Italia Markets open in 1 hr 57 mins

Bitcoin & Cripto: L’Internal Revenue Service prepara la stretta contro l’evasione fiscale criptovalutaria

Lorenzo Cuzzani
Per le major è un inizio di giornata misto, con gli investitori si muovono attentamente dopo la svendita di giovedì. Il bitcoin sarà il barometro.

Come noto ai più, una delle maggiori critiche mosse al comparto tecnofinanziario è da ritrovarsi nel volano di evasione fiscale che una simile tecnologia permetta.

L’utilizzo e il trading sulle criptovalute ha sempre attratto l’occhio vigile delle istituzioni, specie riguardo l’uso deviato, la destinazione sospetta dei fondi e la causa lecita di transazioni dalla dubbia finalità.

Una siffatta situazione ha accompagnato specialmente il Bitcoin nel corso della sua evoluzione.

La cripto nakamotiana si è difficilmente affrancata dal legame torbido con il darknet e la sua associazione con Silk Road (sito internet chiuso nel 2014 operante nel darkweb noto per il commercio di armi, droga, documenti falsi, pornografia, prodotti contraffatti) vedendo la propria reputazione sporcata e indebolita da un clima di sospetto alimentato da istituzioni e media.

È innegabile come, nonostante la dipartita di Silk Road, la criptovaluta più famosa al mondo sia ancora bersaglio di invettive che la accusino di essere veicolo di riciclo di denaro e finanziamento al terrorismo.

A fare il punto della situazione è stato recentemente Gary Alford, agente speciale dell’Internal Revenue Service (l’agenzia stelle e strisce per la riscossione dei tributi) balzato agli onori delle cronache per il caso Silk Road.

Il coordinatore dell’IRS sui cyber crimini ha partecipato a una tavola rotonda sui cripto-crimini e ha svelato quali siano gli obiettivi del fisco americano. Qualcosa di molto semplice, vale a dire evidenziare tutti gli investitori criptovalutari che stanno evitando di pagare le tasse sui guadagni ottenuti attraverso le criptovalute.

Attraverso questa sorta di marchio o inserimento degli stessi evasori nella lista nera, l’Internal Revenue Service si prefigge di iniziare una stretta non indifferente all’evasione cripto.

Il contenuto della discussione è stato reso noto in primis da Forbes, che riporta parte del pensiero di Alford: “Siamo solitamente dietro la curva, la storia è fatta e quindi reagiamo. Ma in questo caso siamo davanti alla curva. Eravamo lì a ground zero e stavamo aspettando che il resto del mondo capisse quello che già sapevamo”.

Non si è fatta attendere la risposta del diretto interessato, che ha aggiunto quanto segue: “Siamo già consapevoli che ci fossero situazioni in essere, solo che non sapevamo se eravamo al punto di poter perseguire simili casi in materia penale. Ora crediamo di essere a quel punto. Se avessimo dodici giurati e dicessimo loro che qualcuno ha fatto tutti i loro soldi con il Bitcoin, siamo sicuri che capirebbero”.

Alford ha anche dichiarato che l’IRS comincerà a essere più stringente con il rilascio di nuove linee guida sulle criptovalute. Sotto questa regolamentazione, chiunque invierà e riceverà valuta digitale di valore superiore a 1.000 dollari dovrà fornire dettagli del mittente e del destinatario all’ente di vigilanza.

Proprio riguardo questa necessità di raccolta di informazioni e controllo dei flussi si inserisce l’operato dell’IRS del 2017, anno in cui l’ente fiscale ha recepito diversi dati da Coinbase per mantenere traccia dei soggetti che stavano comprando e vendendo criptovalute, incluso il Bitcoin.

Si è registrato un volume di scambio di più di 20.000 dollari su 14.000 conti presso Coinbase. Di questi, solo ottocento avevano dichiarato i propri profitti nella giusta forma impositiva.

Il quadro che ne deriva conferma come le transazioni in BTC siano spesso accompagnate da una libertà fiscale da parte di chi le ponga in essere.

D’altra parte, le criptovalute sono nate e si sono sviluppate proprio per ovviare alla finanza tradizionale con la creazione di uno spazio ulteriore che seguisse regole differenti.

L’unico modo per contemperare l’esigenza di operare sul mercato cripto e ottenere il giusto corrispettivo d’imposta rimane quell’operazione di regolamentazione in divenire che sta risultando difficoltosa in molti paesi del globo.

This article was originally posted on FX Empire

More From FXEMPIRE: