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Wall Street cauta dopo report lavoro. Paura inflazione-Fed scatena perdita settimale Nasdaq a record inizio 2021

·4 minuto per la lettura

Wall Street con i piedi di piombo dopo la pubblicazione dei numeri relativi al mercato del lavoro Usa: il Dow Jones cede lo 0,10% a 36.199 punti; lo S&P arretra dello 0,08% a 4.692 punti, mentre il Nasdaq fa -0,18% a 15.053 punti. I tassi sui Treasuries decennali sono in lieve rialzo attorno all'1,75%. Il dollaro è sotto pressione dopo il report occupazionale deludente, fattore che porta l'euro a salire di oltre lo 0,20% a $1,2320 circa. Il Nasdaq, che l'altro ieri ha sofferto la perdita giornaliera più forte in quasi un anno, ovvero dal febbraio del 2021, scivolando del 3,34%, si appresta a concludere la settimana peggiore sempre dal febbraio del 2021, scontando la rotazione degli investitori dai titoli growth ai titoli value. Lo S&P 500 e il Dow Jones si avviano a chiudere la prima settimana in rosso delle ultime tre. Il report sull'occupazione Usa di dicembre ha confermato i timori degli operatori sul rischio di una continua fiammata dell'inflazione negli Stati Uniti, indicando tra l'altro una crescita dei nuovi posti di lavoro della metà circa rispetto alle previsioni del consensus. A dicembre sono stati creati infatti appena 199.000 nuovi posti di lavoro, al di sotto della crescita attesa dal consensus, pari a +400.000 unità, e ancora più deludente rispetto alle stime degli economisti di Goldman Sachs, che erano per una crescita delle buste paga di 500.000 unità. Il dato si è avvicinato di più all'outlook di Morgan Stanley - facendo comunque sempre peggio -, con gli analisti che avevano previsto una crescita dei nuovi posti di lavoro di appena 260.000 unità a dicembre. Il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti è sceso dal 4,2% precedente al 3,9%. In questo caso il numero è stato migliore delle attese del consensus, che aveva previsto un calo al 4,1%. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro è salito lievemente al 61,9% rispetto al precedente 61,8%: il dato rimane tuttavia ben al di sotto del 62,8% precedente la pandemia Covid-19. Preoccupante il parametro incluso nel report occupazionale, che misura il trend dell'inflazione: quello dei salari orari che, in media e su base annua, sono balzati del 4,7%, al record degli ultimi decenni e oltre il +4,2% stimato dal consensus. Su base mensile la crescita è stata pari a +0,6%, oltre il +0,4% atteso. Il trend dei salari rinfocola i timori su una Fed più hawkish, tema tra l'altro dominante in questa prima settimana di contrattazioni dell'anno nuovo, che ha mandato all'aria i primi guadagni del 2022 riportati da Wall Street. Dai verbali, relativi all'ultima riunione della banca centrale del 2021, è emersa l'intenzione della Fed di alzare i tassi sui fed funds in anticipo o più velocemente e, anche, di ridurre il proprio bilancio monstre di $8,8 trilioni, fattore che ha scatenato i sell off sull'azionario globale, facendo scattare al rialzo i tassi dei Treasuries decennali, fino all'1,75% nella seduta di ieri, rispetto all'1,51% di fine 2021. Detto questo, Goldman Sachs ritiene che i rendimenti dei Treasuries Usa di più lungo periodo rimarranno bassi, anche quando la Federal Reserve inizierà ad alzare i tassi. Lo scatto improvviso di queste prime sessioni dell'anno nuovo, che ha riempito le pagine dei giornali finanziari, rimarrà insomma per Goldman Sachs circoscritto. Gli analisti, pur rivedendo al rialzo il target sui tassi a due anni, hanno lasciato così invariato l'outlook sui tassi dei Treasuries a 5, 10 e a 30 anni, attesi per fine 2022, rispettivamente all'1,8%, al 2% e al 2,25%. Goldman ha rivisto invece al rialzo, per l'appunto, le stime sui tassi a due anni - più sensibili alle previsioni sulla politica monetaria - dall'1,15% all'1,35%. In generale gli economisti del gigante di Wall Street ritengono che ci saranno "tre rialzi (dei tassi sui fed funds da parte della Fed) entro la fine del 2022 (come emerge d'altronde anche dal dot plot della Fed) e tre rialzi l'anno negli anni successivi". Tra i titoli protagonisti della seduta odierna, focus sulla meme stock GameStop, volata di oltre +23% in premercato dopo la diffusione di alcuni rumor, secondo cui la società starebbe lanciando una divisione per sviluppare un mercato per i token non fungibili (NFT). Il rivenditore di videogiochi si sta rinnovando e il presidente Ryan Cohen avrebbe già contattato dirigenti di varie aziende, tra cui Amazon, per portare sempre di più GameStop verso l'e-commerce. Male invece Starbucks, che paga il downgrade di RBC e Oppenheimer: entrambi i broker hanno spiegato la mossa con la possibilità che il titolo abbia toccato già il suo record di breve periodo, e che il gruppo sia destinato a far fatica ad assistere a una ulteriore crescita dei profitti.

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