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Zona euro, inflazione tocca nuovo record a luglio

Una foto di banconote da 10, 20 e 50 euro

FRANCOFORTE (Reuters) - L'inflazione della zona euro è salita ad un nuovo record a luglio e potrebbero mancare ancora mesi prima che raggiunga il picco, mantenendo alta la pressione sulla Banca centrale europea per un altro forte rialzo dei tassi di interesse a settembre.

La crescita dei prezzi al consumo nei 19 Paesi che utilizzano l'euro ha accelerato all'8,9% a luglio dall'8,6% del mese precedente, ben al di sopra delle aspettative di +8,6% e ben al di là dell'obiettivo del 2% della Bce, come hanno mostrato i dati di Eurostat, l'agenzia di statistica dell'Ue.

L'inflazione è stata inizialmente guidata dalle strozzature nelle forniture post-pandemia, ma più recentemente le conseguenze della guerra in Ucraina sono state le principali responsabili dell'aumento dei prezzi dell'energia, dei metalli e dei prodotti alimentari.

Se i prezzi elevati dell'energia rimangono uno dei principali fattori inflazionistici, anche i prezzi dei prodotti alimentari trasformati e dei servizi hanno subito un'impennata, indicando un'inflazione sempre più diffusa.

Nel timore che la crescita dei prezzi sfugga al controllo, la Bce ha aumentato i tassi di 50 punti base questo mese, infrangendo la sua stessa guidance su una mossa più contenuta, e ha promesso ulteriori rialzi dei tassi per evitare l'innescarsi di una spirale salari-prezzi difficile da interrompere.

Ma anche l'inflazione rappresenta un dilemma per la banca centrale. I costi elevati dei generi alimentari e dell'energia impoveriscono i risparmi e rallentano la crescita, con la possibilità di spingere il blocco in recessione, nel peggiore degli scenari.

Di fatto, la Germania, la maggiore economia della zona euro, ha visto una fase di stagnazione nel secondo trimestre prima di quello che potrebbe essere un terzo trimestre difficile. Nel frattempo, anche l'economia statunitense ha subito una contrazione inaspettata nel secondo trimestre.

Tuttavia, la Bce ha chiarito che i timori per l'inflazione superano le preoccupazioni per la crescita, suggerendo che i banchieri centrali sono disposti ad alzare i tassi anche se questo dovesse danneggiare la crescita, poiché l'inflazione ora rischia di radicarsi.

In effetti, l'inflazione sottostante, che esclude i prezzi volatili di alimentari e carburante, è accelerata al 5,0% dal 4,6%, più del doppio dell'obiettivo del 2% fissato dalla Bce. Una misura ancora più ristretta, che esclude alcol e tabacco, ha visto un aumento al 4,0% dal 3,7%.

Ulteriore elemento a supporto della persistente pressione sui prezzi, il mercato del lavoro non è mai stato così tonico nei venti anni di storia della zona euro.

Il tasso di disoccupazione è al minimo storico del 6,6%, mentre l'occupazione è ai massimi livelli, il che suggerisce che le pressioni salariali, presupposto di un'inflazione duratura, sono già in corso.

I mercati prezzano ora un aumento dei tassi di 35 punti base per settembre, indicando che gli investitori sono divisi tra una mossa di 25 e una di 50 punti base.

Si attendono inoltre 90 punti base complessivi entro la fine dell'anno, o un rialzo in tutte e tre le prossime riunioni di politica monetaria.

Nelle ultime settimane, tuttavia, le aspettative sono state ridimensionate poiché la recessione, forse indotta dalla perdita di accesso al gas russo, sembra aver convinto la Bce a seguire un percorso di tassi più morbido.

La prossima riunione della Bce si terrà l'8 settembre.

(Tradotto da Chiara Scarciglia, editing Sabina Suzzi)

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