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Fondi Paritetici Interprofessionali: cosa sono e come ottenerli

Davide Mazzocco

I Fondi Paritetici Interprofessionali sono – potenzialmente – uno degli strumenti più efficaci per dare nuova linfa alle aziende e per investire in formazione in un periodo di crisi e di contrazione del lavoro. Questi fondi sono usati dalle aziende di tutti i settori per ottimizzare la preparazione dei propri dipendenti.

Creati dalla legge 388/2000, i Fondi Paritetici Interprofessionali consentono la formazione professionale continua dei dipendenti delle aziende, le quali possono scegliere di destinare una quota pari allo 0,30% dei contributi previdenziali versati all’INPS per il finanziamento di iniziative pubbliche di formazione e aggiornamento dei lavoratori alle quali far accedere i propri dipendenti. Ne esistono di diverse tipologie, a seconda del settore di competenza.

Modalità di adesione

L’INPS è l’ente deputato alle decisioni riguardanti il riconoscimento e la decorrenza dell’adesione ai Fondi Paritetici Interprofessionali. Le aziende aderiscono a un fondo versando un contributo all’INPS che lo girerà al Fondo stesso. L’iscrizione a questi fondi può essere effettuata in forma elettronica tramite il sito dell’INPS, nella sezione dedicata.

Con l’adesione al fondo (che è revocabile), l’azienda si guadagna l’accesso alle attività formative per i dipendenti, accesso che viene rimodulato con precisione, tramite avvisi e bandi pubblici che stabiliscono le singole modalità di iscrizione. I piani formativi vengono organizzati su scala territoriale, aziendale o settoriale e le imprese possono dunque scegliere se aderirvi in forma associativa o singolarmente.

La legge n° 289/02 ha incentivato la flessibilità dei Fondi Paritetici Interprofessionali rendendo più semplice, per le aziende, finanziare attività e piani formativi a livello individuale.

Modalità di utilizzo

Tre sono le modalità con le quali un’azienda può utilizzare le risorse dei fondi:
1) con un conto formazione aziendale l’azienda ha la possibilità di utilizzare la quota accantonata dello 0,30% per progettare attività formative in linea con le proprie esigenze e in collaborazione con enti esterni;
2) con un voucher formativo l’impresa può acquistare per i suoi dipendenti seminari, master, workshop e corsi da un “catalogo”;
3) con un progetto territoriale o settoriale l’azienda può usufruire di progetti formativi organizzati da enti e associazioni che rispondono alle proprie necessità, così come espresse negli avvisi pubblici banditi dai vari fondi.

Le tipologie

I Fondi Paritetici Interprofessionali attivi attualmente sono ventuno. Fra i più importanti si segnalano Fondimpresa (Fondo per lavoratori delle imprese industriali), Fondirigenti (Fondo per i dirigenti industriali), Forte (Fondo per i lavoratori del commercio, del turismo, dei servizi, del credito, delle assicurazioni e dei trasporti), Fondir (Fondo dirigenti del terziario), Fonarcom (Fondo per i lavoratori dei settori del terziario, artigianato, delle PMI), Fondo Formazione Pmi Fapi (Fondo per i lavoratori delle PMI imprese industriali), Fondo Artigianato Formazione (Fondo per lavoratori delle imprese artigiane), Fonder (Fondo per enti ecclesiastici, associazioni e fondazioni, coop., imprese con o senza scopo di lucro, aziende di ispirazione religiosa), For.agri (Fondo di settore per la formazione professionale continua in agricoltura), Fondazienda (Fondo per quadri e dipendenti dei comparti commercio-turismo-servizi, artigianato e PMI), Fondo formazione servizi pubblici (Fondo per la formazione continua nei servizi pubblici).

I promotori

Solitamente sono i sindacati dei lavoratori e quelli dei datori di lavoro a promuovere i fondi tramite accordi specifici e protocolli interconfederali sottoposti a un coordinamento da parte dell’amministrazione statale e locale.

La legislazione

Anche se si è iniziato a parlarne nel 1978 con la legge n° 845, i Fondi Paritetici Interprofessionali e di formazione continua dei lavoratori iniziano ad avere un corpus normativo ben definito solamente negli anni Novanta: nel 1993 sindacati, Confindustria e Governo stipulano un accordo programmatico, nel 1997 la legge n° 236 dà il via al sistema della formazione continua dei dipendenti delle aziende che viene finanziata dalle stesse imprese tramite il versamento dello 0,30% dei contributi destinati all’INPS. Dal marzo 2000 il Consiglio Europeo di Lisbona detta un’azione di politica comune a tutta l’Unione Europea. Con la legge 53/2000 Governo e Parti sociali si sono impegnati, tramite iniziative regionali e l’utilizzo del Fondo Sociale Europeo e dei Fondi Paritetici Interprofessionali a generare risorse per la formazione continua dei lavoratori.

L’articolazione dei piani formativi e le eccezioni riguardanti piani straordinari di intervento, interventi di formazione a favore dell’auto imprenditorialità e agevolazioni per gli over 45 e per i lavoratori con titoli di licenza elementare e media, sono regolati dalle leggi n° 289/02, n° 2/2009, n° 183/2010 e n° 289/02.