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Vimercate, Barclays acquista l'ospedale

Fabrizio Arnhold

La Barclays si compra l’ospedale di Vimercate. Ashurst ha assistito Barclays Infrastructure Funds, fondo di investimenti specializzato nel settore delle infrastrutture, nell’acquisizione del 51 per cento di Vimercate Salute Spa, la società che ha realizzato e attualmente continua a gestire il nuovo ospedale di Vimercate. Si tratta del primo fondo infrastrutturale estero a fare il suo ingresso nel settore della sanità.

A cedere la quota sono stati i soci di maggioranza, Pessina Costruzioni Spa e Inso Spa, società controllata dal Gruppo Condotte. Entrambi, comunque, rimarranno in qualità di soci di minoranza e continueranno a gestire la struttura. Una delle più moderne nel panorama sanitario lombardo. L’ospedale, infatti, progettato da Mario Botta, dispone di 538 posti letto, 10 sale operatorie, un elisoccorso e un parcheggio multipiano da mille e 200 posti. “Siamo felici di aver assistito Barclays in questa operazione che segna uno dei primissimi ingressi di un fondo infrastrutturale estero nella sanità e riteniamo che possa fare da apripista per nuove operazioni nel settore”, ha commentato Carloandrea Meacci, socio responsabile di Ashurst. Insomma un primo passo importante, un fondo straniero si inserisce nel settore sanitario lombardo che ha le sue specifiche peculiarità. Ma come funziona in Italia la sanità?

Il mondo che orbita attorno al sistema sanità nel nostro Paese ha diverse sfaccettature. C’è un problema, spesso e volentieri, di conflitto di interessi. La ricerca è finanziata quasi al 90 per cento dalle case farmaceutiche e con un problema per la ricerca stessa che rischia di avere poca indipendenza. Il professor Antonio Giordano, presidente dello Sbarro Institute di Philadelphia, ha detto in un’intervista a La Repubblica a proposito del funzionamento del sistema: “E’ facile manipolare i dati, si passa per le pubblicazioni sulle riviste scientifiche, anche qui l’85 per cento sono in conflitto d’interessi”. C’è, quindi, un’attività di lobbysmo verso la classe politica mirata anche a promuovere alcuni candidati rispetto ad altri. Ad aggiungersi, poi, la lunga sfilza di consulenze strategiche verso il Ministero della Salute e le tante Asl locali, sempre seguendo i gusti e gli interessi delle case farmaceutiche che di soldi ne hanno parecchi da spendere. Il conflitto d’interessi, comunque, dovrebbe essere bandito dal codice deontologico di Farmindustria e il presidente Massimo Scaccabarozzi ha detto: “Non ne ho assolutamente notizia, non mi risultano, anzi, invito tutti a denunciare, segnalandoci chi trasgredisce”. I grandi giornali su questo tema hanno sprecato inchieste e commenti. Al di là delle varie responsabilità e delle diverse lobby, pare ormai assodato che il sistema sanitario vive di equilibri delicati, di legami particolari, di politica e raccomandazioni. In perfetto stile italico.

Le cronache giudiziarie, d’altronde, sono piene d’inchieste che riguardano la sanità. Qualche esempio? E’ di qualche settimana fa la notizia dell’assoluzione di Giampaolo Angelucci, imprenditore con aziende che operano nel settore sanitario e proprietario del San Raffaele alla Pisana e di Francesco Storace, leader de La Destra, in relazione al presunto stanziamento di 7 milioni di euro a favore della clinica nel 2006 per ripagare i 400mila euro ricevuti nella campagna elettorale per la regionali dell’anno prima. Assolti perché “il fatto non sussiste”. Regione Lombardia è stata scossa da più di uno scanalo sanità. Prima l’allora governatore Formigoni, ora anche il nuovo presidente Roberto Maroni si trova a fare i conti con la spinosa questione. Circa un mese fa la Direzione investigativa antimafia di Milano ha eseguito numerose perquisizioni, ha arrestato sette persone e messo sotto indagine altre 20 per le presunte tangenti nella sanità all’ombra del Pirellone. Questioni giudiziarie che faranno il loro corso ma che nel frattempo sottolineano l’intricato sistema di relazioni su cui si fonda la sanità italiana.