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Zingaretti alle Sardine: "Ora cambio il Pd, ridiscutere sistema delle correnti"

Carlo Renda
·Vicedirettore HuffPost
·2 minuti per la lettura
Agf (Photo: Agf)
Agf (Photo: Agf)

Nicola Zingaretti risponde a Mattia Santori, che in un video aveva lanciato un appello al cambiamento del Pd per una convergenza programmatica e politica con le Sardine. Il segretario del Pd affida il suo pensiero a una lettera pubblicata dal sito Tpi.it.

“Appena eletto segretario, circa un anno fa, ho tentato di mettere in pratica un profondo rinnovamento del partito” scrive Zingaretti, ricordando l’iniziativa Piazza Grande “intesa come un primo passo per includere nel Pd rinnovato tante energie senza riferimento, disperse e molto spesso sfiduciate”. Da allora molte cose sono cambiate, soprattutto con l’ingresso al Governo con i 5 stelle. Un percorso che il segretario Pd spiega di voler portare avanti: “Rimangono lentezze, distanze tra gli alleati della maggioranza che si è costituita, provvedimenti ritardati e zone non marginali di diffidenza e anche di sofferenza tra i cittadini e settori significativi della società italiana. Ecco perché chiedo una maggiore unità delle forze politiche. Perché dopo l’emergenza occorre ricostruire. E per ricostruire ci vuole sincerità e visione unitaria sui compiti che ci aspettano. Naturalmente in un pluralismo di idee e nella differenza tra i partiti che governano; i quali, tuttavia, non si possono sentire avversari piuttosto solidali in un’impresa comune”.

Zingaretti parla del Pd come “pilastro unitario intorno al quale ricostruire una proposta per il Paese”. Tuttavia, “nella ricostruzione della Nazione è tempo anche di ricostruire e cambiare il Pd. Spesso noi stessi ci invitiamo ad aprirci di più. È un compito fondamentale”.

“L’ho detto alla Festa nazionale dell’Unità: scusate se nei mesi passati non abbiamo cambiato sufficientemente il partito. Ora questo sarà uno dei nostri impegni prioritari. Sarà l’oggetto fondamentale dei nostri pensieri. Occorre una organizzazione nuova al nostro interno. Che privilegi il merito, l’esperienza, la creatività, la disponibilità anche a quei lavori umili e concreti ai quali ogni dirigente, a qualsiasi livello, non dovrebbe mai sottrarsi. Significa mettere in discussione un sistema di correnti a canne d’organo dove si intende racchiudere tutto, lasciando fuori coloro che non si vogliono arruolare. Significa trasformare le correnti in aree creative di pensiero, di cultura, di egemonia progettuale e ideale. Significa capovolgere la piramide dare ruolo ai territori e agli amministratori, ricollocare gli eletti alle differenti zone del Paese e non ai capi corrente. Significa costruire sedi autorevoli di direzione, riconosciute e di alta qualità, capaci effettivamente di costruire un gruppo dirigente attorno al segretario. Significa guardare a noi stessi, ma anche a un campo più largo di forze che pur mantenendo la loro autonomia, innervino la politica della sinistra e democratica e contino nelle scelte, per evitare che esse affluiscano e defluiscano nella scena politica come onde che non lasciano un segno”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.