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Wall Street, tonfo in apertura a causa della "guerra" del petrolio

Virgilio Chelli
Wall Street, tonfo in apertura a causa della

L’ondata di vendite partita dall’Asia, dopo aver buttato giù gli indici europei, ha investito anche l’America. A Wall Street la combo coronavirus-petrolio fa scattare la sospensione temporanea dell'S&P 500

Wall Street non si salva dall’ondata di vendite che ha investito prima l’Asia e poi l’Europa causate dal tonfo del prezzo del petrolio, con prezzi in caduta arrivati a sfiorare il 30% e poi stabilizzati intorno al 20%. Il violento tonfo al suono della campanella, squillata oggi un’ora in anticipo per l’arrivo dell’ora legale in USA, dei tre indici principali – S&P 500, Dow Jones e Nasdaq – ha fatto scattare i cosiddetti curbs, vale a dire la sospensione temporanea delle contrattazioni prevista dai regolamenti a fronte di movimenti troppo violenti e veloci.

STOP ALLE PROVE DI RESILIENZA

Proprio mentre la Borsa Americana stava effettuando le prove generali di resilienza alla correzione indotta dal coronarivurs, è arrivato il nuovo inatteso shock, questa volta dal fronte petrolifero. I tre indici principali hanno aperto in rosso di circa il 5% per poi rimanere sugli stessi valori fino a metà seduta. In pratica è successo che l’Arabia Saudita ha dichiarato una vera e propria guerra dei prezzi dopo che i russi si erano opposti ai tagli produttivi chiesti proprio dai sauditi per sostenere i prezzi. La risposta di Riyadh è stata una rappresaglia, con l’annuncio di un ribasso unilaterale dei prezzi.

Borse: avvio nero in Europa. Piazza Affari non fa prezzo, Madrid, Londra e Francoforte -7%

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LA CORREZIONE SI ESTENDE, LA FED DI NEW YORK IMMETTE LIQUIDITA’, CORSA AI T-BOND

Il crollo del petrolio sta facendo entrare i listini europei, già in correzione, in territorio Orso, vale a dire oltre il 20% dai massimi recenti, mentre a meno di un’ora dall’apertura Wall Street contiene il calo a oltre il 10% dai recentissimi record. Tecnicamente parlando, dopo la correzione arriva l’Orso e dopo ancora la cosiddetta ‘capitulation’, vale a dire una caduta senza rete. A fronte della caduta delle azioni, con vittime predestinate i titoli legati alla produzione di petrolio, i prezzi dei T-bond americani sono invece schizzati, facendo precipitare i rendimenti a nuovi record, fino a sotto lo 0,5%. Immediata la risposta della Fed di New York che ha rifornito subito il mercato di liquidità per consentire il regolare funzionamento dei mercati finanziari.

TORNATI I TIMORI DI RECESSIONE GLOBALE NONOSTANTE I RECENTI DATI FORTI SULL’ECONOMIA USA

La caduta verticale del petrolio ha comunque impattato tutti i titoli quotati a Wall Street perché è tornata ad alimentare i timori di recessione globale, che erano stati allontanati dagli ultimi dati americani, forti su tutti i versanti, dall’occupazione alla produzione manifatturiera, tanto che la Fed di Atlanta aveva ritoccato al rialzo le stime sulla crescita del PIL nel primo trimestre portandole al 3,1%. Dopo la settimana shock causata dal virus, Wall Street aveva intrapreso con alti e bassi un tentativo di resilienza e di recupero, culminata con un finale con qualche luce venerdì scorso. Ma il nuovo shock da petrolio torna a mettere a dura prova i nervi degli investitori. Era dall’autunno del 2008, ai tempi del crac Lehman, che la Borsa di New York non ricorreva ai curbs, meccanismo inventato dopo il crash del 1987 per dare agli investitori il tempo di pensare e non lasciare agli automatismi le decisioni di vendita.