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Washington si barrica per paura della guerriglia post voto

Giulia Belardelli
·Giornalista, HuffPost
·6 minuto per la lettura
Washinton Dc, preparativi per l'Election Day (Photo: NICHOLAS KAMM via Getty Images)
Washinton Dc, preparativi per l'Election Day (Photo: NICHOLAS KAMM via Getty Images)

Ampie aree del centro di Washington DC, a pochi isolati dalla Casa Bianca, assomigliano sempre di più a una comunità costiera che si sta preparando a un potente uragano. Da giorni si lavora per coprire con pannelli di compensato le vetrine di negozi, bar e ristoranti, ma anche gli eleganti palazzi che ospitano uffici, think tank, studi legali. Le immagini raccontano di una capitale che si blinda per il timore di violenze post-elettorali, una paura trasversale ad altre città del Paese, da Chicago a Portland.

Per ora si tratta per lo più di timori preventivi: le forze di sicurezza – scrive Usa Today – non hanno diramato allerte specifiche per minacce connesse all’Election Day, anche se i segnali poco rassicuranti non mancano. A Chicago, per esempio, il Dipartimento di Polizia ha vietato le ferie per tutto il mese di novembre agli agenti incaricati della gestione delle proteste. In vista di qualsiasi emergenza, compresi disordini civili legati alle elezioni, la Guardia Nazionale ha già designato unità di polizia militare in due Stati per fungere da forze di reazione rapida. Secondo la Guardia, circa 600 soldati - 300 sia in Alabama che in Arizona - saranno pronti a dispiegarsi entro 24 ore se richiesto da un governatore di un altro Stato. I leader della Guardia Nazionale hanno acquistato equipaggiamento protettivo aggiuntivo e hanno aumentato l’addestramento delle truppe sulle procedure appropriate durante le proteste, riporta l’Associated Press.

La paura più grande è che all’alba del 4 novembre si configuri lo scenario da incubo che rischia di “spezzare l’America”, per dirla con The Atlantic: un risultato talmente incerto da rendere impossibile decretare un vincitore per giorni o settimane. Una lunga schiera di osservatori e analisti politici ha già lanciato l’allarme: a meno di una vittoria schiacciante di Joe Biden, la prospettiva di una lunga battaglia per il conteggio e riconteggio dei voti è tutt’altro che peregrina. La minaccia di Donald Trump di non impegnarsi a una transizione pacifica del potere lascia aperta la porta agli scenari più tetri, tra cui quello di una notte elettorale infinita, le cui ombre potrebbero allungarsi per settimane nei tribunali e nelle strade d’America.

Saccheggi ad agosto a Chicago (Photo: Xinhua News Agency via Getty Images)
Saccheggi ad agosto a Chicago (Photo: Xinhua News Agency via Getty Images)

A Washington come in altre città d’America, il ricordo delle proteste e degli scontri della scorsa primavera è ancora vivido. La rabbia per l’uccisione di George Floyd a Minneapolis ha innescato una nuova stagione di mobilitazione contro il razzismo e gli abusi della polizia. Gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno lasciato una scia di sangue e danni nelle vie più colpite.

“Quando sono scoppiate le proteste a maggio, l’intera strada è stata vandalizzata”, ha detto a Usa Today Alex Provenzano, proprietario di un salone al centro di Washington, a un isolato dalla Casa Bianca. Nei giorni scorsi ha ritirato fuori i pannelli di compensato di cui si era munito durante la fase più acuta delle proteste. “Di solito sono una persona molto positiva, spero per il meglio”, ha detto. “Ma le persone sono molto stressate e in questo momento c’è molta incertezza nel Paese. È piuttosto spaventoso”.

Washinton Dc, preparativi per l'Election Day (Photo: NICHOLAS KAMM via Getty Images)
Washinton Dc, preparativi per l'Election Day (Photo: NICHOLAS KAMM via Getty Images)

Secondo un sondaggio Usa Today/Suffolk University, tre elettori su quattro si dicono preoccupati per possibili violenze, mentre solo uno su quattro afferma di essere “molto fiducioso” che il Paese vedrà un trasferimento pacifico del potere nel caso di vittoria di Joe Biden.

