Per risparmiare? "Io leggo l'etichetta"!

Un gruppo di consumatori si sta dando da fare per dimostrare l'equivalenza tra prodotti di marche prestigiose e altri anonimi, che vengono però prodotti negli stessi stabilimenti

L’apparenza inganna, si sa. Solo che a volte, per non farsi gabbare da un packaging più accantivante di un altro, o dal prestigio di un marchio famoso, non serve compiere attente analisi e ricerche approfondite: a volte, semplicemente, basta leggere.

Lo sostengono, con convinzione e buoni risultati, i paladini della spesa consapevole che hanno fondato il gruppo “Io leggo l’etichetta”. Il loro fondatore Raffaele Brogna ha dato il via a un sito web, un forum, un profilo Facebook e Twitter. Dalla piattaforma tiene aggiornati i suoi iscritti su tutto quello che c’è da sapere sulle differenze (o sulle identità)  tra vari i prodotti alimentari o di consumo, e segnala i casi in cui, pur cambiando marca, il risultato non cambia.

Succede con pannolini, caffè, dolci, biscotti, cosmetici, detersivi…

In molti casi, come risulta dalle ricerche di quelli di “Io leggo l’etichetta” (la cui pagina Facebook ha più di 9000 ‘amici’, armati di macchina fotografica o smartphone per immortalare le “etichette gemelle”), i prodotti di marca sono confezionati negli stessi stabilimenti in cui sono fatti anche quelli ‘bianchi’ cioè quelli con un marchio meno noto o confezionati con il logo del supermercato che li vende: Si tratta dunque di prodotti simili, o addirittura uguali, che però vengono venduti ad un prezzo sensibilmente inferiore.

In base ai calcoli fatti, la semplice fatica di leggere l’etichetta può valere un risparmio sul carrello di 1400 euro ogni anno. Non male, in tempi di crisi e considerando che, secondo gli esperti, ognuno di noi impiega dai 4 ai 7 secondi per decidere un acquisto: ne basterebbero pochi di più per compiere acquisti più accorti

Il sistema per risparmiare senza perdere né in qualità né in gusto è semplice e lo spiega lo stesso fondatore del gruppo: “La prima cosa da fare è guardare i prezzi; poi confrontare il prezzo al chilo; in seguito è importante individuare lo stabilimento di produzione: da trent’anni le grandi aziende, e ora anche la grande distribuzione, prendono il prodotto altrove e ci appiccicano il loro marchio. Poi controllare gli ingredienti e la loro distribuzione gerarchica: dal più presente a quello in piccole dosi”.

Va precisato però che il fatto che i prodotti siano confezionati nello stesso impianto rende probabile, ma non sicuro, che si tratti di alimenti del tutto identici. Possono cambiare molti fattori come la provenienza delle materie prime o i loro dosaggi. “Per sapere con certezza se due prodotti sono identici o se uno è più buono – continau Brogna da Facebook- non c’è altro da fare se non assaggiare”.

La ragione per cui questo prodotti di marchi differenti escano dagli stessi impianti è abbastanza semplice da comprendere e ha a che fare con l’economia di scala: i macchinari e lo know how costano molto e dunque è possibile che alcune fabbriche di grandi marchi accettino di produrre anche per conto terzi per mantenere le macchine in produttività “piena” e per ammortizzare i costi.

Un gioco economico che regge, ma a cui possono prendere parte anche, perché no?, i consumatori. Basta conoscerne le regole.

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