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Enel investe 29 mld, accelera su decarbonizzazione e rinnovabili

Milano, 27 nov. (askanews) - Enel spinge sulla decarbonizzazione e l'ulteriore aumento della produzione di energia rinnovabile. Nel nuovo piano strategico targato 2020-2022 il gruppo guidato da Francesco Starace aumenterà gli investimenti portandoli a 28,7 miliardi con un incremento dell'11% rispetto al piano precedente. Il 50% sarà destinato appunto alla chiusura delle centrali a carbone e all'incremento della capacità rinnovabile. Altri 11,8 miliardi saranno investiti nella continua digitalizzazione e automazione delle reti. Un piano possibile come ha spiegato Starace, a Milano per presentare il piano alla comunità finanziaria, perchè il 2019 è stato un anno di svolta.

"Nel 2019 abbiamo raggiunto un punto di non ritorno da tanti punti di vista e sono successe sostanzialmente tre cose importanti: la prima, per la prima volta, la risorsa rinnovabile, in termini di produzione di energia e di capacità è arrivata allo stesso livello di risorsa termica; quindi siamo al punto di incrocio; la seconda è che abbiamo finito il lavoro durato tre anni e mezzo di migrazione sul cloud di tutti gli applicativi e di tutti i dati dell'Enel a livello mondiale che è una cosa che nessuna azienda, a livello mondiale, è riuscita a fare. Questo ci permette di fare un cambio di passo straordinario nella digitalizzazione futura dell'azienda. La terza, è che abbiamo completato l'acquisizione della rete di distribuzione della città di San Paolo. È un'enorme città, di circa 22 milioni di abitanti, uno Stato che ci permette di completare finalmente la collezione delle grandi aree metropolitane dell'America Latina. Queste tre cose ci hanno dato una incredibile accelerazione e un cambio di passo importante nelle direttive che già avevamo".

Rispetto al Piano precedente le rinnovabili aumenteranno del 22% mentre la produzione dell'energia da carbone scenderà del 74%, In questo scenario l'Italia, grazie a quanto è stato fatto negli anni precedenti è ben posizionata. Enel chiuderà 4 centrali a carbone, Cerano (Brindisi), Torrevaldaliga Nord (Civitavecchia), Fusina (Venezia) e La Spezia e per evitare contraccolpi sulla rete ha già fatto richiesta per l'installazione di impianti a gas, 6 turbine, che compensino la potenza mancante.

"L'Italia è fortunata, perché tutto sommato è partita con un capitale di fonti rinnovabili ereditato da un lontano passato e su cui ha lavorato in un recente passato molto buono. È uno dei Paesi europei più avanzato come mix: non ha un tema di nucleare da smantellare e il numero di centrali a carbone da chiudere non è enorme, quindi il tema per l'Italia è estremamente più facile".