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Banche, Abi e imprese chiedono a Ue revisione norme per non frenare ripresa economia

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MILANO (Reuters) - L'Abi, insieme a Confindustria e a diverse associazioni imprenditoriali italiane, chiede all'Unione europea di intervenire con urgenza sulla regolamentazione bancaria con modifiche temporanee per evitare che norme eccessivamente restrittive possano mettere in ulteriore difficoltà le imprese e creare un rischio di credit crunch in questa fase di emergenza sanitaria.

In una lettera, vista da Reuters, inviata alle istituzioni europee, firmata dal direttore generale dell'Abi Giovanni Sabatini, l'associazione bancaria e altre 14 associazioni imprenditoriali chiedono in particolare di intervenire sulla 'definizione di default', ovvero sulla regola che identifica un credito come deteriorato se il ritardo di pagamento supera i 90 giorni, proponendo di portarlo a 180 giorni e di estenderne la sua applicazione fino a fine 2022.

"Il combinato disposto di una norma restrittiva, come quella che limita a 90 giorni il periodo di ritardo di pagamento ammesso, con l'applicazione, da gennaio 2021, di nuove e più restrittive soglie per gli importi scaduti, nonché i nuovi criteri per il trattamento dei crediti ristrutturati, rischiano di determinare la classificazione a default di un numero ingentissimo di imprese, comunque sane", si legge nella lettera.

"Queste imprese perderebbero l'accesso al credito, con quello che ne consegue in termini di prospettive di ripresa".

Un altro elemento di criticità riguarda il cosiddetto 'calendar provisioning' che impone alle banche la copertura degli Npl fino all'annullamento del loro valore in tempi troppo stretti e predeterminati generando il rischio di una restrizione del credito bancario alle imprese.

Nel contesto attuale, nel quale peraltro gli Npl sono attesi in crescita, "queste norme debbono tenere conto dei rallentamenti, osservati in tutta Europa, nell'attività giudiziaria conseguenti alla crisi pandemica", sottolinea l'Abi.

La proposta, su questo fronte, è di sospendere l'applicabilità dei criteri di accantonamenti per ulteriori 24 mesi.

"Più in generale, una serie di aggiustamenti mirati alle norme relative agli effetti delle operazioni di cessione di crediti deteriorati, alle cessioni tramite cartolarizzazioni, al trattamento degli Npl acquistati dalle banche, saranno essenziali per consentire una gestione meno traumatica da parte delle banche di quella quota di esposizioni che andranno comunque in default", dicono le associazioni.

(Stefano Bernabei, in redazione a Milano Andrea Mandalà, Gianluca Semeraro)