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Zona euro, attività imprese si contrae a luglio, crescono timori recessione

Le bandiere dell'Unione europea davanti alla sede della Commissione europea a Bruxelles

(Corregge lead chiarendo che il sondaggio è di oggi non di ieri)

LONDRA (Reuters) -L'attività manifatturiera in tutta la zona euro ha subito una contrazione il mese scorso, con le aziende costrette ad accumulare i beni invenduti a causa della scarsità della domanda, secondo il sondaggio di oggi, aumentando i timori che il blocco possa cadere in una recessione.

Il Purchasing Managers' Index (Pmi) definitivo di S&P Global è sceso a luglio a 49,8 da 52,1 di giugno, superando di poco la lettura preliminare di 49,6 ma scendendo per la prima volta sotto la soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione dal giugno 2020.

L'indice, che confluisce nel Pmi composito previsto per mercoledì ed è considerato un buon indicatore della salute economica della zona euro, è sceso a 46,3, il minimo da oltre due anni. A giugno era pari a 49,3.

"L'industria manifatturiera della zona euro sta sprofondando in una contrazione sempre più marcata, aumentando il rischio di recessione della regione. I nuovi ordini stanno già scendendo a un ritmo che, escludendo i mesi di lockdown per la pandemia, è il più accelerato dalla crisi del debito del 2012, e probabilmente il peggio arriverà", ha detto Chris Williamson, capo economista aziendale di S&P Global.

"Le vendite inferiori alle previsioni, che si riflettono nell'accelerazione del calo dei nuovi ordini e delle esportazioni, hanno portato al maggiore aumento di scorte di prodotti finiti invenduti mai registrato dall'indagine", ha aggiunto.

L'indice dei nuovi ordini è sceso a 42,6 da 45,2, il più basso dal maggio 2020, quando la pandemia di coronavirus stava iniziando ad attanagliare il mondo, indicando scarse possibilità di un'inversione di tendenza a breve.

S&P Global ha detto che la produzione è diminuita in tutti i Paesi esaminati, ad eccezione dei Paesi Bassi, e che la flessione è particolarmente preoccupante in Germania, Francia e Italia, le tre maggiori economie del blocco.

L'economia statunitense si è inaspettatamente contratta nello scorso trimestre, aumentando il rischio che la maggiore economia del mondo sia sull'orlo di una recessione.

Tuttavia, il mese scorso la Banca centrale europea ha aumentato i tassi di interesse più del previsto, in quanto i timori per un'inflazione elevata hanno prevalso su quelli per la crescita.

L'inflazione della zona euro è aumentata ulteriormente rispetto all'obiettivo del 2% della Bce, raggiungendo un livello record dell'8,9% a luglio, secondo i dati ufficiali preliminari della scorsa settimana. Gli indici dei prezzi di input e output, pur essendo scesi nell'indagine Pmi, sono rimasti elevati.

L'economia del blocco è cresciuta più rapidamente del previsto nello scorso trimestre, secondo una prima lettura di venerdì, ma un sondaggio Reuters di luglio ha indicato il 45% di possibilità di una recessione entro un anno.

(Tradotto da Chiara Scarciglia, editing Francesca Piscioneri)

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