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Beppe Grillo ci spiega perché il Movimento 5 Stelle ha perso, a parole sue (del 2013)

·4 minuto per la lettura
ROME, ITALY - FEBRUARY 22: Beppe Grillo, leader of the Five Star Movement, speaks with a supporter woman after his last political rally before the national election on February 22, 2013 in Rome in Italy. (Photo by Marco BULGARELLI/Gamma-Rapho via Getty Images) (Photo: Marco BULGARELLI via Getty Images)
ROME, ITALY - FEBRUARY 22: Beppe Grillo, leader of the Five Star Movement, speaks with a supporter woman after his last political rally before the national election on February 22, 2013 in Rome in Italy. (Photo by Marco BULGARELLI/Gamma-Rapho via Getty Images) (Photo: Marco BULGARELLI via Getty Images)

23 febbraio 2013. Piazza San Giovanni, Roma. Mentre a Palazzo Chigi c’è Mario Monti, sotto la basilica, nella piazza del primo di maggio, c’è l’ultima serata dello Tsunami Tour. Si chiude la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle. L’ultimo comizio, l’ultimo grande spettacolo del leader Beppe Grillo. Partecipatissimo: 800 mila presenti. 150 mila collegati in streaming, quando ancora le dirette su Instagram non erano la regola. Una marea umana che arriva fino agli archi delle mura aureliane. Il 25 aprile del Movimento. Il giorno dopo, alle elezioni politiche, il non-partito fondato da Grillo e Casaleggio avrebbe raccolto quasi nove milioni di voti. Il 25% degli elettori. La prima lista del paese.

Nella sua arringa – introdotta dalle note di Ognuno Vale Uno, l’inno-manifesto del Movimento delle origini – Grillo annuncia l’inizio della rivoluzione pentastellata, che avrebbe “cambiato l’Italia per sempre”. Oltre che aprire il Parlamento “come una scatoletta di tonno”.

A otto anni di distanza di quei propositi e delle misure annunciate, qualcosa è stato fatto ma pur sempre poco è stato realizzato rispetto ai proclami. Leggere per credere. Vi riportiamo i passaggi principali:

  • Caos Monte dei Paschi. Prima cosa che faremo. Una commissione d’inchiesta per mettere sotto processo tutti i vertici del Pd, della Margherita, dei Ds dagli anni ’90 ad oggi e stabilire le loro responsabilità

  • Basta con gli stipendi alla Tronchetti Provera. D’ora in avanti gli stipendi dei manager si tagliano. Rapporto 1 a 12 rispetto agli stipendi degli operai. I manager Unicredit guadagnano 1500 volte rispetto agli impiegati. Ora basta: 1 a 12 per legge

  • A chi non ha il lavoro. Ti offriremo un reddito. Un reddito di cittadinanza. Ci saranno gli uffici di collocamento. Ti faremo delle offerte mentre prendi il reddito. Entreremo negli uffici, sarà tutto trasparente, grazie alla Rete

  • Con la Rete puoi fare tutto. Con la Rete renderemo la politica trasparente

  • Il lavoro non dev’essere tutta la tua vita. Dev’essere una parte della tua vita. Questo è un movimento che vuole cambiare il sistema. Un sistema che è imploso, che non ce la fa più. La crescita, il PIL. Non è più quella la strada da seguire

  • Io voglio uno Stato che mi protegga. Mi sento solo, ho paura. La burocrazia ha sostituito la democrazia. Io voglio la scuola pubblica, la sanità pubblica, l’acqua pubblica

  • Accorpiamo tutti i comuni sotto i 5 mila abitanti. Abroghiamo le province.

  • Eliminiamo per sempre, e in maniera retroattiva, tutti i vitalizi. I vecchi politici non possono farlo perché sono troppo coinvolti. Loro non possono fare queste riforme, noi sì

  • Invece che togliere alla scuola e alla sanità cominciamo a togliere i soldi alle nostre c***o di missioni militari all’estero

  • Eliminiamo gli F35. Risparmiamo miliardi e li diamo alle piccole e medie imprese che sono in ginocchio

  • Lo Stato deve pagare i debiti con le aziende entro 60 giorni

  • Semplifichiamo il fisco. Ma perché devo andare a farmi fare la dichiarazione dei redditi dal commercialista? Qualcuno me lo deve spiegare

  • Stanno calpestando l’italianità. Prima cosa da fare: attribuzione del Made In Italy solo alle imprese che producono in Italia. Abbiamo migliaia di produttori d’olio di oliva ma negli autogrill ancora si trova l’olio dell’Unione Europea che non si sa da dove c***o arriva

  • Voglio una consultazione popolare sull’Euro. Se poi usciremo o no dall’Euro sarà il popolo italiano a deciderlo. Con un referendum. È questa la democrazia

  • Abbiamo 2000 miliardi di debito pubblico, paghiamo 100 miliardi di interessi sul debito all’anno. Non paghiamo più interessi sul debito e finiamola qui. Altrimenti facciamo la fine della Grecia

  • Hanno paura di noi in Europa. Giustamente, perché noi ridiscuteremo tutti i patti. Sull’agricoltura, sulla pesca, sull’euro. Ridiscuteremo tutto

  • Ci attaccano tutti i giornali. Appena si va su, appena andiamo al governo, tagliamo tutti i finanziamenti

E poi il gran finale, l’ultimo grande boato del popolo grillino prima del terremoto elettorale del giorno dopo: “Apriamo il Parlamento come una scatoletta di tonno. E vi facciamo vedere tutti gli inciuci, gli accordi, le ruberie. Metteremo i riflettori su chi ruba. Faremo diventare di moda l’onestà”.

Qua si rifà l’Italia o si muore, diceva uno striscione quella sera. Meglio un salto nel buio con noi che un suicidio assistito con quelli là. Dopo 8 anni da quel clamoroso 25%, il Movimento 5 Stelle perde l’amministrazione di Roma e di Torino, oltre che a sparire dai radar politici di mezzo paese. A Milano, non sono entrati neanche in consiglio comunale. Del resto, quella sera cantavano: “non siamo un partito, non siamo una casta, siamo cittadini punto e basta”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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