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Certificati di debito pubblico del Regno d'Italia milionari, ma esegibili?

Angela Iannone


Un debito non sempre è un male. Almeno così potrebbero pensarla tutti quelli che si ritrovano, mentre rovistano in soffitta, un certificato di debito pubblico risalente al Regno d'Italia. Un piccolo pezzo di carta sgualcita che vale quanto un tesoro, ma non è detto che poi sia effettivamente così.

Di episodi del genere ne capitano spesso: l'ultima scoperta arriva dall'Umbria, dove una famiglia ha ritrovato il certificato di debito pubblico del nonno, una sorta dei nostri moderni Bot o Btp, risalente al 1930. Il deposito di questo vecchio titolo corrispondeva a 3.400 lire - una somma considerevole a quei tempi  - ma con il passare degli anni il valore è notevolmente aumentato. I parenti hanno infatti consultato l’Agitalia - Associazione per la giustizia in Italia - e un consulente contabile, che ha calcolato l'effettivo valore monetario del titolo. Così, dopo 78 anni di interessi, rivalutazioni e ricapitalizzazione, quel foglio di carta sgualcito vale oggi circa 280 mila euro, una vera e propria fortuna.
La storia si era già ripetuta lo scorso ottobre ad Udine, dove un nipote ha trovato un certificato emesso dal Regno d'Italia nel 1937 del valore nominale di 100 lire, oggi rivalutato a 30 mila euro. Anche qui, lo stesso iter: consulenza ad Agitalia, che ha presentato a Bankitalia e al Ministero delle Finanze la richiesta di rimborso del titolo di credito.
Da nord a sud: qualche anno fa una signora di Salerno ritrovò un biglietto ingiallito, risalente ai primi del Novecento, di proprietà della nonna. L'importo era di 1.500 lire, rivalutato - con tasso di interesse del 3,5% annuo -  a quasi 100 mila euro. Affidata la questione ad un legale, ognuno di questi individui ha battuto cassa allo Stato, per ottenere quello che i loro antenati hanno dato allo Stato tempo fa.

Eppure, percepire queste ingenti somme di denaro non è cosa facile. Innanzitutto, il Ministero si appella al fatto che sia passato troppo tempo dall'emissione del titolo, portando alla "prescrizione" del titolo stesso. Certo, non la pensano così nè i possessori di questi titoli nè tantomeno la Fondazione italiana consumatori che dichiara l'esigibilità di tutti questi soldi. Anche perchè, come affermano in una nota, "Banca d’Italia e ministero delle Finanze sono obbligati in solido a onorare tutti i debiti degli istituti bancari non più esistenti e dei titoli pubblici facenti capo al Regno d’Italia". Il dubbio tuttavia resta, anche perchè, se questa interpretazione fosse attendibile, non si spiega per quale motivo molti vendono questi certificati di debito sui siti di numismatica e addirittura su eBay, a prezzi veramente irrisori, dai 30 a 100 euro. E poi, facendo una rapida cerca in Rete, non si trova al momento alcuna sentenza da parte di un tribunale italiano che si sia espresso a favore di questi richiedenti. Nel dubbio, comunque, qualora vi imbattiate in questo piccolo foglio, conservatelo, anche solo per ricordo.