Wall Street torna ad amare il rischio?

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Potere delle delegazioni del Congresso che, evidentemente, stanno raggiungendo un accordo. E potere, forse, anche della consapevolezza dei repubblicani dell’impossibilità di portare oltre il loro ostracismo verso un aumento delle tasse ai più ricchi. Il Fiscal Cliff incombe, il tempo stringe e non ci sono più vie d’uscita, per questo motivo evidentemente i repubblicani hanno preferito sfruttare il margine di trattativa che gli restava, invece di costringere il Paese (e di conseguenza anche le finanze dei magnati che tentavano di salvaguardare) a una fine ingloriosa. E intanto ben poco spaventano le bocciature di Moody a Parigi che perde la tripla A: anche a Wall Street, dopo la perdita del massimo rating, i mercati non si fanno prendere dal panico più di tanto. Fatto salvo, ovviamente, la consapevolezza del reale stato di salute dell’economia sotto esame. Paradossalmente sembra proprio che sia la consapevolezza della debolezza sistematica del Vecchio Continente a non far cadere nel panico i mercati: in pratica il segreto di Pulcinella. Si, perchè il motivo del downgrade è stato più che altro l’esposizione della Francia verso le economie in crisi dell’euro (cosa ormai arcinota) come anche le difficoltà, più volte sottolineate dalla stessa stampa, di riuscire a raggiungere un accordo anche solo di massima per la riforma fiscale e il debito che anche oltralpe sta rappresentando un elemento fin troppo ingombrante. Il pericolo di contagio si tramuterà, secondo quanto rivelato da molti, in una semplice battuta d'arresto temporanea per la propensione al rischio. E poi, alla fine dei conti, il vero problema dell’economia mondiale erano quei 600 miliardi di dollari che stavano precipitando fuori dalle tasche degli americani e che terrorizzavano le famiglie, costrette con ogni probabilità, a spese che superavano i 3.500 dollari per ogni singolo nucleo. Cifre che avrebbero distrutto la ripresa.

, Sulla base di questo, quindi, è possibile che il 2013 di apra con una certa propensione al rischio rimandando indietro il nervosismo che ha colpito i mercati globali dopo l'elezione degli Stati Uniti il? 6 novembre.

"Dopo tante cattive notizie finalmente la speranza del Fiscal Cliff evitato permetterà di staccare la spina" ha dichiarato Paul Bloxham, capo economista per l'Australia e la Nuova Zelanda di HSBC (Londra: HSBA.L - notizie) . Gli fa eco anche David Poh, responsabile regionale per la gestione patrimoniale presso Societe Generale (Parigi: FR0000130809 - notizie) di Singapore, che ha dichiarato di essere già più ottimista circa ciò che stato fatto. "Guardando alla garanzia di un compromesso o ancora meglio di una accordo, le tendenze positive sono più forti rispetto anche solo a tre mesi fa" Timothy Riddell, per la ricerca di mercato presso ANZ, ha visioni anche più ampie: la chiave è stata anche la presentazione della nuova leadership cinese e della loro intenzione di portare riforme in campo economico. Una nota molto interessante se si considera che gli usa hanno appena superato l’Europa per il volume di scambi con la Cina. In pratica Pechino esporta più verso Washington (diventato ormai il suo primo cliente) che non verso le capitali europee. Segno evidente che ormai Obama non potrà più fare a meno dell’ingombrante alleato economicamente molto comodo.

, E dall’Oriente arrivano anche altri elementi di valutazione, come la posizione dell’economia giapponese, sull’orlo della caduta libera: anche se l’indice Nikkei (Osaka: ^N225 - notizie) ha guadagnato il 6 per cento nel giro di una settimana, le speranze di nuove elezioni fanno sperare in un miglioramento, allo stato attuale c’è a Tokyo una crisi dell’intero sistema che sta perdendo credibilità anche per la mancanza di efficacia delle riforme bloccate da dissidi politici.

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