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Zona euro, inflazione raggiunge 5%, segnando nuovo record

·3 minuto per la lettura
Monete in euro davanti alla bandiera e alla mappa dell'Unione europea

FRANCOFORTE (Reuters) - L'inflazione della zona euro è aumentata inaspettatamente il mese scorso, rendendo probabilmente la lettura più spiacevole per la Banca centrale europea, che ha costantemente sottovalutato le pressioni sui prezzi e che per questo è stata criticata da alcuni dei suoi stessi responsabili di politica monetaria.

È quanto emerge dai dati dell'Eurostat.

L'inflazione nei 19 Paesi che condividono l'euro è salita al 5% dal 4,9% di novembre, a un livello record per il blocco e ben al di sopra delle stime degli analisti che si aspettavano un 4,7%.

I prezzi dell'energia, in aumento del 26% rispetto all'anno precedente, sono rimasti il principale fattore trainante dell'inflazione, ma anche i rincari di generi alimentari, servizi e beni importati sono stati tutti ben al di sopra dell'obiettivo generale di inflazione del 2% della Bce.

Con l'economia che è tornata in vita dopo lo shock pandemico iniziale dell'anno scorso, la crescita dei prezzi è decollata, cogliendo alla sprovvista la Bce.

Ad aggravare la pressione al rialzo, i colli di bottiglia della catena di approvvigionamento hanno ridotto la disponibilità di prodotti di consumo, mentre le famiglie, costrette a mettere da parte il loro denaro per un anno, hanno iniziato a spendere, dalle auto nuove ai pasti al ristorante.

La maggior parte di questi fattori di inflazione sono temporanei, quindi le pressioni sui prezzi dovrebbero alla fine allentarsi.

Tuttavia, le opinioni divergono su quanto velocemente l'inflazione scenderà e dove è probabile che si stabilizzi una volta che l'economia si sarà adattata alla nuova normalità.

La Bce vede l'inflazione di nuovo sotto il 2% entro la fine di quest'anno, ma una lunga lista di influenti policymaker sta mettendo in dubbio questa prospettiva, segnalando che i rischi sono orientati verso cifre più alte e che letture al di sopra del target potrebbero persistere nel prossimo anno.

La preoccupazione è in parte dovuta al fatto che anche l'inflazione di fondo - che esclude alimentari e prezzi del carburante - è al di sopra dell'obiettivo, suggerendo che i settori soggetti a deboli pressioni sui prezzi negli ultimi dieci anni si stanno ora adeguando.

Di fatto, l'inflazione che esclude i prezzi di cibo e carburante, misura osservata da vicino dalla Bce, è salita al 2,7% in dicembre dal 2,6%, mentre la misura ancor più ridotta che esclude anche alcol e tabacco è rimasta stabile al 2,6%. Entrambe le letture si sono attestate appena al di sopra delle aspettative.

Tuttavia, è probabile che la Bce non intraprenda nessuna nuova misura di politica monetaria in tempi brevi.

La banca ha ridotto ma prolungato gli stimoli solo poche settimane fa, quindi è probabile che non ci sia nessuna importante revisione della sua posizione prima di marzo.

La Bce sostiene anche che la crescita dei salari, un prerequisito delle pressioni durature sui prezzi, è debole, mentre l'impennata dei contagi da coronavirus probabilmente rallenterà l'attività economica e peserà sull'inflazione.

(Tradotto da Alice Schillaci in redazione a Danzica, in redazione a Roma Stefano Bernabei)

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