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Wall Street e Fed temono la reflazione Usa, focus su rally tassi Treauries e prezzi petrolio

Laura Naka Antonelli
·2 minuto per la lettura

Negli Stati Uniti e nel mondo esplode la paura della reflazione, ovvero il timore di una brusca impennata del tasso di inflazione Usa. Sono state queste preoccupazioni a condizionare la seduta della vigilia di Wall Street e anche quella dell'azionario globale. Al momento, i futures sui principali indici azionari Usa sono deboli. Ieri il Dow Jones ha chiuso a un livello record per l'ottava volta dall'inizio del 2021, con un rialzo di 63,36 punti o +0,20% a 31.521,76. Piatto l'indice S&P 500 (-0,06%), a 3.932,57, mentre il Nasdaq ha chiuso in flessione di 47,974 punti (-0,34%), a 14.047,56 punti, con Apple che ha avuto l'impatto più negativo sull'indice, con una flessione pari a -1,6%. Da segnalare che l'indice Dow Jones ha toccato anche il record intraday di sempre, ieri, a 31.608,63 punti, sostenuto dalla forza di alcuni titoli come Salesforce. Protagonista della sessione è stato il boom dei tassi sui Treasuries Usa, con quelli decennali che ieri sono saliti fino a oltre l'1,3%, al record dal febbraio del 2020, alimentando e confermando i timori di una reflazione negli Stati Uniti. Anche i tassi dei Treasuries a 30 anni hanno toccato il record in più di un anno, al 2,08%. Un articolo di Bloomberg riporta come la Federal Reserve di Jerome Powell potrebbe star iniziando a guardare con preoccupazione al boom dei prezzi del petrolio, a causa della loro incidenza nel far salire le aspettative sull'inflazione. In teoria, la Fed ha fatto capire ai mercati che alzerà i tassi sui fed funds non prima del 2023. Ma il recente balzo in particolare del contratto WTI scambiato a New York, che ha toccato il record in più di un anno a $60,95 - sulla scia anche e soprattutto della preoccupazione sull'offerta di petrolio del Texas, messa in ginocchio dalla forte bufera di neve - e il balzo dei tassi sui Treasuries potrebbero iniziare ad allertare Jerome Powell & Co. Da segnalare che . il Texas produce circa 4,6 milioni di barili di petrolio al giorno ed è sede di 31 raffinerie (dati della Energy Information Administration).