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Davvero il debito tedesco supererà quello italiano?

Fabrizio Arnhold

La Germania, tra qualche anno, avrà un debito più alto di quello dell’Italia. Parola di Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie all’Università di Friburgo. E’ scritto tutto nero su bianco, tra le pagine dello studio della fondazione tedesca  Stiftung Marktwirtschaft (“Economia di mercato”), presieduta dal professore tedesco. L’indagine, pubblicata a fine 2011, stila una vera e propria classifica dei debiti dei Paesi dell’Eurozona confrontando due valori, il debito esplicito e quello implicito (basandosi sui dati del 2010). Una graduatoria che passa in rassegna i 12 Stati fondatori dell’euro (esclusi gli ultimi ad essere entrati: Slovenia, Slovacchia, Estonia, Cipro e Malta).

E’ curioso, però, il criterio che la fondazione tedesca ha utilizzato: si è tenuto conto non solo del debito pubblico tradizionalmente inteso, che la fondazione chiama “esplicito”, ma anche di quello “implicito” legato soprattutto alle pensioni in maturazione nei prossimi anni, alla spesa sanitaria, al saldo primario e via dicendo. “Sono possibili calcoli molto precisi sulla scorta dei dati ufficiali, ad esempio sul numero di persone che andranno in pensione nei prossimi anni”, spiega Raffelhüschen a Linkiesta. “Il debito implicito - aggiunge - dipende in modo decisivo dal previsto aumento delle spese legate all'invecchiamento”. E per la Germania, secondo queste proiezioni, il futuro non è dei migliori. Tenendo presente la riforma fiscale, quella pensionistica, l’aumento delle prestazioni sanitarie per alcune malattie tipiche della vecchiaia (come l’Alzheimer), il debito tedesco rischia seriamente di ingrossarsi nei prossimi anni. Un esempio: secondo il professore, nel 2050, lo Stato tedesco dovrà sborsare 1.360 miliardi di euro solo per le pensioni (di cui 870 miliardi di euro per 1,38 milioni di dipendenti pubblici). Sempre secondo la speciale graduatoria della fondazione Stiftung Marktwirtschaft, il Belpaese risulta il più virtuoso, in prospettiva, con un debito totale “presunto” di 146 punti percentuali sul Pil: il risultato è dato dalla somma del debito esplicito del 118,4%, aggiunto a quello implicito pari al 27,6%. Seguono Germania (192,6% la somma dei due debiti) e, a completare il podio, la Finlandia (195,2%). Ma ha senso sommare questi due debiti per avere un indicatore attendibile?

“Sono due categorie logiche assolutamente differenti e non si possono sommare”, precisa a Yahoo! Paolo Guerrieri, professore ordinario di Economia politica a La Sapienza di Roma. “Sarebbe come comparare le mele con le pere, non si capisce il motivo per cui dovrebbero essere messe insieme. Stiamo parlando di due concetti completamente diversi. Sul debito esplicito si esprimono i mercati, quello implicito è basato su stime e proiezioni”. Quindi, per capire meglio, cosa si intende per debito implicito? “E’ un valore che non può essere definito – continua il professore -, anche perché fa riferimento al Welfare del Paese in questione. Ci sono troppi criteri legati alla soggettività di chi lo vuole calcolare (come, ad esempio, il sistema pensionistico, quello sanitario e il saldo primario, ndr), con margini di oscillazione grandissimi”. Mentre per determinare il debito pubblico – quello esplicito per intenderci – entrano in gioco parametri rigidi e assolutamente precisi. “Questo debito è trasparente e si ottiene utilizzando dei criteri decisi dall’Eurostat”, aggiunge Guerrieri. “Ed è l’unica grandezza certa che viene tenuta in considerazione dai mercati. Perché, sia ben chiaro, la vera dimensione del debito di un Paese non è data dalla somma di questi due debiti, come sostenuto nel rapporto Stiftung Marktwirtschaft. E’ giusto ribadirlo, non ha alcun senso sommarli”.

Immaginare che tra quarant’anni, però, l’Italia possa avere un debito pubblico più leggero della tanto rigorosa Germania, è un’idea che continua ad esercitare un discreto fascino. Semplicemente, oggi non si può conoscere il futuro e i mercati ragionano su di un arco temporale molto più ristretto. “Nessun operatore di mercato – rincara il professore – terrà mai in considerazione il valore ottenuto dalla somma dei due debiti. Comparare, invece, diversi sistemi di Welfare è utile per avere indicatori economici ulteriori e per abbozzare una previsione sul futuro, ma senza avere nessuna certezza dell’impatto sul debito”. A qualcuno potrebbe anche venire in mente che l’Italia ha un debito pubblico pari al 120% del Pil, mentre il Giappone, che se la passa sicuramente meglio di noi, arriva a toccare la soglia del 200%. Come è possibile? “Anche in questo caso il debito implicito non c’entra niente – conclude Guerrieri – e non importa a nessuno. Per analizzare i debiti di Italia e Giappone, bisognerebbe iniziare a parlare di sovranità monetaria”. Un argomento quasi “tabù” nell’area euro; da queste parti si è più propensi a discutere di debiti. Impliciti od espliciti che siano.