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X SABATO Vino de-alcolato, De Castro: "è opportunità ma non chiamiamolo vino"

·2 minuto per la lettura

Nella cornice della nuova Pac 2021-2027, appena approvata dal Trilogo e in sede di Agrifish, è inserito il capitolo sulla de-alcolazione del vino. La proposta delle istituzioni europee prevede per i vini da tavola una de-alcolazione totale con gradazione alcolica inferiore a 0,5% mentre per i vini di qualità (tecnicamente Dop e Igp che racchiudono Doc, Docg, Igt) la de-alcolazione è consentita parzialmente con titolo alcolometrico superiore a 0,5%). "La de-alcolazione per i vini da tavola può diventare una opportunità commerciale, non lasciamola ad altri" interviene Paolo De Castro, coordinatore del Gruppo S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo, intervistato dall’Adnkronos.

"Certo è che un prodotto analcolico o quasi non si può chiamare vino, vediamo come andrà a finire però ci tengo a sottolineare che non è corretto chiamarlo annacquato perché non c’entra niente l’acqua, non si aggiunge acqua ma si abbassa la gradazione" spiega facendo riferimento alle pratiche enologiche consentite. A questo proposito la Pac chiarisce che non vengono concesse pratiche che prevedano l’aggiunta di acqua e altri elementi non ricavati direttamente dal processo di de-alcolazione.

La partita, comunque, è in mano ai produttori sottolinea l’ex ministro dell’Agricoltura ricordando un precedente illustre, la birra analcolica. Quanto ai vini a denominazione di origine, dal Barbera al Chianti, dal Prosecco al Primitivo, "ciascun consorzio potrebbe decidere, eventualmente, all’interno di un disciplinare - sostiene De Castro - quello che ritiene di cambiare ma, è un processo lungo, va comunque considerata l’utilità di una pratica enologica che può essere gestita dai consorzi sulla base delle caratteristiche dell’annata".

Diverso è il caso dei vini da tavola "si può arrivare addirittura a un vino a 8, 9 gradi". La de-alcolazione, che ha letteralmente spaccato il mondo del vino italiano, è pensata nell’ambito della Pac per aiutare i produttori ad entrare in nuovi mercati, "non in Europa – aggiunge l’europarlamentare – si rivolge a paesi come la Cina o i Paesi arabi. Il rischio è che qualcun altro se ne appropri e quindi è bene mettere delle regole europee, c’è una norma comunque ancora in vigore che dice che sotto i 9 gradi non si può definire vino" conclude De Castro. (di Cristina Armeni)

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