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Vivere con 500 euro al mese su una barca

Cristina Maccarrone
Giampaolo Gentili

Vivere con 500 euro al mese su una barca? “Si può fare”. Che non è solo il titolo del libro edito da Nutrimenti, scritto di fatto da Giampaolo Gentili e moralmente insieme alla moglie Basak. E' anche il racconto di una scelta ben precisa, quella di vivere in mare, ma soprattutto la risposta a un bisogno cresciuto man mano e alimentato in maniera concreta dalla voglia di mettersi in discussione e di abbandonare una vita certa per “seguire solo se stessi”.

Se quindi pensate che sia un’altra storia di chi, una volta andato in pensione o una volta all’apice della sua carriera da manager, decide di intraprendere un percorso da navigante solitario, sappiate che nelle parole che seguono c’è molto molto di più. Intanto, la difficoltà di fare un’intervista perché esiste sì Skype, ma il computer viene alimentato dai pannelli solari, poi le 3 ore di fuso orario dall’Italia alla Turchia (zona nella quale stanno navigando Giampaolo e la moglie), in secondo luogo (ma neanche tanto) quegli imprevisti dovuti al fatto di essere sempre in mare. Leggi tempeste e maltempo che tolgono il sonno per 36 ore di fila.

Giampaolo, eri una persona 'socialmente sistemata'. Prima con un lavoro da dipendente e poi l’esperienza riuscita con tua moglie di diventare imprenditore e voglia di crescere come tale. Anche se non avevi quasi tempo per te. Cosa ti ha portato a questa scelta? C’è stato un momento di cosiddetta epifania che ti ha fatto vedere che non era la vita che volevi?
“Un momento vero e proprio non c’è stato. C’era qualcosa dentro di noi latente, che stava lì ad osservarci, ad ascoltarci, quella vocina dentro di noi che spesso ignoriamo e che nel nostro caso ci chiamava sempre a farci desiderare tempo libero, per viaggiare, godere della vita stessa. E quando questo accade, si mettono in moto dei meccanismi lavorativi per accontentare l’obiettivo senza rendersi conto dell’errore di procedura. Magari la famosa goccia è un carico di lavoro assurdo, la scoperta di cosa si nasconde dietro al sistema in cui viviamo fino a che non riesci a fermarti. E la cosa più importante è questa: fermarsi e farlo per un giorno. Per noi questo è coinciso anche con l’incontro casuale con la vela”.

Andando nel concreto, ci dici come si fa a vivere con 500 euro al mese su una barca? A cosa rinunciate? Come vi gestite?
Spendendo il necessario per vivere (non sopravvivere). Una volta capito cosa si vuole e cosa no, è piuttosto facile basare la nuova vita (i due si sostengono con il denaro messo da parte in precedenza, ndr)e in barca è tutto molto più semplice, incredibile per chi guarda da fuori mi rendo conto, ma è così. Dico a questo modo perché in Italia spesso l’immagine che si dà del diportista è più simile a un 'paperone' che a un normale hobbysta, quando in Paesi come la Francia la barca è uno svago di diritto, come qualsiasi sport o altra occupazione ludica; e dato che una persona che lavora e guadagna onestamente pagando le tasse ha diritto di ricrearsi, senza approcci elitari. In barca impari a fare tanti lavori necessari ed esci fuori dagli schemi della società. Tolte le spese superflue, noi spendiamo circa 250 euro per la manutenzione e gestione della barca, 250 per i costi di vita quotidiana: cibo, igiene, i viaggi da e per il luogo d’origine (ogni tot mesi come dicono nel libro tornano a casa, ndr). Basak non rinuncia alle sigarette rollate, io al sigaro, ci stanno poi dentro il vino greco, il caffè, i libri che finalmente possiamo leggere, Internet…”

A proposito di questo, come fate?
“Internet è per noi molto importante per tenerci aggiornati con i bollettini meteo e sapere cosa succede nel mondo così come per chiamare a casa ecc... In Turchia ci sono i wi-fi dei caffè ma meglio una pennetta del gestore locale, costo circa 30 euro per tre mesi e 10 Giga di traffico. In Grecia anche c’è la possibilità della pennetta ma più onerosa, e meno servita come segnale, cosa per cui è più diffuso l’uso dei tanti wi-fi presenti, a volte gratis. Il tutto servito dall’elettricità di bordo di Yakamoz (nome della barca, ndr) grazie ai pannelli solari, che fanno andare avanti persino il dissalatore: autonomi totalmente e eco compatibili”.

La giornata tipo?
“Sveglia, bagno, colazione, siesta, bagno, pranzo, siesta, bagno, the, ricreazione, libri, amici, cena, stelle, buona notte (o qualche film con internet o per gentile concessione di qualche caro amico che ha provveduto durante i mesi invernali). Varianti ce ne sono ovviamente, cioè quando si lavora per fare la manutenzione, ospitare amici, navigare, visitare i posti dove ci ancoriamo, fare la spesa nei mercati locali, gite terrestri una volta messa al sicuro la propria casa galleggiante e tanti altri stimoli che ci fanno desiderare una giornata di 48 ore… E soprattutto la possibilità di scegliere di non rispondere a nessuno di cosa voler fare, giorno per giorno”.

Ogni quanto attraccate?
“Non attracchiamo mai; quando arriviamo in una località gettiamo ancora nella rada protetta più vicina e, sbarchiamo con il tender (il battello di servizio) per fare i turisti terrestri prendendo, magari un çay (il the in turco) seduti ad un tavolo d’osteria spendendo non più di 80 centesimi d’euro! In Grecia con 10 euro puoi noleggiare un motorino per l’intera giornata, e l’entroterra dell’isola è così assicurato, dove possibile con mezzi pubblici o lunghe passeggiate!”

Nel libro dite di non volere figli. Nessun pentimento? E il non volerne non è privare un essere umano di qualcosa che voi avete scoperto?
“Nessun pentimento. Poi no, non ci sentiamo di privare nulla a nessuno; mettiamola così, c’è ancora così tanto da scoprire che bastiamo noi come esseri umani da accontentare! Boutade a parte, tramite le nostre azioni quotidiane abbiamo la presunzione di regalare a più di un essere umano qualcosa che abbiamo scoperto; le persone di cui parlo sono gli amici, i parenti, i loro figli, i viaggiatori che via via conosciamo, lo stesso libro che sta raggiungendo migliaia di individui portando loro un pezzo di noi (e le molte manifestazioni d’affetto ricevute in questi giorni lo testimoniano), e chissà un domani ancora qualcuno troverà una vecchia copia impolverata su qualche scaffale, abbandonata, e potrà essere di nuovo un seme ispiratore. E se proprio un giorno dovessimo aver voglia di insegnare a un bambino, a patto che la società ci ritenga 'idonei' sotto molti aspetti, allora preferiremmo adottarlo: demograficamente mi sembra che il mondo sia abbondantemente a posto così!”

Altri progetti per il futuro?

“Svegliarci domani mattina, fare un bel tuffo in mare, rifocillarci con una sana colazione e poi vedere cosa ci riserva il giorno, con la speranza che lo splendido ambiente che ci circonda possa non cambiare mai…”.

Se volete saperne ancora di più, Giampaolo e la moglie hanno anche una pagina Facebook e un blog.