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Von Mises & il presidente Xi sulla pianificazione centrale

Francesco Simoncelli
·7 minuto per la lettura

Il successo visibile dell'economia cinese sin dal 1979 ha portato ad una conclusione imprecisa: la pianificazione centrale è più efficiente della pianificazione individuale in un ordine sociale di proprietà privata.

Il presidente Xi è convinto che la pianificazione centrale sia più efficiente del capitalismo occidentale, ma la pianificazione centrale che presiede non è la pianificazione centrale che prevaleva sotto Mao. È una forma molto diversa di pianificazione centrale: è keynesismo.

La Cina ha le sue cheerleader in Occidente, questo perché anch'esse amano il keynesismo. Una di loro è Pepe Escobar.

Scriveva per questi periodici di sinistra: Salon, Huffington Post e The Nation. Ora scrive principalmente per Asia Times. Ecco alcuni dei suoi articoli per Salon nel 2015.

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Ho analizzato il progetto Belt and Road ed è un enorme baratro di pubbliche relazioni mirato a sprecare risorse e denaro. È mercantilismo keynesiano impazzito.

Ecco l'ultimo esercizio di cheerleading economico da parte di Escobar.

Sulla base di una frenetica attività sui social media, la fiducia dell'opinione pubblica nei confronti della leadership di Pechino rimane solida, considerando anche tutta una serie di fattori. La Cina ha vinto la "guerra sanitaria" contro il Covid-19 a tempo di record; la crescita economica è tornata; la povertà assoluta è stata sradicata; la civiltà-stato è saldamente stabilita come una "società moderatamente prospera" 100 anni dopo la fondazione del Partito Comunista.

Dall'inizio del millennio, il PIL cinese è cresciuto non meno di 11 volte. Negli ultimi 10 anni il PIL è più che raddoppiato, da $6.000 miliardi a $15.000 miliardi. Non meno di 99 milioni di persone rurali, 832 contee e 128.000 villaggi rurali furono gli ultimi ad essere liberati dalla povertà assoluta.

Questa complessa economia ibrida è ora persino impegnata a soppiantare le aziende occidentali. Sanzioni? Non siate stupidi; venite qui e divertitevi a fare affari in un mercato di almeno 700 milioni di consumatori.

Come ho sottolineato lo scorso anno, il processo sistemico in gioco è come un sofisticato mix di marxismo internazionalista e confucianesimo (che privilegia l'armonia e aborrisce il conflitto): la struttura per "comunità con un futuro condiviso per l'umanità". Un Paese, in realtà una civiltà-stato, concentrato sulla sua rinnovata missione storica come superpotenza emergente. Due sessioni e tanti obiettivi, e tutti raggiungibili.

Sostiene che questo programma irreversibile di crescita economica si basa sulla pianificazione centrale.

La revisione della bozza del 14° piano quinquennale cinese procederà fino al 15 marzo. Ma nella congiuntura attuale, non si estenderà solo fino al 2025 (Made in China 2025 rimane in vigore). La pianificazione va a lungo raggio verso gli obiettivi del progetto Vision 2035 (raggiungimento della "modernizzazione socialista di base") e anche oltre fino al 2049, il 100° anniversario della Repubblica popolare cinese.

Il premier Li Keqiang, consegnando il rapporto di lavoro del governo per il 2021, ha sottolineato che l'obiettivo per la crescita del PIL è "superiore al 6%" (l'FMI aveva previsto in precedenza l'8,1%). Ciò include la creazione di almeno 11 milioni di nuovi posti di lavoro urbani.

È assente qualsiasi discussione sulla confutazione definitiva della pianificazione centrale da parte di Ludwig von Mises.

MISES & PIANIFICAZIONE CENTRALE

Nel 1920 apparve il lungo articolo di Mises, Economic Calculation in the Socialist Commonwealth. Due anni dopo lo ampliò ulteriormente trasformandolo in un libro, Socialism: An Economic and Sociological Analysis.

Ecco la sua tesi in poche parole: affinché qualsiasi tipo di allocazione economica avvenga su base razionale, devono esserci dei prezzi e questi devono essere fissati dal sistema competitivo noto come ordine sociale di libero mercato. Acquirenti e venditori elaborano scambi reciprocamente vantaggiosi sulla base di offerte competitive; i venditori competono contro altri venditori ed i consumatori competono contro altri consumatori. Da questo gigantesco sistema di aste emergono i prezzi in denaro. Questi prezzi riflettono la domanda e l'offerta.

