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Atac, maxi truffa con biglietti clonati

Angela Iannone
Atac, maxi truffa con biglietti clonati

Dopo "Parentopoli", lo scandalo delle assunzioni che ha coinvolto l'Atac, l'azienda per il trasporto urbano di Roma torna a far parlare di sè. E ancora una volta non attraverso notizie che riguardano la sua efficienza, tutt'altro. Questa volta si tratta di un sistema corrotto che vivrebbe all'interno dell'azienda stessa, dedito alla clonazione e alla stampa di biglietti da viaggio falsi.

A far emergere la maxi truffa ci hanno pensato per anni contemporaneamente gli investigatori, la Guardia e le inchieste di Repubblica. Una truffa che ha radici profonde di almeno 13 anni. E' dal 2000 infatti - secondo quanto dimostrato dalle indagini - che va avanti la frode, "con la gara vinta dalla società australiana Erg per la fornitura della tecnologia informatica per la bigliettazione", che detiene anche il flusso dei soldi. Almeno fino al 2003, quando viene internalizzato tutto alla società dei trasporti, compreso il management Erg. "In via Sondrio, dove si cono alcuni uffici Atac - dichiara una fonte di Repubblica - è presente da anni un'area blindata alla quale si accede solo con un badge abilitato. Quello è il nucleo di dipendenti ex-Erg che non sono mai cambiati nel tempo. Sono una ventina e in tutti questi anni non è mai stata introdotta alcuna discontinuità nel personale. Lì dentro è raccolta l'intelligenza del sistema di bigliettazione".
 
Dietro il titolo di viaggio si nasconde una truffa colossale che consiste nella clonazione dei biglietti e nella stampa di titoli con gli ordinativi successivi da quelli già stampati dall'azienda stessa. Una truffa perfetta, che difficilmente, secondo gli inquirenti, potrebbe partire dall'esterno, visto il meccanismo. Spiegato chiaramente dalla fonte interna all'azienda al giornalista di Repubblica:
"Tutti i biglietti emessi da Atac hanno un numero. Il processo normale di bigliettazione è costruito in modo che quando il biglietto viene ceduto ai rivenditori ufficiali entra automaticamente in una white list. Una volta acquistato e obliterato lo stesso biglietto finisce invece in una black list. Così quando il ciclo si conclude, white list e black list si ricongiungono e i biglietti venduti e utilizzati vengono cancellati. Quest'ultimo passaggio nel sistema di Atac non c'è. La black list non è mai ricongiunta con la white list e un ipotetico biglietto clonato con lo stesso numero di serie può passare anche dieci volte senza che le macchinette lo riconoscano".
 
 
Un meccanismo di contraffazione semplice, dunque, che immette sul mercato un gran numero di biglietti falsi e che pare impossibile non preoccupare l'Atac. Non solo: i suddetti "biglietti falsi" costano all'azienda oltre 100 mila euro all'anno, non una cifra da poco, per un'azienda con un deficit annuo di oltre 150 milioni e un debito di 1 miliardo e 600 milioni. Perciò investigatori e Guardia di Finanza sono convinti - con prove alla mano - che si tratta di "un sistema oliatissimo capace di creare una contabilità parallela" all'azienda. Un sistema perfetto, i cui introiti consentono il finanziamento di attività di tutt'altro genere, in nero.

Per gli inquirenti non c'è dubbio che le illecità avvengano all'interno dell'azienda stessa, attraverso "chiesette" consolidate sulle quali è difficile, se non impossibile, controllarne la gestione. Un giro di soldi che interessa manager delle aziende e delle società appaltatrici, ma anche i politici, di destra e di sinistra, succeduti nel corso degli anni. Nel 2012 sono finite sul registro degli indagati 14 persone e nel 2013 3 alti dirigenti Atac hanno ricevuto un avviso di garanzia: si tratta del direttore commerciale, del responsabile della biglietteria e il direttore dell'informatica, anche se finora nessuno di loro è stato rinviato a giudizio.

Nel puzzle contorto e criminoso dell'azienda, manca un tassello fondamentale, che gli inquirenti hanno individuato nella Sipro, il colosso della security che raccoglie i biglietti stampati dall'azienda in un caveau blindato, prima di passare nelle biglietterie e nelle macchinette automatiche. E' qui che, secondo le indagini, potrebbe accadere qualcosa, anche perchè alla storica azienda di sicurezza nel 2007 la Procura di Roma ha negato la certificazione antimafia.

Le indagini della Finanza coincidono con quelle degli investigatori e parlano di un sistema ben oleato, una truffa "raffinata", una vera e propria associazione a delinquere, protetta, "alla quale nessuno finora ha saputo dare un nome".