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Zona euro, inatteso aumento attività economica a novembre - Pmi

·3 minuto per la lettura
Monete in euro di fronte alla mappa dell'Unione europea

LONDRA (Reuters) - Questo mese la crescita dell'attività economica della zona euro ha registrato un'inattesa accelerazione, con i consumatori che sembrano aver ignorato una nuova ondata di contagi da coronavirus e le relative restrizioni, mentre le pressioni sui prezzi tornate a salire.

A mostrarlo è un sondaggio a cura di Ihs Markit.

L'indice Ihs Markit Flash Composite Purchasing Managers, un buon indicatore del generale stato di salute dell'economia, è balzato a 55,8 punti a novembre dai 54,2 di ottobre.

Il dato ha superato tutte le stime di un sondaggio Reuters, che aveva previsto un calo a 53,2 punti, e si è attestato ampiamente sopra la soglia di 50 punti che separa la crescita dalla contrazione.

"Un'espansione più solida dell'attività commerciale a novembre ha sfidato le aspettative degli economisti che avevano previsto un rallentamento, ma è improbabile che salvi la zona euro dal subire un rallentamento della crescita nel quarto trimestre, soprattutto perché l'aumento dei casi di virus sembra destinato a causare nuovi disagi per l'economia a dicembre", ha detto Chris Williamson, capo economista di Ihs Markit.

I colli di bottiglia sulla catena di approvvigionamento causati dalla pandemia, insieme alla scarsa disponibilità di conducenti di veicoli pesanti, hanno portato a un rialzo dei costi delle materie prime e l'indice composito dei prezzi input è salito 75,9 da 73,2 punti, livelli più ampi dall'inizio delle rilevazioni a metà 1998.

Inoltre il Pmi per il settore dei servizi, comparto dominante nell'economia del blocco, è salito a 56,6 da 54,6 punti, ben al di sopra di tutte le previsioni di un sondaggio Reuters che aveva previsto una flessione a 53,5.

Ma l'ottimismo è scemato poiché i nuovi lockdown avranno probabilmente un maggior impatto sui servizi. L'indice delle aspettative delle imprese è sceso a 66,6 punti da 69,0, lettura più bassa da febbraio.

L'attività manifatturiera è rimasta robusta e il relativo indice Pmi è salito a 58,6 da 58,3 punti. Un indicatore che misura la produzione e che rientra nel Pmi composito è salito a 53,8 da 53,3 punti.

La domanda è rimasta solida e le industrie sono state in grado di riversare sui clienti parte dell'aumento record dei costi delle materie prime. L'indice dei prezzi alla produzione è balzato a 74,3 da 72,6 punti, dato più alto da quando Iha Markit ha avviato le rilevazioni 19 anni fa.

Il risultato mette in dubbio il giudizio della Banca centrale europea in merito alla natura transitoria dell'inflazione. Le aspettative di inflazione della zona euro rischiano di continuare a superare l'obiettivo del 2% dell'istituto il prossimo anno, secondo un sondaggio condotto da Reuters nelle scorse settimane.

"Con i ritardi dell'offerta che restano vicini ai massimi storici e l'impennata dei prezzi dell'energia, la pressione al rialzo sui prezzi si è nel frattempo intensificata ben al di sopra di qualsiasi previsione effettuata in precedenza nei sondaggi", ha detto Williamson.

(Tradotto in redazione a Danzica da Michela Piersimoni, in redazione a Roma Francesca Piscioneri)

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