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Wall Street: futures Nasdaq ancora KO, tonfo -220 punti. Tesla -6% dopo perdita peggiore da settembre

Laura Naka Antonelli
·4 minuto per la lettura

Ancora giù Wall Street, dopo la vigilia di perdite che hanno affossato soprattutto le Big Tech. I futures sul Dow Jones sono piatti, con una variazione pari a -0,03% a 31.453 punti; quelli sul Nasdaq arretrano dell'1,66%, cedendo più di 221 punti, a 13.001 circa, mentre i contratti sullo S&P 500 arretrano dello 0,50% a 3.855 punti. Brutta giornata per i titoli tecnologici Usa, quella di ieri, con il Nasdaq Composite che ha perso il 2,5% a 13.533,05 punti. Tra le vittime illustri Tesla, affondata dell'8,6%. Le vendite sui titoli Big Tech hanno messo sotto pressione Apple, Amazon e Microsoft, che hanno perso tutte almeno il 2%: titoli che stanno cedendo tutti anche in premercato. Lo spettro della reflazione Usa - con i tassi sui Treasuries Usa oltre l'1,37% - ha portato lo S&P 500 a cedere per la quinta sessione consecutiva, chiudendo in calo dello 0,8% a 3.876,50. Il Dow Jones Industrial Average è riuscito invece a recuperare terreno dopo una perdita di 200 punti circa, in rialzo di 27,37 punti o +0,1%, a 31.521,69. Tornando al titolo Tesla, le quotazioni della Big Tech di Elon Musk perdono ancora, dopo aver sofferto il tonfo più forte dal settembre del 2020. Il titolo continua a pagare l'esposizione al Bitcoin annunciata giorni fa da colosso produttore di auto elettriche, con un investimento del valore di $1,5 miliardi. L'investimento è stato accolto come l'ennesima benedizione impartita alla criptovaluta numero uno al mondo. Forte dell'assist di Tesla e dalla fiducia manifestata a più riprese dal mondo degli investitori istituzionali, il Bitcoin è volato domenica scorsa fin oltre $58.000, al record di sempre. Ieri, l'affondo di Janet Yellen contro la valuta ha scatenato tuttavia una forte ondata di sell off, che ha portato il Bitcoin ad affondare fino a -17%, capitolando anche sotto la soglia di $49.000. Il segretario al Tesoro Usa ha lanciato ieri un avvertimento sul Bitcoin, affermando che la criptovaluta rappresenta un modo "estremamente inefficiente" di condurre transazioni monetarie. L'ex presidente della Federal Reserve ha affermato che rimangono importanti interrogativi sulla legittimità e sulla stabilità della moneta digitale. Non solo. Yellen ha anche accennato alla quantità di energia consumata nell'elaborazione delle transazioni BTC, definendola "sconcertante". Tesla cede il 6% in premercato. Tutti gli occhi sono puntati a questo punto sul discorso che Jerome Powell, numero uno della Federal Reserve, proferirà nella giornata di oggi, in occasione della sua audizione alla Commissione bancaria del Senato. I suoi commenti sui tassi e sull'inflazione potrebbero pilotare il sentiment di mercato, dopo i timori sulla reflazione Usa, scatenati dal balzo dei tassi sui Treasuries. Da segnalare che, dall'inizio dell'anno, i rendimenti decennali dei titoli di stato americani sono balzati da un valore inferiore all'1% fino a oltre l'1,36% nelle contrattazioni di lunedì. Tra i titoli, attenzione anche a Facebook, che ha deciso di ripristinare le pagine di news in Australia, dopo aver raggiunto un accordo con il governo. Il titolo cede tuttavia più dell'1%. Oggetto del contenzioso, che aveva portato il social network di Mark Zuckerberg a chiudere le pagine in Australia, è la proposta di legge sui media che il governo sta promuovendo e che, se approvata, costringerebbe le piattaforme digitali a pagare le società editoriali per i contenuti di notizie offerti. Il governo, come ha reso noto Facebook, ha presentato alcuni emendamenti che potrebbero rendere il passaggio della nuova legge meno oneroso per i giganti del calibro di Facebook. In particolare, sulla base degli emendamenti alla proposta presentati, l'esecutivo australiano prenderebbe in considerazione gli accordi commerciali precedentemente conclusi tra titani come Facebook e Google da un lato, e la stampa locale dall'altro, prima di decidere di imporre i pagamenti alle piattaforme social per la diffusione dei relativi articoli. Il governo concederà alle piattaforme anche un preavviso di un mese prima di arrivare alla decisione finale. Facebook ha così commentato: "Dopo ulteriori discussioni, siamo soddisfatti che il governo australiano ha raggiunto un accordo per introdurre alcuni cambiamenti e garanzie che prendano in considerazione la nostra preoccupazione chiave, che è quella di consentire accordi commerciali che riconoscano il valore che la nostra piattaforma eroga alle società editoriali in relazione al valore che da esse riceviamo".