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Vivere low cost? Una scelta che non c’entra con la crisi

Cristina Maccarrone
Marco Mengoli - Abc del low cost

Se volessimo essere riduttivi, potremmo pensare – forti anche del titolo – che Abc del low cost (edizioni il Ciliegio) di Marco Mengoli, sia  una sorta di “enciclopedia del risparmio”. Magari diversa da quei volumi polverosi che teniamo tra le mensole della libreria e più simile alla versione world wide web che è Wikipedia.

E invece il libro scritto da Mengoli - classe ’79, ufficialmente rappresentante, ma anche attore, vignettista e scrittore -  è qualcosa che va oltre le semplici indicazioni su come risparmiare. Perché sì, ogni capitolo è suddiviso per categorie di acquisti e interessi (dalle vacanze low cost con siti interessanti e anche abbastanza “nuovi” passando per dentisti abbordabili fino ad arrivare al funerale  a basso costo), ma anche perché è soprattutto un testo che affronta con quell’ironia che contraddistingue l’autore un diverso modo di vivere e vedere le cose, suscita curiosità e in particolare fa riflettere sul mondo odierno.

[Filosofia del low cost: una rubrica di Yahoo! Finanza]


Scettici a riguardo? Se avete modo date una occhiata al paragrafo dedicato alla tecnologia a basso costo (e senza riferirsi ai vari siti di deal); al paragrafo dal titolo “Mille e una app” (sapevate che ce n’è una per ascoltare ogni sorta di radio senza andare sulle app apposite delle emittenti?) e quello sui corsi low cost perché anche formarsi (bene) può essere non dispendioso. Ma passiamo la parola all’autore. 

Marco, nel libro dici di esserti 'convertito' al low cost nel 2008, cosa ti ha portato a questa scelta?
“Curiosità e ovviamente visto l’anno cui è successo, anche la crisi. Ho iniziato cercando viaggi low cost e dopodiché ho capito che potevo risparmiare anche in altri settori. In genere, riguardo al low cost noto essenzialmente tre diversi approcci: quello di chi è costretto dalla crisi quindi non ha scelta, di chi come me pensa che invece di essere 'polli d’allevamento' come diceva Gadda, si possano fare acquisti consapevoli capendo appunto di avere il coltello dalla parte del manico, senza fare troppe rinunce e infine di chi pensa che low cost sinonimo di bassa qualità. Mi spiace ammetterlo ma in questo approccio ha influito la tv e la tendenza a dire che chi sceglie cose a basso costo deve per forza abbassare la qualità. Non è così”.

Ci fai qualche esempio a riguardo?
“Be’, prendi il caso della tecnologia. La gente compra certi marchi perché di moda e si pensa che avere un tablet voglia dire spendere per forza tanti soldi. A parte il fatto che si possono scegliere cose non di marca, se si insiste per un certo tipo di device, ci sono siti in cui vengono venduti a poco, usati ma di buona qualità. E poi la macchina che uso molto per lavoro. La mia si era guastata e sono stato costretto a comprarla. Volevo optare per una macchina tedesca, alla fine ne ho presa una spagnola full optional che aveva le stesse cose. Mi è costata di meno sia perché ho scelto un marchio meno noto che perché ho preso un’auto aziendale”.

Il tuo libro prevede alla fine di ogni paragrafo degli indirizzi Internet di riferimento. Qui le domande sono due: perché scrivere un libro che rimanda al web, non rischia di essere superato? E poi solo Internet fa risparmiare?
“Sicuramente tra qualche anno c’è il rischio che alcuni siti vengano chiusi, ma quello che conta è altro: ciò che suscita il libro. Curiosità nelle persone intelligenti, che hanno voglia di sperimentare e andare oltre, persone che, nel momento in cui trovano delle cose, non si fermano e ne cercano altre. Quanto a Internet, non è l’unico modo, ma niente come il web è così immediato. Se avessi dovuto girare l’Italia, oltre che costoso, in quel caso sì che avrei rischiato di fare ‘scadere’ le cose. Però se uno non si muove, si limita a Internet, non coglie a pieno il modo di intendere questa filosofia. A me e alla mia compagna è successo di andare in un outlet dove sapevamo di alcune svendite grazie al web, ma è stato solo girando che abbiamo visto che c’era un temporary outlet. Diversamente, non ci saremmo arrivati”.

Consentici di dire che non è sempre facile. Come dice qualcuno: 'vivere low cost è impegnativo' e a volte non è neanche facile accordarsi con gli altri come ad esempio capita quando bisogna uscire…

“All’inizio lo è, non lo metto in dubbio, è stato così anche per me quando ho iniziato le mie ricerche, ma poi è divertente e dà soddisfazioni. A differenza del primo libro che era più un diario di bordo, in questo caso ho voluto scrivere una sorta di manuale di cose che ho provato personalmente. Poi certo, si pensa che cercare su Internet faccia perdere tempo e invece è tutto guadagnato per scegliere il meglio per sé. Quanto agli altri, anche io vado in ristoranti non proprio economici ogni tanto, ma per mangiare bene non per seguire le mode. Però mi chiedo: se io qualche voltami adatto ai miei amici, anche loro possono farlo con me. La questione qui è ‘vivo la mia vita o faccio quello che dicono gli altri?’”