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Visitare l'orto botanico di Roma e il suo foliage che affaccia sulla città eterna

Di Antonia Matarrese
·1 minuto per la lettura
Photo credit: Flavio Tarquini
Photo credit: Flavio Tarquini

From Harper's BAZAAR

Alle pendici del Gianicolo, considerato l’ottavo colle di Roma, l’Orto Botanico - che oggi fa parte del Dipartimento di Biologia ambientale dell’Università La Sapienza- si estende su una superficie di circa dodici ettari. Proprio qui, nel Seicento, la Regina Cristina di Svezia raccolse attorno a Villa Corsini artisti e intellettuali di fama che, dopo la sua morte, diedero vita all’Accademia dell’Arcadia.

Photo credit: Flavio Tarquini
Photo credit: Flavio Tarquini

Il visitatore viene accolto da due esemplari di cedro dell’Himalaya alti trenta metri che fanno ombra alla collezione di succulente americane e africane. Fra le migliaia di vegetali, provenienti da ogni parte del mondo, spiccano una palma da vino cilena - Jubaea chilensis), a rischio di estinzione e quindi inclusa nella Lista rossa delle specie minacciate dell’International Union for Conservation of Nature, una palma serpente ultracentenaria e un kauri australiano (Agathis robusta) che cresce accanto alla Serra Corsini (dal nome della famiglia fiorentina che abitò l’edificio a cavallo fra Settecento e Ottocento). Una curiosità: la serra custodisce le due preziose vasche da bagno in marmo bardiglio di Cristina di Svezia.

Photo credit: Flavio Tarquini
Photo credit: Flavio Tarquini

Passeggiando tra fontane, scalinate e viali tracciati dall’architetto Ferdinando Fuga, attivissimo nel Settecento a Roma, Napoli, Palermo, si incontrano collezioni di vite a rappresentare le regioni italiane, di felci, di bambù nani e giganti. Sulle rupi del Giardino Roccioso crescono gladioli africani, elicrisi, ginepri, salvie e rosmarini. In questo intreccio di storia e natura, è incastonato il moderno progetto del Giardino Giapponese opera di Ken Nakajima: laghetti, cascatelle, ciliegi, magnolie, camelie, peonie che ripropongono il concetto di “giardino da passeggio” (kayushiki Teien) in formato ridotto. Da non perdere, nella stagione autunnale, il foliage degli aceri giapponesi. Godendosi, in contemporanea, la vista mozzafiato sulla Città Eterna.