Se non ci sono prezzi basati su valutazioni accurate della domanda e dell'offerta, i pianificatori centrali non possono sapere cosa dovrebbe essere prodotto, in quali quantità, in quali qualità e in quali posizioni geografiche. L'intero sistema di produzione e distribuzione è un processo integrato che si basa sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, compreso il lavoro. Affinché ci sia pianificazione razionale, deve esserci un mercato in cui produttori e consumatori possano impegnarsi in scambi volontari.

In un puro commonwealth socialista, niente di tutto questo esiste. I pianificatori centrali non hanno accesso ai prezzi poiché sono loro stessi ad impostarli, ma questi prezzi non riflettono le condizioni esistenti di domanda e offerta, comprese soprattutto l'offerta e la domanda di previsioni riguardanti le condizioni future di domanda e offerta. Ciò che manca è l'imprenditorialità. Non esiste un gruppo di investitori e produttori che preveda le condizioni future della domanda e dell'offerta e che quindi allochi le risorse economiche scarse per soddisfare queste condizioni. Non c'è imprenditorialità in un puro commonwealth socialista e non esiste proprietà privata. Gli imprenditori non possono beneficiare delle loro previsioni accurate della domanda e dell'offerta; non esiste un sistema di profitti e perdite.

Ciò significa che i pianificatori socialisti vanno alla cieca. Non possono accedere alla conoscenza necessaria per stanziare milioni e persino miliardi di risorse in termini di ciò che i consumatori sono disposti a pagare. La teoria socialista nega la legittimità di un tale sistema di proprietà privata.

Mises scrisse nel 1920:

Ogni singolo calcolo nei particolari rami di una stessa impresa dipende esclusivamente dal fatto che i prezzi di mercato vengono presi come basi di calcolo per formare i prezzi di tutti i tipi di beni e manodopera impiegata. Dove non c'è libero mercato, non c'è meccanismo di impostazione dei prezzi; senza un meccanismo di determinazione dei prezzi, non vi è alcun calcolo economico.

Un'economia socialista non ha modo di rendere i manager responsabili nei confronti dei consumatori. Questo perché non esiste proprietà privata.

È un fatto assodato che l'amministrazione delle imprese pubbliche manchi di iniziativa. Si ritiene che ciò possa essere risolto da cambiamenti nell'organizzazione. Anche questo è un grave errore. La gestione di un'azienda socialista non può essere interamente affidata ad un singolo individuo, perché deve sempre esserci il sospetto che permetterà che gli errori arrechino gravi danni alla comunità. Ma se le conclusioni importanti dipendono dai voti di commissioni o dal consenso degli uffici governativi competenti, allora vengono imposte limitazioni all'iniziativa dell'individuo. È raro che le commissioni siano propense ad introdurre innovazioni audaci. La mancanza di libera iniziativa negli affari pubblici non si basa su un'assenza di organizzazione, ma è inerente alla natura stessa dell'impresa. Non si può trasferire la libera disposizione dei fattori di produzione ad un dipendente, per quanto alto sia il suo rango, e questo diventa tanto meno possibile quanto più fortemente è materialmente interessato al buon esito delle sue mansioni; poiché l'amministratore senza proprietà può essere ritenuto moralmente responsabile solo per le perdite subite. E così le perdite etiche sono giustapposte alle opportunità di guadagno materiale. Il proprietario di una proprietà, d'altro canto, è lui stesso responsabile, poiché egli stesso deve prima di tutto subire la perdita derivante da un'attività imprudente. È proprio in questo che c'è una differenza caratteristica tra la produzione liberale e quella socialista.

LA RIVOLUZIONE ANTI-COMUNISTA DI DENG

Nel dicembre 1978 il premier Deng Xiaoping annunciò una nuova politica: da quel momento in poi gli agricoltori sarebbero stati autorizzati a vendere i raccolti in eccesso in un mercato libero. Il progetto ebbe inizio nel 1979. Dal momento in cui venne implementato, la Cina iniziò a crescere economicamente. Wikipedia riassume:

Le autorità del Partito Comunista attuarono le riforme del mercato in due fasi. La prima fase, alla fine degli anni '70 e all'inizio degli anni '80, comportò la de-collettivizzazione dell'agricoltura, l'apertura del Paese agli investimenti stranieri e il permesso agli imprenditori di avviare un'attività. Tuttavia un'ampia percentuale di industrie rimase di proprietà statale. La seconda fase della riforma, alla fine degli anni '80 e '90, comportò la privatizzazione e l'appalto di gran parte dell'industria statale. L'abolizione dei controlli sui prezzi nel 1985 fu una riforma importante e presto seguirono politiche e regolamenti protezionistici, sebbene rimasero i monopoli di Stato in settori come quello bancario e petrolifero. Nel 2001 la Cina è entrata a far parte dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Il settore Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online