni crescerà a ritmi più bassi rispetto al passato. E le aziende che dimostreranno alti tassi di sviluppo saranno premiate”.

Questo non significa tuffarsi su qualsiasi nome che prometta disruption. “Con queste società bisogna avere un approccio estremamente disciplinato per quanto riguarda le valutazioni. E in questo ci viene in aiuto l’analisi fondamentale. Se non ci sono ipotesi ragionevoli di crescita di un’azienda nel corso di 10-15 anni, non vale la pena acquistarla. Insomma, c’è un limite a quanto vale la pena pagare la disruption”.

ESG

Un discorso analogo, quando si parla di valutazioni, riguarda l’ESG. “E’ una tendenza strutturale che sta attraversando il mondo degli investimenti e questo, in alcuni segmenti, ha creato una certa esuberanza nelle valutazioni di molti asset”, dice Diana. “Anche qui bisogna restare concentrati sulle valutazioni”.

La questione della sostenibilità, secondo Gallo, permette a un gestore di giocare in difesa e in attacco nell’allocazione del portafoglio. “Ci mettiamo in difesa quando eliminiamo dalle nostre scelte di portafoglio, ad esempio, le aziende legate al carbone o alla produzione di armi non convenzionali”, ha detto. “Siamo in attacco quando ci orientiamo su aziende che hanno una buona corporate governance. Sono quelle che hanno dimostrato di aver un minor rischio di bancarotta”.

Opportunità

Per quanto riguarda le opportunità che il mercato offre in questo momento, secondo Diana conviene restare concentrati sulla tecnologia, soprattutto quella che propone soluzioni che aiutino l’ambiente. “In questo ambito ci sono società che propongono prodotti interessanti per quanto riguarda la digitalizzazione di certi processi produttivi o per l’edilizia”, ha detto. “Un segmento che stiamo guardando con attenzione è quello della produzione di alimenti in laboratorio. Per ora in Borsa e poco rappresentato, ma siamo convinti che crescerà e porterà disruption nel settore agricolo”.

Sul fronte obbligazionario, secondo Gallo, bisogna distinguere fra aziende che già prima della pandemia avevano problemi strutturali e quelle che saranno in grado di riprendersi. “Fra le prime ci sono l’energia, il retail fisico e il real estate commerciale. Tutti settori che noi definiamo zombie”, ha detto. “Poi ci sono i cosiddetti sopravvissuti, cioè quelli che ora hanno problemi, ma che beneficeranno della ripresa post-Covid. Fra questi ci sono le auto, le linee aeree e i viaggi”.

Non va poi dimenticata un’altra trasformazione portata dalla pandemia: il maggior intervento degli stati per aiutare le attività economiche che si sono indebolite a causa dell’emergenza. “Stiamo andando verso un sistema capitalistico di stato”, ha detto Gallo. “Per questo preferiamo avere in portafoglio titoli di aziende deboli che si trovano in paesi forti, piuttosto che di società forti di stati deboli”.

Di Marco Caprotti

Autore: Morningstar Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online