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Borsa Milano parte debole, penalizzata da Fed, vendute banche, Fincantieri, bene Tim

Dettaglio dell'ingresso della Borsa di Milano

MILANO (Reuters) - Indici negativi a Piazza Affari in avvio di seduta, penalizzati da quanto emerso ieri dalla riunione della Federal Reserve che ha mantenuto i tassi d'interesse fermi e posticipato l'inizio dei tagli probabilmente a dicembre, con proiezioni che sembrano allontanare la prospettiva di una riduzione dei costi di finanziamento negli Stati Uniti prima delle elezioni presidenziali del 5 novembre.

Nel primo pomeriggio sono attesi dagli Usa i numeri sulle richieste settimanali di disoccupazione, viste in lieve calo a quota 225.000 e considerate dagli operatori un buon indicatore per tenere costantemente il polso del mercato del lavoro, in ottica Fed.

Intorno alle 9,30 l'Ftse Mib avanza dello 0,32%.

Pochi gli spunti da segnalare.

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Stellantis arretra dello 0,8% nel giorno del primo investor day, che avrà luogo oggi alle 14 italiane. Il gruppo ha ribadito gli obiettivi finanziari per il 2024 e indicato per il 2025 una politica di distribuzione dei dividendi nella fascia alta del range del 25-30% rispetto al 25% degli ultimi anni.

Stornano le banche, in recupero ieri. La peggiore è Mps con un calo dell'1,6%, seguita da Bper a -1,2%. Cedenti anche le big, Intesa e UniCredit.

Proseguono le vendite anche su Fincantieri in calo dell'1,2% del 2,1%, penalizzato dal prossimo aumento di capitale per un importo massimo di 500 milioni di euro funzionale al perfezionamento dell'acquisizione di Uas da Leonardo. Ieri sera la società ha deciso che procederà il 17 giugno al raggruppamento delle azioni ordinarie nel rapporto di una nuova azione ogni 10 esistenti. Il raggruppamento è propedeutico all'aumento da con diritto di opzione.

Bene Tim in crescita dell'1,3% dopo che Moody's ha alzato il rating a 'Ba3', con outlook positivo.

Infine, fra i minori, scatto di Giglio in crescita del 2,6% dopo l'annuncio che venderà in esclusiva il merchandising Frecciarossaa bordo dei treni grazie a un accordo siglato con Elior Group.

(Giancarlo Navach, editing Stefano Bernabei)