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Visco: riforma Mes è un compromesso, avanti con unione bancaria

Glv

Roma, 4 dic. (askanews) - La proposta di riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) "è evidentemente il risultato di un compromesso tra i timori di chi da sempre avversa passi in avanti nella condivisione dei rischi e quelli opposti di chi paventa un rinvio ingiustificato dei progressi verso una autentica Unione economica e monetaria". Lo ha affermato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, sottolineando che adesso è necessario andare avanti sul bilancio comune europeo e sul completamento dell'unione bancaria.

"Va ripresa la discussione - ha spiegato il governatore in un'audizione alla Camera - sulla possibilità di introdurre una capacità di bilancio comune in grado di affiancare la politica monetaria nel compito di stabilizzare l'area euro. Questo consentirebbe di affrontare fluttuazioni cicliche, anche pronunciate, senza vanificare gli sforzi compiuti fino a quel punto nei singoli paesi per ridurre il rapporto tra debito e prodotto".

"Serve un'accelerazione - secondo Visco - del processo verso l'unione del mercato dei capitali anche, anzi direi soprattutto, con l'introduzione di un titolo comune di debito sovrano, che sostituisca una parte dei titoli nazionali in circolazione e possa svolgere il ruolo di safe asset assegnato ai titoli di Stato in tutte le altre principali economie. Questo risultato può essere conseguito anche con la contestuale introduzione di forme di assicurazione sovranazionale sui debiti pubblici, ad esempio attraverso la creazione di un fondo europeo di ammortamento del debito (European debt redemption fund, Erf) finanziato da risorse dedicate dei paesi partecipanti stabilite in modo da evitare trasferimenti sistematici tra paesi".

Bisogna completare l'unione bancaria "con un più efficace meccanismo di gestione delle crisi di tutti gli intermediari, anche quelli medio-piccoli, e con una vera assicurazione comune sui depositi, che garantisca eguale protezione ai risparmiatori indipendentemente dal luogo in cui opera la loro banca. In questo quadro, misure di riduzione dei rischi come quelle spesso proposte, da un lato, da chi vuole rivedere il trattamento prudenziale delle esposizioni sovrane delle banche o, dall'altro, da chi sottolinea la necessità di non adottare un approccio selettivo nella valutazione dei rischi bancari (focalizzato unicamente sulle esposizioni deteriorate) troverebbero la loro giusta collocazione".

"In prospettiva - ha aggiunto il governatore - limiti di concentrazione sui titoli pubblici detenuti dalle banche, non differenziati tra debitori sovrani e in ogni caso con una 'franchigia' iniziale sufficientemente elevata, potrebbero anche essere presi in considerazione, ma solo se contestualmente l'area euro deciderà di dotarsi del safe asset comune, senza il quale il processo di diversificazione dei portafogli delle banche non potrebbe, tra l'altro, svolgersi in modo ordinato".