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Banche centrali e governi Est Europa in disaccordo su inflazione

·3 minuto per la lettura
Alcune persone passeggiano mentre fanno acquisti per le strade di Budapest

di Gergely Szakacs

BUDAPEST (Reuters) - Il forte aumento dei prezzi che si è verificato nelle economie dell'Europa orientale ha provocato una spaccatura tra le banche centrali che hanno alzato i tassi di interesse per combattere l'inflazione e i governi populisti che tentano di difendere la forte ripresa dell'economia.

L'impasse è ancora più evidente in Ungheria e Repubblica Ceca, dove le elezioni parlamentari hanno reso più complesso il compito delle banche centrali, che hanno fatto da apripista all'inasprimento monetario nell'Unione europea. Entrambi gli istituti centrali hanno aumentato i principali tassi di interesse di oltre un punto percentuale a partire da giugno.

Mercati del lavoro rigidi e politiche fiscali espansive si sono aggiunti alle pressioni a livello globale sull'inflazione, che secondo gli economisti potrebbe perseguitare l'Est Europa più a lungo del previsto.

"L'Europa centro-orientale è una delle regioni del mondo in cui vediamo il rischio maggiore di un aumento sostenuto dell'inflazione nei prossimi anni", dice Liam Peach, analista presso Capital Economics.

Il primo ministro ungherese Viktor Orban, di fronte alla prospettiva di un testa a testa per le elezioni del prossimo anno dopo tre vittorie schiaccianti dal 2010, ha distribuito agli elettori materiale informativo che mette in discussione le richieste di un inasprimento della politica fiscale da parte della banca centrale del Paese.

Il ministro delle Finanze Mihaly Varga ha messo in guardia l'istituto da un inasprimento troppo repentino della politica monetaria, per i timori di provocare un crollo dell'economia.

Uno stallo simile si era venuto a creare prima delle elezioni dell'8 e 9 ottobre in Repubblica Ceca, che hanno visto la sconfitta del Primo ministro Andrej Babis. Il premier aveva criticato la decisione della banca centrale di avviare il maggior rialzo dei tassi in oltre vent'anni, definendolo pericoloso per l'economia.

L'istituto centrale polacco ha deciso contro ogni attesa di alzare i tassi di interesse questo mese, allo scopo di contrastare l'inflazione nel medio termine.

"In tutta la regione i dati relativi ai prezzi al consumo per il mese di ottobre potrebbero avvicinarsi o superare il 6% su anno, per lo più a causa di fattori esterni come i prezzi di energia, carburanti e alimenti. Tuttavia, continuiamo a ritenere che l'inflazione in Europa centro-orientale non sia un fenomeno transitorio", ha affermato Societe Generale.

Se quello dell'aumento dell'inflazione è un fenomeno globale, il marcato incremento degli stipendi provocato da una carenza cronica di manodopera rende diversa l'Europa orientale dai Paesi più sviluppati. Per il prossimo anno in Ungheria è previsto un aumento di quasi il 20% del salario minimo.

Gli economisti dicono che la regione potrebbe dover affrontare nuovi periodi di volatilità dei mercati in un momento di particolare incertezza su inflazione e dinamiche di politica monetaria, dopo il rialzo inatteso in Polonia e Repubblica Ceca.

Si prevede che domani la banca centrale ungherese alzi il tasso base di altri l5 punti base all'1,8%. Tuttavia alcuni economisti vedono una minima possibilità che l'aumento sia di 30 punti base dopo che a settembre l'inflazione è salita ai massimi da nove anni.

(Tradotto in redazione a Danzica da Michela Piersimoni, in redazione a Roma Antonella Cinelli, michela.piersimoni@thomsonreuters.com, +48 587696616)

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