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Credit Suisse ha violato accordo su evasione fiscale in Usa, dice Senato

Il logo di Credit Suisse all'esterno del suo edificio a Hong Kong.

LONDRA (Reuters) - Credit Suisse ha violato un accordo di patteggiamento raggiunto nel 2014 con le autorità statunitensi perché ha continuato a favorire l'evasione fiscale dei cittadini Usa più facoltosi e a nascondere più di 700 milioni di dollari al governo.

È quanto rilevato dalla commissione finanziaria del Senato degli Stati Uniti.

Dopo aver concluso un'indagine durata due anni su Credit Suisse - che questo mese ha accettato un accordo di salvataggio da parte della rivale Ubs - la commissione ha dichiarato di aver scoperto "importanti violazioni" dell'accordo del 2014 tra il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e l'istituto di credito svizzero per aver favorito l'evasione fiscale.

Tra le violazioni, la mancata dichiarazione di quasi 100 milioni di dollari di conti offshore segreti appartenenti a un'unica famiglia di contribuenti statunitensi, che secondo la commissione rappresenterebbero una "associazione potenzialmente criminale in corso".

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In una dichiarazione inviata via e-mail, Credit Suisse ha precisato di non tollerare l'evasione fiscale e di aver collaborato con le autorità statunitensi.

"Il nuovo gruppo dirigente di Credit Suisse ha collaborato con l'inchiesta della commissione e ha sostenuto il lavoro del senatore Wyden, anche in merito alle soluzioni politiche suggerite per contribuire a rafforzare la capacità del settore finanziario di individuare i cittadini statunitensi non identificati", ha detto la banca, facendo riferimento al presidente della commissione finanziaria del Senato Ron Wyden.

In una nota, Wyden ha affermato: "Al centro di questa indagine ci sono avidi banchieri svizzeri e regolatori governativi svogliati, e il risultato sembra essere un enorme e continuo concorso per aiutare i cittadini statunitensi più ricchi a evadere le tasse e a derubare i loro concittadini".

Al momento non è stato possibile avere un commento dal dipartimento di Giustizia Usa.

(Tradotto da Chiara Scarciglia, editing Francesca Piscioneri)