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Criptovalute da incubo: Bitcoin vede i $9.000, crash di Ethereum

Faro Maltese
 

E' ancora presto per dire se il terremoto con epicentro l'Asia che investendo da ormai più di una settimana le criptovalute è il segnale della tanto temuta da alcuni (e altrettanto auspicata da molti altri) "esplosione della bolla": la fine della febbre speculativa che ha gonfiato il mercato della ormai numerosissima famiglia del Bitcoin nell'ultimo anno.

Quel che è certo però è che l'ondata ribassista sta accelerando a livelli tali da apparire adesso eccessiva persino per i canoni piuttosto elastici di "volatilità" con i quali vengono tradizionalmente letti i movimenti di prezzo dei nuovi strumenti finanziari digitali.

Bitcoin dimezzato

Simbolo di una situazione al limite del crash di mercato è quel che accade alla moneta capostipite del gruppo: sulla piattaforma lussemburghese Bitstamp, il prezzo del Bitcoin è sceso di oltre 2.200 dollari nelle ultime 24 ore fino a un minimo di 9.700 dollari: ciò significa che la creatura di Satoshi Nakamoto ha perso ormai oltre il 50% dal picco storico di 19.896 dollari toccato appena lo scorso 17 dicembre, al culmine dell'euforia speculativa che accompagnò il lancio dei primi derivati di criptovalute da parte delle due Borse di Chcago CME e CBOE. 

Profezie di sventura

Una caduta verticale che alimenta profezie catastrofiche tra gli analisti. “Si sta decidendo se è arrivato il momento per il Bitcoin di andare a schiantarsi,” dice Steven Englander, strategist del broker newyorchese Rafiki Capital, facendo notare che "la corsa al rialzo del bitcoin aveva creato la mistica di una forma di trading unidirezionale che viene adesso messa in discussione.”

Rivelatrice della dinamica di prezzi "invertita" che sta facendo evaporare da giorni le quotazioni è una analisi di Bloomberg di oggi  a firma di Eric Lam, Mathieu Benhamoou e Adrian Leung , che hanno messo in comparazione il grafico del bitcoin con quelli di alcune bolle celebri del passato. La somiglianza è sconcertante: vedere per credere . 

A picco Ethereum

Più che al bitcoin, è però l'universo delle "altcoin" - la parola macedonia con cui ci si riferisce alle monete "alternative" emerse più di recente - per capire quanto sia profonda la crisi. Peggiore performance di giornata nel gruppo di testa del settore è quella di Ethereum , che aveva mostrato segnali di resilienza nei primi giorni del selloff mettendo addirittura a segno nuovi record storici: la seconda cripto-moneta per capitalizzazione di mercato lascia sul terreno oggi oltre il 27% del suo valore e scende a un prezzo di 804 dollari, che implica un calo di oltre il 44% dal massimo di 1427 dollari raggiunto appena quattro giorni fa.

A bucare un supporto simbolicamente importante è poi soprattutto Ripple , la moneta la cui fama di anti-bitcoin guadagnata con un rialzo prodigioso tra dicembre e gennaio è ormai svanita con il crollo degli ultimi giorni: XRP - la sigla sotto cui viene scambiata - cede il 33% su base giornaliera e viaggia ormai sotto la soglia psicologica di un dollaro (ora è a $0,92) ma ha soprattutto soprattutto un ripiegamento di oltre il 76% dal massimo storico di 3,84 dollari raggiunto il 4 gennaio scorso. 

Capitalizzazione sotto verso i 400 miliardi

Alla luce dei ribassi che stanno colpendo anche le altre principali coins (Bitcoin Cash -17%, Cardano -21%, Litecoin -18%), continua nel frattempo il pesante ridimensionamento degli investimenti nel settore:  la capitalizzazione complessiva delle circa 1.400 cryptocurrencies monitorate dal portale di settore CoinmarketCap è scesa ora a 428 miliardi di dollari: erano 584 miliardi ieri intorno a quest'ora, ma soprattutto avevano raggiunto un picco storico di 835 miliardi appena l'8 gennaio scorso. Tradotto: il mercato ha bruciato quasi la metà del suo valore in meno di 10 giorni.

Pesano le notizie da Mosca

Sul fronte delle (cattive) notizie, a peggiorare il sentiment degli investitori sono arrivati oggi ulteriori segnali sulla volontà da parte delle autorità di regolazione di numerosi paesi di porre un argine alla diffusione del fenomeno crypto nell'ultimo anno.

Dopo gli annunci dei giorni scorsi su una nuova tornata di provvedimenti legislativi in arrivo contro il trading di criptovalute in Cina e Corea del Sud, si è aggiunta la minaccia arrivata ieri dal presidente russo Vladimir Putin, con la dichiarazione secondo cui la banca centrale russa ha sufficienti poteri per intervenire sui processi di trading di criptomonete e "in termini generali, una regolazione legislativa sarà certamente necessaria in futuro".

Il pugno duro di Pechino

Intanto, nuovi dettagli precisano le indiscrezioni di ieri dell'agenzia Bloomberg secondo cui le autorità cinesi starebbero preparando un nuovo piano di contrasto per bloccare l'accesso alle piattaforme domestiche e offshore che permettono il trading centralizzato, un provvedimento che colpirebbe piattaforme popolari come Coinbase o Kraken.

Un report diffuso ieri sera dalla testata cinese Securities Times, e rilanciato oggi dal sito americano Quartz, cita una fonte anonima secondo cui la Leading Group of Internet Financial Risks Remediation, principale autorità di regolamentazione degli strumenti finanziari su internet, progetta uno stop completo agli scambi di criptovalute.

Stop anche al mercato over-the-counter

Pechino aveva già imposto alla fine dell'anno scorso la chiusura delle piattaforme di scambio del Paese, ma alcuni dei principali exchange cinesi, come Huobi e OKCoin, hanno spostato le loro operazioni all'estero: le nuove entità, Huobi Pro e OKEx, forniscono con base a Hong Kong servizi di trading over-the-counter  ancora disponibili allo stato attuale per i cittadini cinesi.

Secondo quanto riportato ieri dalla Reuters, direttive per bloccare anche questo genere di attività sarebbero arrivate da un documento a firma del vice Governatore della banca centrale cinese, Pan Gongsheng, il quale avrebbe dichiarato che "innovazioni pseudo-finanziarie che non hanno relazioni con l'economia reale non dovrebbero essere supportate." 

All'inizio di gennaio, le autorità cinesi hanno anche diffuso un documento che chiede ai governi locali di preparare misure atte a incentivare una "uscita ordinata" dalle attività delle "miniere" di bitcoin.

 

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