Ad alimentare l’ansia in un Paese già stressato è il presidente stesso, ormai da tempo impegnato in una campagna di delegittimazione preventiva della validità di un risultato che mai come quest’anno sarà determinato dai voti per posta. Una serie di controversie legali ancora pendono sulle modalità con cui questi voti dovranno essere o meno conteggiati, tra minacce di ricorsi e accuse di brogli.

Il clima di incertezza e tensione è aggravato dalla pandemia di Covid-19 che negli Usa ha raggiunto livelli stellari: quasi 9 milioni di casi confermati e 230mila morti, con impatto pesantissimo anche sul piano economico. Il deficit del bilancio federale è schizzato a 3.100 miliardi di dollari, un valore più che triplicato nell’ultimo anno fiscale a causa dei piani di aiuti per limitare gli effetti della pandemia sull’economia della prima potenza mondiale. Il deficit Usa è salito al 16% rispetto al Pil, la percentuale più elevata dal 1945, anno della fine della Seconda Guerra mondiale.

Come ovunque nel mondo, il coronavirus ha alimentato un altro virus, quello della diseguaglianza, già assai presente sul suolo americano. Secondo i dati della Columbia University, da maggio 8 milioni di americani sono scesi sotto la soglia di povertà. I più colpiti, neanche a dirlo, sono gli afroamericani, i latinos e i loro bambini. “Sono numeri preoccupanti – spiega Bruce Meyer, uno degli autori dello studio, intervistato dal New York Times – Ci dicono che c’è tanta gente che fa fatica a pagare le bollette, a pagare l’affitto e anche a portare il cibo in tavola”.

La convergenza di stress, rabbia e paranoia elettorale sta spingendo chi ha un’attività economica a mettersi sulla difensiva. Solo così si spiega il record di pannelli di compensato e barriere in metallo messi a protezione di negozi, porte e finestre, da Seattle a Portland. Shain Jenkins, manager di Compton Lumber and Hardware vicino al centro di Seattle, ha detto che la domanda di compensato è aumentata di quasi il 40% nelle ultime due settimane mentre si discute di “rumors” su un nuovo ciclo di proteste. “Gli affari sono decisamente in crescita, ma non è il tipo di attività che non vedi l’ora di fare”, ha commentato a Usa Today.

Portland (Photo: David Ryder via Getty Images)
Portland (Photo: David Ryder via Getty Images)

A Chicago dozzine di attività commerciali lungo la via dello shopping del Magnificent Mile e in tutta l’area del centro non hanno rimosso le barriere temporanee installate durante l’estate, quando la città ha assistito a due episodi di saccheggi notturni. Ristoranti e rivenditori di lusso operano attraverso finestre ricoperte di compensato o altre barriere e i clienti passano attraverso le aperture dell’ingresso. I funzionari della città hanno tenuto seminari negli ultimi mesi per prepararsi a possibili disordini civili dopo il giorno delle elezioni. “La città sta adottando un approccio diretto alla pianificazione di questo evento”, ha detto in una conferenza stampa all’inizio di questo mese Rich Guidice, direttore esecutivo dell’Ufficio per la gestione e le comunicazioni delle emergenze. “Abbiamo svolto esercitazioni e tenuto seminari per essere pronti a rispondere a qualsiasi situazione o possibile evento che dovesse verificarsi in questa città prima, durante o dopo il giorno delle elezioni”.

A Washington Dc operai specializzati sono stati chiamati a ricoprire di compensato le vetrine del National Press Building, l’edificio che ospita i corrispondenti nazionali e internazionali che seguono la politica americana, a due passi dalla Casa Bianca. “Ci hanno chiesto di ricoprire l’intero palazzo della stampa nazionale per il timore di proteste e scontri in vista dell’Election Day”, ha spiegato uno di loro ad Adam Tuss, reporter di NBC Washington. Sono cronache di un’America angosciata, a tratti paranoica, che se potesse metterebbe l’acceleratore alle lancette per sapere come andrà a finire.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.