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WhatsApp a pagamento, torna la bufala

Non è la prima volta che si deve smentire una notizia totalmente falsa. Ma che gira perché l’utente medio rilancia una notizia senza prima verificarla, senza un po’ di senso critico. (Credits – Getty Images)

Con il nuovo anno torna la bufala di WhatsApp a pagamento. Negli ultimi giorni, infatti, è ripresa la catena di messaggi che inizia con un allarmante “Avviso importante a tutti gli utenti di WhatsApp”. Cui segue un dettagliato e preciso messaggio: “Dopo la nuova vendita del servizio finora gratuito offerto da whatsapp, il nuovo direttore Yong Lin, durante la conferenza a stampa tenuta stamani 03 Gennaio 2018 a Shangai ha annunciato che da sabato mattina 13 Gennaio 2018 whatsapp diventerà a pagamento! Se hai almeno venti contatti manda questo messaggio a loro. Così risulterà che sei un utilizzatore assiduo e il tuo logo diventerà blu e resterà gratuito (ne hanno parlato al tg). Whatsapp costerà 0,01€ al messaggio. FATE GIRARE”. E la gente fa girare.

Peccato che, come detto, si tratta di una bufala. E non è la prima volta che viene annunciata la svolta a pagamento del famoso sistema di messaggistica. E non è la prima volta che si deve smentire una notizia totalmente falsa. Ma che gira perché l’utente medio rilancia una notizia senza prima verificarla, senza un po’ di senso critico. Perché basterebbe veramente poco a fermare questa catena di Sant’Antonio e a uccidere sul nascere la bufala. Basterebbe, infatti, scoprire che non esiste alcun nuovo direttore Yong Lin a WhatsApp, così come non vi è stata alcuna conferenza stampa e nessun fantomatico tg ha annunciato il fatto.

Non solo, perché WhatsApp è un’azienda e ha dei canali ufficiali, anche social. E basta andare sulla pagina Twitter di WhatsApp per vedere che da nessuna parte si annuncia che WhatsApp sarà a pagamento. Eppure, come detto, la bufala corre veloce in rete, tra ingenui creduloni e chi – nel dubbio – intanto avvisa amici e parenti del rischio, magari aggiungendo un “ma sarà vero?”. Ecco, prima di far girare forse si dovrebbe controllare che sia vero.

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