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Italia, aumenta vulnerabilità debito con aumento tassi Bce

La bandiera italiana a Palazzo Chigi a Roma

LONDRA (Reuters) - L'Italia, pesantamente indebitata, si trova di nuovo nel mirino dei mercati. Alla prospettiva della caduta del governo di unità nazionale si unisce il probabile primo aumento dei tassi di interesse in 11 anni da parte della Banca Centrale Europea. Come altri Paesi indebitati della zona euro, l'Italia ha trascorso gli ultimi anni, quando la liquidità era a buon mercato e abbondante, nel tentativo di ridurre la propria vulnerabilità all'aumento dei tassi e al panico dei mercati. Ma Roma è più esposta all'aumento dei costi di finanziamento di quanto possa sembrare, secondo un'analisi Reuters. Gli investitori sono preoccupati riguardo all'eventuale fine del governo del premier Mario Draghi e alle elezioni anticipate, e di quanto il secondo Stato più indebitato della zona euro sia in grado di gestire un'impennata dei costi di finanziamento. Il premio richiesto dagli investitori per detenere obbligazioni italiane rispetto a quelle tedesche con rating più elevato, un indicatore chiave delle preoccupazioni del mercato, è tornato sopra i 200 punti base dopo che Draghi la scorsa settimana ha presentato le sue dimissioni.

Il presidente della Repubblica ha respinto le dimissioni, ma oggi Draghi ha chiesto unità ai partiti che sostengono la sua variegata coalizione. Il voto di fiducia è previsto per le 19,30.

L'Italia ha posticipato le scadenze del proprio debito, ma in misura minore rispetto agli altri Paesi dell'Europa meridionale e l'indebitamento complessivo è più alto di quanto non fosse durante la crisi del debito della zona euro. "L'Italia non ha ancora raggiunto i livelli pre-crisi e rimane ancora relativamente vulnerabile", osserva Bethany Payne, portfolio manager di Janus Henderson. "La sostenibilità del debito italiano è ancora più imprevedibile a causa dell'instabilità politica e del rialzo dei tassi da parte della Bce", aggiunge. Con una durata di circa sette anni, la vita media del debito italiano è inferiore a quella del 2010 e solo marginalmente superiore a quella del 2012, quando la zona euro ha superato la crisi del debito. Inoltre, la scadenza media del debito spagnolo è salita a poco più di otto anni dai 6,35 anni del 2012. In Portogallo è salita a circa sette anni da poco meno di sei, secondo i dati dell'agenzia del debito. L'Italia è in ritardo sui finanziamenti quest'anno, avendo completato solo il 52% delle emissioni alla fine di giugno contro il 68% dello stesso periodo dell'anno scorso, secondo le stime di Janus Henderson.

Questo significa che si indebiterà a tassi di mercato più elevati.

Tuttavia, il responsabile della gestione del debito italiano, Davide Iacovoni, ha dichiarato il mese scorso che il Tesoro ha la flessibilità e la potenza finanziaria necessarie per superare la volatilità del mercato. "Nessuno può sentirsi tranquillo in un momento come questo, ma è una situazione gestibile, considerando l'intera cassetta degli attrezzi a nostra disposizione, tra cui 80,2 miliardi di euro di liquidità a fine maggio", ha dichiarato a un giornale.

CRISI IMMINENTE

Domani la Bce dovrebbe aumentare i tassi per domare l'inflazione record e, aspetto fondamentale per l'Italia, definire un nuovo strumento per contenere lo stress del mercato obbligazionario. Al 3,31%, il costo del prestito decennale italiano è salito di circa 200 punti base nel 2022, più o meno quanto è salito nel 2011. Nel pomeriggio ha toccato il 3,47% tra i timori legati all'incertezza sul futuro dell'esecutivo Draghi.

Secondo gli investitori, il 4% è il livello in cui si scatena il panico nei mercati. Questo livello è stato superato il mese scorso, spingendo la Bce ad agire. L'aumento dei rendimenti incrementa il costo del debito italiano, salito, secondo la Banca d'Italia, ad aprile alla cifra record di 2.759 miliardi di euro. L'Italia rimane un Paese molto ricco - la ricchezza finanziaria netta delle famiglie è stimata a 10.000 miliardi di euro - ma il problema è il rischio di rifinanziamento alla scadenza del debito.

Roma appare vulnerabile rispetto agli altri perché le sue emissioni obbligazionarie sono orientate verso scadenze più brevi, con il 35% del suo debito in essere in scadenza entro la fine del 2024. La Spagna rifinanzierà circa il 25% del suo debito entro la fine del 2024 e il Portogallo circa il 20%.

"Guardando solo ai sette anni (in Italia) non ci si rende conto che il debito sotto i due anni rappresentano una parte molto ampia dello stock totale", spiega Chris Jeffery, responsabile della strategia tassi e inflazione di Lgim, che sottopesa le obbligazioni periferiche della zona euro. Mentre la scadenza media del debito italiano è di circa sette anni, la scadenza mediana - il momento in cui la metà del debito in essere giunge a scadenza - è di circa cinque anni, notano gli investitori. Secondo alcune stime, questa scadenza potrebbe essere addirittura anticipata dopo aver tenuto conto degli acquisti di bond da parte delle banche centrali. Anche se il debito non scade immediatamente, l'aumento dei rendimenti ha un impatto istantaneo sulle banche e sui costi di prestito per le imprese e le famiglie, "entrando nel flusso vitale dell'economia", ritiene Richard McGuire, responsabile della strategia dei tassi di Rabobank. "L'idea ottimistica di una scadenza media ponderata del debito italiano a sette anni non è servita a placare queste preoccupazioni, per cui la Bce è dovuta intervenire il mese scorso", sottolinea.

(Tradotto da Romolo Tosiani, editing Valentina Consiglio)

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