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Italia non accetterà nuove regole Patto stabilità Ue che non può rispettare - Giorgetti

Riunione dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G7 a Niigata

ROMA (Reuters) - L'Italia non accetterà nuove regole di bilancio dell'Unione Europea che non riuscirebbe a rispettare.

Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti in una audizione parlamentare mentre le trattative a livello europeo faticano a fare progressi, a ridosso della scadenza di fine anno per la revisione del patto di stabilità e crescita.

Fonti vicine alle trattative hanno riferito di ritenere improbabile che si raggiunga un accordo quest'anno perché le differenze tra i Paesi membri sul percorso da compiere per consolidare le finanze pubbliche sono troppo grandi da colmare.

Le regole del Patto sono sospese dal 2020 a causa della pandemia COVID-19 e dovrebbero tornare in vigore dall'anno prossimo con le modifiche che sono attualmente in fase di negoziazione tra i governi. L'Italia, fortemente indebitata, propone di renderle il più possibile permissive.

"Non credo che per serietà si possa dire sì a regole impossibili da mantenere", ha detto Giorgetti rispondendo alle domande nel corso dell'audizione davanti alle Commissioni Bilancio congiunte di Senato e Camera.

Il ministro parteciperà giovedì all'Eurogruppo, riunione chiave tra i ministri delle Finanze dell'Unione Europea sulla questione.

Le regole del Patto hanno finora previsto che i Paesi Ue debbano contenere i deficit di bilancio al 3% del Pil e il debito al 60%, con sanzioni per chi non rientra dagli sforamenti in tempi sufficientemente rapidi. Molti governi dell'Unione superano però abbondantemente questi limiti.

L'Italia a settembre ha aumentato l'obiettivo di deficit per il prossimo anno al 4,3% del Pil dal precedente 3,7% e non pensa di rientrare sotto il 3% fino al 2026, mentre il debito pubblico non sarà praticamente ridotto nello stesso periodo.

La Commissione europea ha proposto di modificare le regole di bilancio introducendo un percorso di aggiustamento fiscale incentrato sul taglio della spesa primaria netta - escluse le entrate fiscali discrezionali, la spesa per interessi e quella ciclica per il sostegno alla disoccupazione - nell'arco di quattro-sette anni.

La Germania ha anche chiesto che i Paesi con un alto debito pubblico, come l'Italia, lo riducano ogni anno di almeno l'1% del Pil.

"La sostenibilità delle finanze pubbliche non può essere raggiunta attraverso percorsi di aggiustamento eccessivamente rigorosi, perché questo danneggia i fondamentali di crescita e peggiora la dinamica del debito nel medio e lungo periodo", ha detto Giorgetti nel suo intervento.

L'Italia, tuttavia, sembra aver già ottenuto alcune concessioni. Il ministro ha infatti detto che l'aumento delle spese per la difesa sarà considerato un "fattore attenuante" che giustifica una deviazione dal percorso concordato di riduzione della spesa.

Giorgetti vuole che l'Italia sia autorizzata a proseguire l'aggiustamento di bilancio per un periodo di sette anni, a condizione che attui il piano di risanamento post-covid e "senza l’imposizione di ulteriori condizionalità".

La riduzione annuale del debito richiesta dalla Germania non spaventa l'Italia, ha detto, ma deve iniziare quando gli effetti dei costosi incentivi fiscali per migliorare l'efficienza energetica delle abitazioni saranno terminati.

Il governo teme che una futura nuova regola contabile di Eurostat su questo tipo di incentivi possa far lievitare il deficit del prossimo anno, rendendo la posizione di Roma ancora più vulnerabile.

(Giuseppe Fonte, versione italiana Stefano Bernabei, editing Francesca Piscioneri)