Nel valzer del mondo che crolla sembra che questa volta a navigare in cattive acque siano le agenzie di rating e semra, almeno in base a quanto riporta Sky News, che alcune grandi banche europee
abbiano tutte le intenzioni di tagliare i rapporti, più o meno felici, con Moody's e co.
La decisione non è stata, com'è ovvio, formalizzata ma si sa che gli executive
delle grandi banche continentali ne avrebbero discusso durante un incontro
all’Institute of International Finance la scorsa settimana a Copenhagen e che arriva a coronamento di una situazione certo non felice per chi, in questi mesi, è impegnato a giudicare l'altrui affidabilità.
Non a caso, la notizia
giunge a pochi giorni dall'annunciato downgrade di vari istituti britannici, tra
cui Barclays, Lloyds e Royal Bank of Scotland, da parte di Moody’s.
L’ondata di declassamenti arriva dopo quella che ha coinvolto, lo scorso mese,
anche le banche danesi, le prime a ribellarsi alla bocciatura: ritorsioni in un sistema dove le agenzie sono finanziate
da quelle stesse banche che poi passeranno in giudizio. I clienti, a quanto
sembra però, non apprezzano forse che i
loro investimenti producano rating cosi bassi.
I grattacapo dei signori della bocciatura, però, però non si
limitano certo alle bocciature da parte delle banche nazionali:
Moody’s, con Fitch e Standard & Poor's, è al centro dell’indagine della
procura di Trani, nell’ambito di una denuncia partita dall’Adusbef con ipotesi
di manipolazione del mercato per anomale oscillazioni di borsa nell’ultimo
biennio e lo scorso maggio, si sono chiuse le indagini su S&P, accusata anche di abuso di informazioni
privilegiate, secondo il pm di Trani, Michele Ruggiero.
L’accusa di
manipolazione, e quindi non più solo di notizie false per S&P, in merito ai
report diffusi dalle agenzie anche a mercati aperti, secondo i magistrati
pugliesi avrebbero portato a effetti negativi per il Paese.
Oltre a questo occorre contare che nel curriculm delle agenzie di rating ci sono anche molte che si potrebbero definire, come minimo, sviste: nel luglio 2008, cioè due mesi prima di fallire, Lehman’s Brother era valutata dall’A, all’A+ ad A2
eppure la banca a settembre dichiarò fallimento; la banca di investimenti Bearn
Stearns, che nel novembre 2007 subì un declassamento da S&P, nel marzo 2008
sfiorò il fallimento e fu salvato dall’intervento statale. Non migliore la
valutazione di due istituzioni americane sul prestito della casa: Fannie Mae e
Freddie Mac, che pur avendo valutazioni sostanzialmente positive, sono state salvate
dal governo americano nel settembre 2008 con un massiccio intervento statale.


