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Whirlpool, Tribunale Napoli rigetta ricorso: via a licenziamenti, ira sindacati

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Il Tribunale di Napoli ha rigettato il ricorso per condotta antisindacale presentata da Fim Fiom e Uilm nei confronti di Whirlpool per la chiusura del sito di via Argine rendendo così di fatto esigibili i licenziamenti dei 320 lavoratori dello stabilimento campano avviati dal gruppo già nella giornata di mercoledì. La sentenza è arrivata a poche ore dall'inizio dell'assemblea convocata dai sindacati al sito di Napoli. Immediata la risposta dei lavoratori che contavano sul ricorso per bloccare l'invio delle lettere: subito 2 ore di sciopero a fine turno, nello stabilimento di Cassinetta a Varese, mentre per domani si fermeranno per le ultime 2 ore di tutti i turni i lavoratori dei siti di Melano, Siena e Comunanza e 1 ora di sciopero è stata proclamata per ogni fine turno anche allo stabilimento di Carinaro.

"Napoli non molla", ripetono lavoratori e sindacati per i quali la "vertenza non è finita". Anzi si valuta anche la possibilità di ricorrere per via giudiziaria contro i licenziamenti. Ma prima il Governo deve riconvocare il tavolo al Mise. "Il governo ha garantito soluzioni industriali importanti e continuità occupazionale: per questo Giorgetti e Orlando devono convocare urgentemente il confronto", chiedono Fim Fiom e Uil, sollecitando per questo una partenza rapida di quel Consorzio per l'hub di mobilità sostenibile in cui la presenza di Invitalia possa dare maggiori garanzie al percorso.

"La vertenza non è finita: continuerà fino ad una soluzione industriale che sia all'altezza degli accordi che il governo non ha fatto rispettare a Whirlpool e degli impegni che lo stesso esecutivo ha preso nel corso del confronto ministeriale durante questi 28 mesi di lotta", ripetono i sindacati delusi dalla sentenza del Tribunale di Napoli. " Il decreto in questione ci lascia totalmente insoddisfatti, non solo dal punto di vista dell'esito del giudizio, ma ancor più per le argomentazioni e le motivazioni addotte, che vedono recepite totalmente e acriticamente le tesi difensive della società, trascurando e non prendendo in esame, quantomeno correttamente, le argomentazioni in fatto e le conseguenti questioni giuridiche poste a base del ricorso", commenta l'avvocato Lello Ferrara, legale della Fiom.

Molte le argomentazioni spinose per i sindacati usate dal Tribunale di Napoli: ""deve ritenersi che non sia espressione di antisindacalità il comportamento avuto dalla resistente, che non ha proseguito sin dal maggio del 2019 negli investimenti, così come previsto dal piano, e che ha cessato l’attività produttiva nel sito dal primo novembre 2020. Si tratta di "estrinsecazione del diritto di libertà di iniziativa economica previsto in Costituzione che, sebbene possa subire limiti per esigenze di carattere sociale, non può essere vincolato se non per volontà dell’avente diritto", scrive infatti il giudice Maria Rosaria Lombardi per la quale " "non si comprende quale sia la prerogativa sindacale che si assume lesa". Non solo.

Ad 'assolvere' l'azienda anche il fatto che non solo "appaia plausibile che il sensibile discostamento dalle stime di crescita previste, possa avere determinato una parziale modifica del piano industriale inducendo la società a non continuare nella produzione e nella mission" ma anche come in tema di mantenimento dei livelli di occupazione, prima di procedere ai licenziamenti collettivi, la multinazionale abbia fatto la sua parte.

"Risulta che la società, al fine di mantenere i livelli occupazionali si sia attivata nell’agosto del 2019 nel ricercare soluzioni, coinvolgendo i sindacati, mediante la cessione del ramo di azienda anche con la riconversione aziendale. L’essersi adeguata poi, al diniego manifestato dai lavoratori e dai sindacati, di certo evidenzia la correttezza delle relazioni sindacali ed il peso che le Sigle ricorrenti hanno avuto nelle trattative", si legge ancora nel decreto.

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