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Workers buyout, ad oggi 326 imprese 'salvate' con oltre 10.500 lavoratori

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Sono 326 fino ad oggi le imprese salvate dal fallimento e risorte dalle ceneri, per un totale di oltre 10.500 addetti che si sono rimboccati le maniche e non hanno perso il posto di lavoro. Sono i numeri delle cooperative costituite dai cosiddetti "workers buyout", un termine mutuato dall'inglese che sta a indicare quelle cooperative nate per iniziativa dei lavoratori che rilevano un'azienda o di una sua parte, che subentrano nella proprietà per mantenere attività produttiva e occupazione.

Si tratta quasi sempre del salvataggio di aziende in crisi ma anche di società a gestione familiare, che magari per mancanza di ricambio generazionale, si vedono costrette a chiudere: tanto che l'anno scorso è stata prevista una dotazione specifica per questo tipo di interventi e un fondo di 15 milioni che si andranno ad aggiungere alla altre risorse già previste. Un fenomeno quello dei workers buyout che in Italia abbraccia diversi settori, dall'agricoltura all'industria, dai servizi sociali all'edilizia.

Ma oltre alla forza d'animo di chi si improvvisa imprenditore da dipendente che era, pur di non perdere tutto e scommette sul proprio futuro, trasformando in capitale il proprio Tfr (defiscalizzato) o l'indennità di disoccupazione (Naspi), a sostenere questa piccola e media imprenditoria concorrono i finanziamenti di Cooperazione Finanza Impresa (Cfi) partecipata e vigilata dal ministero dello Sviluppo Economico che, fino ad oggi, ha investito complessivamente oltre 300 milioni di euro nelle coop 'workers buyout', da quando è nata nel 1986 con l'entrata in vigore della legge Marcora.

Cooperazione Finanza Impresa diventa obbligatoriamente socia della cooperativa, mette i capitali, eroga finanziamenti a tasso agevolato o tasso di mercato e, dopo dieci anni deve uscire. Nel capitale di Cooperazione Finanza Impresa, oltre al ministero dello Sviluppo Economico, sono presenti Invitalia, i fondi mutualistici di Agci, Confcooperative, Legacoop e 325 imprese cooperative.

Per ogni lavoratore di queste cooperative viene stimato un investimento medio per addetto di 12 mila di euro, il governo intende rafforzare questo strumento anche per la parte che riguarda il tutoraggio perché sono progetti complessi che richiedono un accompagnamento.

Tra le cooperative attive, il 75% sono aderenti a Legacoop e producono l’87% del fatturato e il 91% degli utili sul totale. Le imprese associate presentano un tasso di sopravvivenza (47,2%) nettamente più alto di quello riscontrato tra le non aderenti (20,4%). Si rileva una forte concentrazione territoriale tra le regioni del Centro e del Nord-Est (70%); la maggior parte delle imprese recuperate (79,6%) rientra nel comparto dell’industria manifatturiera e la dimensione media fa rientrare i workers buyout prevalentemente nelle pmi.

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