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Ritorno del denaro su tlc europee segnala futuro più roseo

Cavi in fibra ottica per gli internet provider in una sala server del Gruppo Enel a Perugia

di Danilo Masoni e Lucy Raitano

MILANO/LONDRA (Reuters) - Gli investitori sono tornati ad investire nei titoli europei delle telecomunicazioni sulle aspettative che gli investimenti nel settore abbiano raggiunto il picco e che una ripresa dell'M&A possa produrre rendimenti più consistenti.

Il ritorno degli investimenti potrebbe segnare un punto di svolta per un settore che a febbraio ha dovuto fare i conti con la peggiore sottoperformance rispetto al mercato in oltre trent'anni.

Gli elevati livelli di indebitamento del settore sono un fattore che scoraggia molti gestori di fondi. Tuttavia, la crescita dei cash flow e un potenziale ammorbidimento della posizione storicamente ostile dell'Unione europea nei confronti delle fusioni nel settore, rendono un po' più rosee le prospettive per questi titoli.

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"Alcuni storici fattori negativi stanno svanendo", ha detto Luca Finà, responsabile azionario di Generali Insurance Asset Management, che ora è selettivamente Overweight sulle tlc, dopo aver evitato il settore nel 2021 ed essere rimasto neutrale lo scorso anno.

"Il ciclo di investimenti è in gran parte alle spalle e ha portato a un miglioramento della generazione di free cash flow, l'inflazione sta portando a un aumento dei prezzi e le autorità di regolamentazione sembrano essere più favorevoli al consolidamento", ha aggiunto.

Finora, nel 2023, i fondi del settore delle telecomunicazioni hanno registrato una raccolta netta positiva per 1,8 miliardi di dollari, recuperando oltre l'80% dei deflussi dello scorso anno, secondo i dati del fund tracker Epfr.

Finlandia, Italia, Norvegia, Austria, Germania e Francia sono tra i primi 10 Paesi che hanno registrato i maggiori aumenti di afflussi nel settore quest'anno.

Il settore si è ripreso dal minimo storico di febbraio rispetto al mercato generale, e l'indice StoxxTelecoms è in rialzo dell'11% da inizio anno, dopo essere salito fino al 17%. A fronte di un guadagno massimo del 10,7% per l'indice STOXX Europe 600.

TEST M&A E POTERE SUI PREZZI

Gli investitori attendono anche di sapere se la Commissione europea approverà la fusione da 18,6 miliardi di euro tra Orange e MasMovil in Spagna. La decisione, attesa per settembre, è considerata un banco di prova che potrebbe indurre gli scettici a rivedere la loro visione negativa del settore.

"Non vediamo molto valore nel settore. L'unica opportunità sarebbe il consolidamento del mercato", ha detto Ludovic Labal, gestore del fondo Strategic Europe Quality Fund di Eric Sturdza Investments.

Il suo fondo non investe nelle telecomunicazioni a causa delle preoccupazioni legate all'elevata leva finanziaria e alla crescita lenta.

Altri fondi hanno già iniziato a cambiare opinione, come il team di ricerca azionaria di Amundi, il più grande gestore patrimoniale europeo, che ha raccomandato un'allocazione overweight dalla seconda metà del 2022.

Luca Corona, analista senior del settore delle telecomunicazioni di Amundi, ha osservato che la Francia e l'Italia sono altri due mercati che beneficerebbero entrambi di un consolidamento.

Secondo Refinitiv Datastream, con un enterprise value pari a 5,8 volte l'Ebitda, le telecomunicazioni europee trattano a sconto del 21% rispetto alla loro valutazione media a 30 anni e del 31% rispetto al mercato.

Quello delle telecomunicazioni è un settore altamente frammentato, con quattro operatori che competono in molti mercati nazionali. Le guerre dei prezzi hanno compresso i margini nel corso degli anni, proprio mentre le reti fisse e mobili necessitavano di ingenti investimenti per soddisfare la crescente domanda di dati.

Ma il ciclo degli investimenti è a un punto di svolta. La francese Orange ha completato oltre il 90% del rollout della fibra e sta riducendo la spesa in conto capitale. La spagnola Telefonica e la norvegese Telenor hanno detto di aver superato, o quasi, il picco degli investimenti.

Questo sta offrendo sostegno ai margini, insieme agli aumenti dei prezzi messi in atto a fronte dell'impennata dell'inflazione, che potrebbero contribuire a cambiare gradualmente la visione negativa.

"Il settore non è più percepito come un settore 'senza potere di determinazione dei prezzi'", ha detto Olivier Baduel, direttore della gestione azionaria europea di Ofi Invest Asset Management.

All'orizzonte ci sono anche i potenziale guadagni derivanti da una consultazione della Commissione europea, avviata a febbraio, su chi debba pagare il conto miliardario di investimenti nella rete di telecomunicazioni europea. Gli operatori hanno esercitato per decenni pressioni affinché le principali aziende tecnologiche contribuissero all'introduzione del 5G e della banda larga.

Polo Tang, analista di Ubs, stima che questa consultazione potrebbe fruttare fino a 4 miliardi di euro o alleggerire la pressione sulle spese generali ottimizzando il traffico di rete.

(Tradotto da Luca Fratangelo, editing Stefano Bernabei)